Saturday, 15 December 2012

Oh, sorry, I don't speak Italian.

Ci sono band che ho visto una sola volta, ci sono band che addirittura non ho mai visto, nonostante le ami, e ci sono persino band che non vedrò mai nella vita, purtroppo.

E poi ci sono i Monkey Weather. I Monkey Weather che quest'anno ho visto addirittura due volte, senza volerlo. Che ho visto prima dei "Casàbian" e dei "Vacsàins".

Ma concentriamoci sui Vacsàins, che è di loro che mi interessa, e soprattutto non voglio essere volgare nel parlare dei Monkey Weather.

Tralasciando il fatto che ha iniziato a nevicare proprio quando sono scesa dal tram per andare ai Magazzini, voglio bene ai Vaccines.
Sì, gli voglio proprio bene.

Li ho visti per la prima volta l'anno scorso a Reading e per la seconda quest'anno a Leeds, quindi ero curiosa di vederli per una volta in Italia e soprattutto in un posto piccolo.

Non mi hanno delusa affatto.
Il concerto è stato molto breve, ma bello.
Ok, lo so: i Vaccines non si distinguono certo per il loro incredibile talento, però sono una band davvero piacevole e divertente da vedere.
E poi sono bellissimi.
Giovedì sera sono riuscita addirittura ad apprezzare Freddie, che non mi piace affatto. Invece mi è parso il più "serio" e professionale sul palco.
Pete era, almeno secondo me, ubriachissimo e su di giri, però è troppo un cucciolone, quindi gli si vuol bene.
Poi è stato bellissimo quando ad un certo punto Justin stava iniziando "I Always Knew" e Pete l'ha fermato, si sono riuniti tutti e 4 e hanno iniziato "Blow It Up".
Justin barbone as usual, calzini bianchi as usual, però grazie a dio aveva voce, anche se durante una canzone quasi non si sentiva (penso sia stato un problema di microfono, più che altro).
E poi Arni.
Arni amore della mia vita, mio dolce principe islandese, bellissimo come sempre e soprattutto VESTITO CON LA DIVISA DEI LAKERS (in particolare con la maglietta di Kobe Bryant).
Meraviglioso.

Ho apprezzato il fatto che non ci fosse altra gente sul palco, a parte il solito roadie che doveva allungare il filo del microfono a Justin ogni volta che decideva di muoversi troppo o di scendere dal palco per venire verso il pubblico.
Erano solo loro 4, con i loro strumenti.
Penso abbiano fatto un po' di confusione con la setlist, e magari avrebbero potuto un po' allungare qualche canzone come si fa di solito ai concerti, però ripensandoci sono contenta delle loro scelte. E' anche questo che caratterizza le canzoni e lo stile dei Vaccines: il fatto che non aggiungano nulla (o quasi) alla performance live rispetto al disco. Ma questo non significa che siano meno bravi, anzi... è semplicemente una loro caratteristica.

Le canzoni che mi sono piaciute di più sono state, chiaramente, quelle del primo album, che è il mio preferito. In particolare ho amato "Wetsuit" e "All In White", ma quelle sono le mie preferite comunque. Non mi aspettavo "Tiger Blood", che però sono stata felice di sentire.
Una sorpresa è stata "Under Your Thumb", che mi è piaciuta proprio tantissimo, e non so il perché.
Del nuovo album le migliori sono state, ovviamente, "I Always Knew" e "Bad Mood".
Ma in realtà ho apprezzato veramente tutto il concerto: alla fine si va dai Vaccines non tanto per sentire delle rarità o qualcosa di fenomenale, ma semplicemente per divertirsi, saltare, cominciare a cantare e rendersi conto che dopo poco più di 2 minuti la canzone è già finita.

E' stato bellissimo e hanno fatto quasi tutte le loro canzoni, non avrei potuto chiedere di meglio per l'ultimo concerto dell'anno.

Tuesday, 4 December 2012

Aww, yeah

L'universo è contro di me.
37 e mezzo il giorno prima di partire, sciopero dei mezzi il giorno stesso, freddo assurdo, biglietti che non arrivano mai, derby.
E nonostante questo è andato tutto alla grande.

E' il terzo concerto, quest'anno, a cui vado quasi più per il gruppo spalla che per il gruppo "principale". Questi gruppi spalla... prima o poi saranno la mia morte.

Il gruppo spalla in questione sono i Maccabees.
Ho cominciato seriamente ad ascoltarli quest'anno, e non avrei mai pensato che sarebbero diventati così importanti per me. Ma non è così per tutte le nostre band preferite?
Bè, il mio amore per Given To The Wild è incommensurabile. Quell'album è perfetto.
E loro sono perfetti.
Orlando che, timidamente, ci dice "Hello", Felix che non si calma un attimo e ci assicura che "we're gonna have a good time", Hugo che è un pazzo e basta...
A Leeds quest'estate mi avevano ipnotizzata e mi avevano fatta piangere, mentre a Torino oltre a ricordarmi quanto sono bravi hanno suonato la mia canzone preferita: Young Lions.
Questo mi ha resa veramente felice. Amo i Maccabees e già non vedo l'ora di rivederli, e non vedo l'ora che diventino una grande band riconosciuta da tutti, perché questo è quello che meritano.

I Black Keys, bè, loro una grande band già lo sono, e questo titolo se lo sono sudato. I Black Keys sono, a mio parere, una delle ultime vere rock and roll band, insieme ai Foo Fighters.
Quando ascolti la loro musica ti vengono i brividi, senti il ritmo che ti entra nelle vene e ti fa scatenare.
Io sono cresciuta con i dischi che ascoltava mia madre: soprattutto blues. E ogni volta che ascolto i Black Keys vengo trasportata dentro quei vecchi dischi impolverati.
Ho appena scritto che amo i Maccabees, ed è vero. I Maccabees mi fanno venire i brividi, mi emozionano, mi fanno piangere, ma non potrò mai definirli una band rock, perché semplicemente non lo sono.
Con i Black Keys, è come tornare alle origini: ci sono due persone, una suona la chitarra e una suona la batteria, e c'è quella voce divina di Dan che canta. I Black Keys servono a ricordare cos'è la vera musica, quella senza fronzoli, senza computer, ma che viene dall'anima.
E' questo che fa di loro una grande band.

La setlist è stata perfetta: hanno iniziato con Howlin' For You e già lì ero morta, ma la seconda mi ha dato il colpo di grazia: Next Girl. Come fai a sopravvivere ad un concerto che già inizia così?
Ogni tanto hanno anche fatto delle canzoni vecchie, che Dan ha introdotto dicendo: "This one's an oldie but a goodie." Per esempio Same Old Thing l'ho amata profondamente.
Il secondo gruppo di canzoni l'hanno suonato Dan e Patrick da soli, e infatti anche qui Dan è intervenuto dicendo: "We're gonna play a few songs, just the two of us."
Pat non ha detto una parola, nonostante per ben due volte Dan l'abbia presentato come "Patrick on the drumkit!".
E poi, oddio, gli assoli di chitarra di Dan. Non dico altro.
Una meravigliosa è stata Little Black Submarine, però io sono di parte perché già di norma adoro quella canzone. Ogni volta che la ascolto sto male, e live è pazzesca. Messa lì in mezzo alla setlist, poi...

Le due canzoni che hanno fatto veramente ballare e scatenare TUTTI sono state (ovviamente) Gold On The Ceiling e Lonely Boy. Il palazzetto tremava, letteralmente. Incredibile!

Per l'encore hanno fatto Everlasting Light, con effetti bellissimi creati da una palla da discoteca. L'ultima ultimissima è stata invece quella che veramente mi fa impazzire: I Got Mine. Cioè, ma come ve la spiego I Got Mine?? Sentitevela. E basta. I Got Mine è musica allo stato puro. E' assurda. Basta.

E di nuovo, lo so, lo so, LO SO che scrivo sempre gli stessi aggettivi per tutte le canzoni, ma vi assicuro che i Black Keys sono talmente bravi che con ogni fottuta canzone, anche quelle che non conoscete, sono in grado di coinvolgervi e di farvi venir voglia di strapparvi i capelli.

Concerto dell'anno. 
L'ho detto.

Wednesday, 28 November 2012

We're asking for human sacrifices!

"Ma lo sa Vivo Concerti che Florence non riempirà mai il Mediolanum?"

Questa ero io a marzo.

"Che voce!"
Questa ero io ad agosto.

"Devo trovare un biglietto."
Questa ero io a novembre.


Se ho potuto essere presente a questo concerto lo devo soltanto al management del gruppo per cui avevo finalmente deciso di andare: gli Spector.
Li ho visti a Leeds, li ho amati, e questa era l'unica occasione che avevo per rivederli in Italia.
Flo, pensavo di potermela anche perdere. Ma quanto mi sbagliavo.

Non mi sembra ancora vero di aver potuto dire alla mia amica Vale: "stasera vieni ad un concerto? è gratis." per poi ritrovarci ad Assago a ritirare i nostri accrediti e braccialetti. Penso di non essermi mai sentita così figa in vita mia.

Gli Spector hanno iniziato, e li ho amati di nuovo. Sono fenomenali, e Fred ha un carisma incredibile. E poi non si può non impazzire durante una canzone come Chevy Thunder. Bravissimi.

Poi è arrivata lei, quella che ho visto fare l'idiota scalza nel fango a Leeds. Quella volta ho semplicemente pensato che fosse bravissima, sì, ma un po' svampita.
In Italia sembrava un angelo.
Era perfetta: sorriso, capelli, vestito, gli innumerevoli "mille grazie" che ci ha rivolto...

Only If For A Night è una canzone meravigliosa. Perfetta per aprire un disco e perfetta per aprire un concerto. La voce di Flo era potentissima, e allo stesso tempo lei non sembrava fare alcuno sforzo nel cantare così. Comincio a pensare che si chiami Florence + the Machine perché ha una macchina, in gola. sul serio, è incredibile.

Potrei stare a nominarle tutte, ma la verità è che ogni singola canzone che ha fatto mi ha dato i brividi, forse l'unica che mi è piaciuta un po' meno è stata All This And Heaven Too, ma non perché l'abbia cantata male: semplicemente perché non mi piace molto quella canzone. In effetti, comincio a pensare che se non ho saputo apprezzare al meglio il concerto di Leeds forse è stato perché la setlist non era proprio un granché.
Tra l'altro, penso che Florence fosse particolarmente carica perché questa era la prima data del tour europeo dopo una pausa, e questo ha reso il tutto molto speciale (almeno secondo me).

Su Cosmic Love ho quasi pianto. E' questa, credo, la canzone che mi ha fatto scoprire Florence. Sentita in un episodio di Grey's Anatomy e mai più lasciata.

Una canzone che non mi aspettavo di sentire è stata Lover To Lover: è una delle mie preferite di Ceremonials, ero così felice! Ed è stata stupenda. 
Sì, lo so, sono ripetitiva, ma vi assicuro che in tutto il concerto non c'è stata una nota stonata o qualcosa che sia andato storto.
Bè, più o meno.
In effetti qualcosa è effettivamente andato storto, ma è stata una cosa buffissima: Flo ha iniziato Heartlines, soltanto che ha sbagliato verso, cantando il secondo. Ad un certo punto se ne è accorta, così ha stoppato tutti e poi ha detto: "well, it's the first night of the tour, and you can tell, since I can't seem to remember the lyrics! we're gonna start again, let's do this together!" AHAHAHAHAHAHAHA è la numero uno.

Un'altra canzone che non mi aspettavo di sentire è Leave My Body. Perfetta per chiudere il disco e perfetta per... bè, non ha chiuso il concerto, ma è stata comunque epica, nel precedere una canzone che normalmente odio con tutta me stessa, ma che Flo ha riproposto live per la prima volta rendendola incantevole. Sto parlando di Sweet Nothing. Davvero bella.

Penso di aver apprezzato molto questo concerto anche grazie all'effetto buio, nel senso che per quanto possa essere stato poetico vedere Flo nella sua Inghilterra al tramonto, la scenografia non rendeva tantissimo in quel contesto. Al contrario, quel palazzetto si è trasformato in una sorta di chiesa, di tempio in cui celebrare quella entità sovrannaturale che è Florence Welch.

E poi, che dire, anche se ne ho visti solo due, posso affermare con certezza che i suoi concerti sono estremamente liberatori. Sono una persona abituata a tenersi tutto dentro, tutti i sentimenti negativi, le delusioni, la tristezza... Invece quando ascolto la sua musica mi sento veramente sollevata, non mi limito a cantare "the dog days are over", ma lo penso davvero.

A quel concerto ho visto solo persone felici, sorridenti, che grazie ad una ragazza con i capelli rossi che cantava sul palco hanno ballato, saltato, urlato.

It's hard to dance with a devil on your back, so shake him off!

Thursday, 22 November 2012

East Coast

Non avevo mai fatto la fila per un concerto dalle 10 di mattina, per nessuno, quindi è anche abbastanza logico che l'abbia fatto per la prima volta per loro.
Ora, tralasciando che odio i posti grandi per i concerti, tralasciando che c'era "la peggio gente" come ha detto Roby, tralasciando che faceva un freddo cane, ne è valsa la pena.

Ne è valsa la pena per sentire Bliss durante il soundcheck, pensando: "ma figurati se la fanno davvero".
Ne è valsa la pena per correre dentro come delle pazze e ritrovarsi nelle prime file.

Unsustainable come opener non me l'aspettavo, e invece funziona, soprattutto perché è stata seguita a ruota da Supremacy, che per me è la migliore dell'ultimo album dei Muse.
Poi è arrivata la "ma figurati se la fanno davvero": Bliss. La Bliss per cui sono andata fino in Polonia due anni fa, la Bliss risentita l'anno scorso a Reading, la Bliss che amo e che ogni volta mi fa morire.
Io e Irene ci siamo guardate, ma non ci vedevamo bene: avevamo tutte e due le lacrime agli occhi.
E' stata perfetta.

Dopo un momento così intenso, è arrivata la prima trashata del concerto: Panic Station. Ridicola ma divertente.

Un'altra che mi è piaciuta molto è stata la "Monty Jam": ho amato MK, ho amato Helsinki, ho amato anche lei. La jam è l'unico momento in cui finalmente puoi vederli concentrati solo e soltanto sui loro strumenti, a fare il loro lavoro: senza le tante mossette alla Bono (che ci sono state eccome durante altre canzoni), senza correre da una parte all'altra del palco.

Dopo Explorers è arrivata la seconda sorpresa, e questa veramente non me l'aspettavo affatto: Sunburn.
Perché, Matt? Perché, Muse? Cosa ha fatto l'Italia, cosa abbiamo fatto noi, cosa ho fatto io di così bello da meritare questa canzone? Ero, e sono tuttora, del tutto incredula. Anche questa, inutile dirlo: perfetta.

Con Save Me ho finalmente sentito Chris cantare live, e la mia stima per lui è salita all'infinito. E' bravissimo, anche se ammetto che la canzone ad un concerto risulta un po' lenta rispetto alle altre.

Il trittico Madness-Follow Me-Undisclosed Desires per quanto mi riguarda poteva tranquillamente essere saltato in favore delle tre grandi assenti: Hysteria, Map Of The Problematique e New Born. Che palle.

Plug In Baby e Stockholm Syndrome hanno fatto, come al solito, il loro lavoro: far impazzire tutti. E poi quell'outro... Non smetterò mai di dirlo: i Muse potrebbero anche farmi un concerto di sole outro e sarei contenta comunque. Mi mandano fuori di testa.

Uprising, Survival e Starlight pure le avrei eliminate tranquillamente (no dai avrei potuto salvare Uprising forse). E poi vabbè, Knights. Chris che dopo il pezzetto con l'armonica corre verso qualcuno in prima fila che aveva tenuto in alto per tutto il concerto un foglio con scritto: "Give me a pick" per dargli il suo, e poi corre subito al suo posto per cominciare la canzone vera e propria.
Questo è stato davvero l'unico momento spontaneo di tutto il concerto.

Non so bene cosa dire.
Innanzitutto penso che senza Tom Kirk e Morgan Nicholls i concerti dei Muse non sarebbero belli neanche la metà. I visuals erano PAZZESCHI, e chi è che suonava mentre Bellamy faceva l'imbecille andando a destra e sinistra con il microfono in mano?
Ci sono tante cose di cui vorrei lamentarmi, dalla scaletta, al prezzo del biglietto, alla mancanza di spontaneità... Ma non lo farò.
Non lo farò, perché nonostante tutto questo concerto è servito a ricordarmi chi è la mia band preferita: mi hanno fatto Bliss, mi hanno fatto Sunburn, e non importa se The 2nd Law fa schifo e se ai loro concerti ci sono sempre più bimbeminkia.
Ormai per me "muse" significa "casa": posso andare in tanti posti, ma alla fine è solo a casa mia che mi sento veramente a casa.
Penso di parlare a nome delle amiche che erano con me quando dico che ormai ho superato la fase "Bellamy è un genio", o "Dom è un figo". Non conosciamo queste persone, non sappiamo niente di loro, ma solo vederli suonare, vederli suonare da dio come solo loro sanno fare, ci fa venir voglia di fare pazzie per loro pur di rivederli. Abbiamo bisogno della loro musica, e sappiamo che anche se ascoltiamo gruppi diversi e forse abbiamo un po' cambiato gusti, quando avremo bisogno di loro ci saranno. Con i loro vestiti ridicoli e le loro facce da labrador retriever.

Cito la mia amica Irene:
"E' così che dovrebbe lasciarti un concerto. E chi riesce a dormire adesso? Sei distrutta, sfinita, ma pensi che ne è valsa davvero la pena".

Ci vediamo a Roma.

Wednesday, 31 October 2012

Buon Inverno

Non penso che riuscirò a trovare le parole adatte a descrivere quello che ho visto e sentito ieri sera.
Erano anni che volevo viverlo, e ce l'ho fatta.

Dopo le adorabili The Staves, la magia (sì, la magia) è iniziata.
Perth.
E già qua, anche se non l'avevo mai sentita, brividi a non finire.
Ma brividi veri, eh: per la musica, per la sua voce perfetta, per le luci, per quella scenografia che prima del concerto sembrava una cosa bruttissima e senza senso, e che invece si è rivelata magnifica. Un'opener perfetta.
E Justin, con quella sua fascetta in testa, ci saluta.
Ci ringrazia "thanks y'all", e lo farà e rifarà diverse volte durante il concerto.
Minnesota, WI.
Se c'è una cosa che più di tutte mi ha in qualche modo ricordato il concerto degli Arcade Fire dell'anno scorso, è stato proprio il gran numero di musicisti sul palco. Addirittura due batteristi! 
E questa immensa gratitudine, questo dire continuamente di sentirsi "blessed" perché si fa il musicista. Carinissimi.
"We're gonna, uhm, we're gonna play a bunch of our songs cause, well, cause that's what... that's what happens when you go to a concert."
Creature Fear.
E poi l'intensità di ogni singola canzone. Nonostante non ne conoscessi parecchie, sono riuscite comunque a coinvolgermi, e soprattutto era da tempo che non restavo così concentrata durante un concerto, così immersa nel momento.
Forse dipende dal fatto che ero in un punto rialzato, e quindi vedevo benissimo, senza essere distratta dalla gente intorno, e poi davanti non avevo nessuno.
"How are you?" "WAA!" "That's cool!"
Brackett, WI.
La bravura di una band sta in questo: nel farti innamorare delle loro canzoni appena le senti. Qualcosa, non sai cosa, scatta in te, e ti smuove da dentro.
Ieri sera Milano era il Wisconsin, ieri sera eravamo tanti boscaioli in mezzo alla neve, con la barba e le chitarre e i coretti.
Towers.
Blood Bank.
"There's an American songwriter, Jeff Tweedy, who said, in one of his songs: 'Music is my saviour'. And it's, uhm, it's an important thing to say, but, it's true. For me, it is."
"I'm gonna get deep for a second... Nah, let me get the guitar back. ...you realize that the Bible wasn't right about certain things... at all. That things you believed in for your whole life were not the truth."
Re: Stacks.
"This song is about saviours, in a way."
Flume.
Justin era così impacciato, quasi timido.
E questa è una cosa positiva: preferisco di gran lunga che un artista dica quello che mi vuole dire attraverso la sua musica, piuttosto che parlando.
Dopo il finto finale sono tornati sul palco e Justin ha preso in mano la chitarra acustica. Sapevo cosa mi aspettava, ma finché non ho sentito quelle prime note non ci ho creduto. Lei. LA canzone. Quella per cui, sostanzialmente, mi sono disperata per questo concerto. Il primo amore. L'amore "skinny". L'amore non nutrito. L'amore finito.
E lui non te lo dice che la sta per suonare, lui non ti avverte.
Lui parte e via, e ti spacca il cuore, e cominci a non vederci più tanto bene e lo sai benissimo il perché. 
Perché, guarda un po', non sono mai stata patient, né fine, né balanced, né kind. E a giudicare dalle 2000 persone che stanno cantando insieme a me, neanche loro lo sono mai state.
Perché tutti noi, forse allo stesso modo, o forse in 2000 modi diversi, riusciamo a sentire nostra quella canzone. Ed è per questo che la URLIAMO. E la voce ci si blocca in gola. E applaudiamo.
For Emma.
Il finale.
L'ultima emozione, il colpo di grazia.

L'attesa è stata ripagata.
E' stato uno dei concerti più emozionanti e intensi della mia vita.
Uscita dall'Alcatraz, mi tremavano letteralmente le gambe.
Non so cosa ho visto, non so cosa ho sentito.


["We have this deal going on with a video games company..."]


Saturday, 27 October 2012

John Lennon on LSD

Non ricordo quand'è stata la prima volta che ho sentito parlare dei Tame Impala.

Ricordo, però, che se ho cominciato ad ascoltarli è stato per un ragazzo (sì, lo so).
Da allora è stato amore.
Così, quando ho scoperto che avrebbero suonato nella mia città ho pensato che mi sarebbe proprio piaciuto andarli a sentire.
Ho anche pensato, però, che essendo un gruppo da hipster non avrebbero mai fatto sold out.
Errore.
Il giorno stesso del concerto (ieri) i biglietti erano esauriti.
Per miracolo ho trovato un ragazzo che poteva vendermene uno, peccato che è arrivato in ritardo al posto del concerto, facendomi così perdere le prime canzoni.
E' stata un'esperienza strana: sono stata a parecchi concerti, e di solito vado sempre a fare la fila ore prima, eccetto casi straordinari, e comunque non arrivo MAI dopo il gruppo spalla.
In questo caso non solo ho saltato il gruppo spalla (Young Dreams), ma anche, in pratica, metà concerto. 
La cosa che mi ha sorpresa di più è stato il fatto che ci fosse molta altra gente arrivata in ritardo, pur avendo già il biglietto!
Penso che cercherò di fare in modo che una cosa simile non capiti mai più.
Ancora mi vedo strappare il biglietto dalle mani del tizio, correre veloce verso l'entrata dei Magazzini sulle note di Elephant e cercare il posto più decente in fondo al locale.
Nonostante tutto mi sono goduta il concerto: loro sono davvero bravi ed il finale, con Apocalypse Dreams, è stato pazzesco.
Devo ammettere di essermi un po' annoiata durante le canzoni che non conoscevo, o forse semplicemente ero distratta dalla gente attorno a me, che non faceva altro che parlare o comunque distogliere la mia attenzione dalla musica.
Ho profondamente amato Make Up Your Mind e Desire Be Desire Go.
Alla fine del concerto sono corsa al sound desk e mi sono appropriata della setlist.
Che dire, i tecnici mi amano.

God bless Australia.

Monday, 8 October 2012

Over the sunset / on the horizon

Firenze, 5 ottobre 2012.

Un viaggio estenuante.
Una fila composta, per lo più, da "madferit":
« Ma stai zitto te, che hai cominciato a tifare City quando hai cominciato ad ascoltare gli Oasis!» «E te allora, che tifi United e odi i Beatles? Ma perché esisti?»
Un biglietto giallo strappato.
Si entra.

Jake Bugg.
Un diciottenne, un po' Bob Dylan, un po' Miles Kane.
Pubblico in delirio, assurdo.
Se ne va, e io me ne sono già innamorata.

Si abbassano le luci per la seconda volta, è il turno del Chief.
It's Good To Be Free.
Everybody's On The Run, la mia preferita dell'album, cantata a squarciagola, ad occhi chiusi, perché sì, sono incazzata perché non riesco a vederlo bene, ma voglio godermi questa canzone.
If I Had A Gun, dedicata al tizio/alla tizia che compiva gli anni quel giorno.
I'm waiting for the moment, for my heart to be unbroken by the scene...
Freaky Teeth.
This used to be a new one, now it's not a new one anymore.
E poi la bomba.
Quella che non ti aspetti.
Quella che non ho saputo riconoscere da subito, perché lui la cambia come vuole, la trasforma, la fa sua anche se è già sua.
Supersonic.
Acustica.
Mi piacerebbe riuscire ad esprimere a parole quello che ho provato nel sentirla, ma non penso di riuscirci.
Brividi, sì, ok, ma anche tanto altro: indescrivibile.
(I Wanna Live In A Dream In My) Record Machine.
You can't give me a reason, I don't need one to shine.
You can't give me a feeling, if it's already mine.
What A Life, dedicata al "great Mario Balotelli". (...)
Talk Tonight.
Su questa non dico niente perché non c'è niente da dire, non si può spiegare.
Altre dall'album, perfette.
Let The Lord Shine A Light On Me.
Ciao.
E poi il gran finale.
Quello che un po' ti aspetti, ma che finché non lo senti non ci credi.
Little By Little.
I "mad" davanti a me si abbracciano, piangono, ridono.
Lo faccio anche io (quasi).
Don't Look Back In Anger.
La magia: migliaia di voci cantano la stessa cosa. La sentono, la vivono.
Tutti ad occhi chiusi, tutti con le mani al cielo.
In quel momento, ho capito tante cose delle quali fino ad allora ridevo.
Era un po' che non mi sentivo così.

Grazie Noel.