Thursday, 7 November 2013

YOU'RE GONNA GET IT

#monsterzone

#milesterzone
#milansterzone

Miles Kane è pazzo.
Ma un pazzo che mi piace.
Un pazzo per cui sono arrivata in Inghilterra e Francia.
Un pazzo che sabato scorso mi ha sconvolta, per la quarta volta.

Ero decisissima a prendermi la transenna, e ce l'ho fatta.
Io e le mie amiche siamo finite proprio tra George e Miles ed è stato fantastico.
A cominciare dalla pre-gig playlist: classici del rock e poi quella stupenda canzone che ci ha fatti cantare tutti in coro, a squarciagola: Morning Glory degli Oasis.

Prima canzone: quella del titolo di questo post, e già lì stavo morendo. La amo, tant'è che poi mi sono comprata anche la maglietta (nonostante non sia più una grande fan delle magliette delle band e nonostante fosse rimasta soltanto la L da uomo).
Miles era vestito, secondo me, malissimo (gessato e camicia nera, bleah) e anche George e gli altri. Ma come ha detto la mia amica Roberta, sono inglesi, quindi cosa ci aspettavamo?
Discutibili scelte di abbigliamento a parte, Miles era - come al solito - carichissimo.
Ad un certo punto ci ha detto: "Milan, there's something I wanna tell you, but I don't know how to do it... Oh, Milan, you reeeeeearraaaaaangeeee my miiiiiiind!". E di nuovo, la morte.
Per quanto il suo secondo album possa essere bello, sono sentimentalmente legata a Colour of the Trap e a qualsiasi canzone estratta da esso.

Una canzone che non mi aspettavo è stata Quicksand: sempre tratta dal primo album e accompagnata da ridicoli balletti di noi del pubblico. Non mi ricordo a che punto del concerto Miles ci ha fatto fare una sorta di gara a chi urlava di più, dividendo il pubblico in due parti (ovviamente la mia ha vinto).
E' stato, se non sbaglio, durante Kingcrawler che sono rimasta piacevolmente sorpresa dalle abilità di Jay, il batterista: è davvero bravo e non me ne ero mai accorta. E la stessa Kingcrawler mi ha sorpresa, non avevo mai dato tanta importanza a quella canzone e invece ho dovuto rivalutarla.

Poi c'è stata Give Up. Già sentita a Ferrara, ma che non smetterei mai di ascoltare. Dovete capire che Give Up ha segnato il ritorno di Miles quest'anno, essendo il primo singolo estratto da Don't Forget Who You Are. Pazzesca. Le mosse di Miles, il suo avvicinarsi il più possibile a noi, fino all'orlo del palco... Per non parlare dell'intermezzo di Sympathy For The Devil degli Stones: so che ho già usato quest'espressione diverse volte in questo post, ma... volevo morire. E' davvero troppo bravo.

Le ultime tre prima dell'encore sono state tutte molto belle: Tonight (e finalmente, direi! a Ferrara non l'aveva fatta), la storica Inhaler e DFWYA, alla fine della quale noi del pubblico abbiamo continuato con i LALALA per un sacco di tempo, accompagnati dagli sculettamenti di Miles e da qualche sporadico "Hey!" dei madferit presenti.

Dopo una pausa brevissima Miles è tornato sul palco con l'acustica per suonare la bellissima Colour of the Trap. Devo ammettere che preferisco la versione di Alex Turner, ma questo non significa che non sia stato comunque un bel momento (però avrebbe potuto fare Out of Control o Fire in My Heart). 
Per l'ultima canzone è stato chiamato sul palco Jeff Wootton, che avevamo visto arrivare mentre facevamo la fila e che ha suonato quella che sarà per sempre la mia canzone preferita di Miles: la prima del primo album, quella che mi fa scatenare di più, Come Closer.
E dopo questo pazzesco finale, Miles se n'è andato.

Dopo il concerto sono riuscita a stringergli la mano, ma niente di più. E' scappato di corsa (lasciando Jeff fuori dal taxi, tra l'altro) e addio. Ma non importa. E' stato un concerto strepitoso, non c'è una sola volta in cui Mr Miles Kane mi deluda e non vedo l'ora di rivederlo.

PS: unica pecca, forse, è che non abbia fatto First of My Kind e Caught in the Act. Ma lo perdoniamo. Perché è Miles Kane.

Tuesday, 5 November 2013

I'm an animal just like you

Ciao amici!
Vi sono mancata, eh?
Vengo subito al dunque e vi parlo del penultimo concerto a cui sono stata - e che ha avuto luogo il 24 ottobre... scusate se ci ho messo tanto a fare un resoconto, che tra l'altro probabilmente sarà molto breve, ma sono stata troppo occupata ad avere una vita.
Il concerto in questione è quello dei Foals.
Ho scoperto i Foals all'epoca del loro primo album, grazie a quella che allora era la mia unica fonte di informazione e arricchimento musicale, ovvero Rolling Stone Italia.
Ricordo di aver scaricato qualcosa come 3 canzoni sul mio iPod, per poi gettare questa povera band nel dimenticatoio. Per carità, ho continuato ad ascoltarli saltuariamente, ma non posso certo reputarmi la loro fan n°1. Avrei anche voluto andarli a sentire quando hanno aperto per i Red Hot Chili Peppers (non ricordo se 1 o 2 anni fa) ma era sold out, e soprattutto, un po' troppo costoso.
Poi però è successo qualcosa: i cari Foals l'anno scorso hanno pubblicato una certa canzoncina, una canzoncina che inizia con un riff molto carino per poi esplodere con violenza. Questa canzone si chiama Inhaler ed è il primo singolo estratto dall'ultimo album dei Foals, Holy Fire.
Holy Fire è senza alcun dubbio uno degli album migliori del 2013. E' uno di quegli album assolutamente perfetti, del quale non puoi saltare neanche una canzone perché significherebbe perdere qualcosa. Questo album mi ha fatto capire che avrei dovuto per forza vedere i Foals live quest'anno, ed ero pronta anche ad andare all'estero pur di farlo.
Non è stato necessario, perché hanno finalmente annunciato una data italiana (ho poi scoperto che non venivano qui dal 2008) e, inutile dirlo, ho comprato un biglietto all'istante.
La cosa curiosa è che quando ho comprato il biglietto con tanta fretta una mia amica mi ha preso in giro, dicendomi che li conoscevo solo io e che al concerto sarei stata sola con la band; arrivato il giorno del concerto, devo ammettere che non si era sbagliata di molto.

Tanto per cominciare, non hanno fatto sold out, e l'Alcatraz non è un posto grande; io mi aspettavo addirittura che i biglietti sarebbero andati proprio a ruba nel giro di pochi giorni.
Inoltre, l'Alcatraz stesso è stato "riorganizzato" in modo da essere più piccolo, come era successo per i Blue (parlare dei Blue in un posto sui Foals è proprio strano).
La cosa mi ha sconvolta e mi è dispiaciuto sinceramente per loro, ma al tempo stesso questo ha significato che ho potuto vederli da molto vicino senza sforzo.
Ad aprire c'erano i No Ceremony: la cantante ha una bellissima voce, ma devo ammettere che non mi hanno fatto impazzire. Meglio di niente, comunque.

Hanno iniziato con Prelude e quindi ci vediamo subito il mio adorato Jimmy che con tutta la sua awkwardness arriva sul palco per primo e inizia a suonare. Piano piano sono arrivati tutti gli altri, e l'arrivo di Yannis in particolare ha fatto esplodere un boato assurdo.
Lo stesso Yannis si è buttato sulla folla diverse volte durante il concerto, scatenando un pogo pazzesco. In effetti, se non sono uscita da questo concerto totalmente soddisfatta, è stato soprattutto per la violenza della gente. Non dico che si debba stare tutti zitti e buoni, ma non capisco come ci si possa godere un concerto se si è troppo impegnati a lottare per la vita.
Comunque, inutile dirlo, le canzoni che ho apprezzato di più sono state quelle tratte da Holy Fire - Late Night in particolare -, insieme a quelle famose canzoncine scoperte su Rolling Stone anni fa (grande assente: Cassius!). Ma anche Spanish Sahara è stata da brividi, come mi aspettavo.
Su My Number la folla è impazzita e io per poco non crepo per colpa delle gomitate e testate varie.
Poi alla fine del concerto, non si sa come, mi sono ritrovata praticamente davanti (???). E prima che me ne accorgessi loro se ne andavano e le luci si riaccendevano.

Insomma.
Questo concerto mi ha lasciata dolorante, con il trucco colato e la maglietta inzuppata di sudore altrui, ma è stato bello e ne è valsa la pena. Certo, non penso che riandrò a vedere i Foals live perché, diciamolo, suonare soltanto 12 canzoni quando hai 3 album all'attivo non è neanche lontanamente accettabile, però sono contenta di averlo fatto.

Bye.