Wednesday, 31 October 2012

Buon Inverno

Non penso che riuscirò a trovare le parole adatte a descrivere quello che ho visto e sentito ieri sera.
Erano anni che volevo viverlo, e ce l'ho fatta.

Dopo le adorabili The Staves, la magia (sì, la magia) è iniziata.
Perth.
E già qua, anche se non l'avevo mai sentita, brividi a non finire.
Ma brividi veri, eh: per la musica, per la sua voce perfetta, per le luci, per quella scenografia che prima del concerto sembrava una cosa bruttissima e senza senso, e che invece si è rivelata magnifica. Un'opener perfetta.
E Justin, con quella sua fascetta in testa, ci saluta.
Ci ringrazia "thanks y'all", e lo farà e rifarà diverse volte durante il concerto.
Minnesota, WI.
Se c'è una cosa che più di tutte mi ha in qualche modo ricordato il concerto degli Arcade Fire dell'anno scorso, è stato proprio il gran numero di musicisti sul palco. Addirittura due batteristi! 
E questa immensa gratitudine, questo dire continuamente di sentirsi "blessed" perché si fa il musicista. Carinissimi.
"We're gonna, uhm, we're gonna play a bunch of our songs cause, well, cause that's what... that's what happens when you go to a concert."
Creature Fear.
E poi l'intensità di ogni singola canzone. Nonostante non ne conoscessi parecchie, sono riuscite comunque a coinvolgermi, e soprattutto era da tempo che non restavo così concentrata durante un concerto, così immersa nel momento.
Forse dipende dal fatto che ero in un punto rialzato, e quindi vedevo benissimo, senza essere distratta dalla gente intorno, e poi davanti non avevo nessuno.
"How are you?" "WAA!" "That's cool!"
Brackett, WI.
La bravura di una band sta in questo: nel farti innamorare delle loro canzoni appena le senti. Qualcosa, non sai cosa, scatta in te, e ti smuove da dentro.
Ieri sera Milano era il Wisconsin, ieri sera eravamo tanti boscaioli in mezzo alla neve, con la barba e le chitarre e i coretti.
Towers.
Blood Bank.
"There's an American songwriter, Jeff Tweedy, who said, in one of his songs: 'Music is my saviour'. And it's, uhm, it's an important thing to say, but, it's true. For me, it is."
"I'm gonna get deep for a second... Nah, let me get the guitar back. ...you realize that the Bible wasn't right about certain things... at all. That things you believed in for your whole life were not the truth."
Re: Stacks.
"This song is about saviours, in a way."
Flume.
Justin era così impacciato, quasi timido.
E questa è una cosa positiva: preferisco di gran lunga che un artista dica quello che mi vuole dire attraverso la sua musica, piuttosto che parlando.
Dopo il finto finale sono tornati sul palco e Justin ha preso in mano la chitarra acustica. Sapevo cosa mi aspettava, ma finché non ho sentito quelle prime note non ci ho creduto. Lei. LA canzone. Quella per cui, sostanzialmente, mi sono disperata per questo concerto. Il primo amore. L'amore "skinny". L'amore non nutrito. L'amore finito.
E lui non te lo dice che la sta per suonare, lui non ti avverte.
Lui parte e via, e ti spacca il cuore, e cominci a non vederci più tanto bene e lo sai benissimo il perché. 
Perché, guarda un po', non sono mai stata patient, né fine, né balanced, né kind. E a giudicare dalle 2000 persone che stanno cantando insieme a me, neanche loro lo sono mai state.
Perché tutti noi, forse allo stesso modo, o forse in 2000 modi diversi, riusciamo a sentire nostra quella canzone. Ed è per questo che la URLIAMO. E la voce ci si blocca in gola. E applaudiamo.
For Emma.
Il finale.
L'ultima emozione, il colpo di grazia.

L'attesa è stata ripagata.
E' stato uno dei concerti più emozionanti e intensi della mia vita.
Uscita dall'Alcatraz, mi tremavano letteralmente le gambe.
Non so cosa ho visto, non so cosa ho sentito.


["We have this deal going on with a video games company..."]


Saturday, 27 October 2012

John Lennon on LSD

Non ricordo quand'è stata la prima volta che ho sentito parlare dei Tame Impala.

Ricordo, però, che se ho cominciato ad ascoltarli è stato per un ragazzo (sì, lo so).
Da allora è stato amore.
Così, quando ho scoperto che avrebbero suonato nella mia città ho pensato che mi sarebbe proprio piaciuto andarli a sentire.
Ho anche pensato, però, che essendo un gruppo da hipster non avrebbero mai fatto sold out.
Errore.
Il giorno stesso del concerto (ieri) i biglietti erano esauriti.
Per miracolo ho trovato un ragazzo che poteva vendermene uno, peccato che è arrivato in ritardo al posto del concerto, facendomi così perdere le prime canzoni.
E' stata un'esperienza strana: sono stata a parecchi concerti, e di solito vado sempre a fare la fila ore prima, eccetto casi straordinari, e comunque non arrivo MAI dopo il gruppo spalla.
In questo caso non solo ho saltato il gruppo spalla (Young Dreams), ma anche, in pratica, metà concerto. 
La cosa che mi ha sorpresa di più è stato il fatto che ci fosse molta altra gente arrivata in ritardo, pur avendo già il biglietto!
Penso che cercherò di fare in modo che una cosa simile non capiti mai più.
Ancora mi vedo strappare il biglietto dalle mani del tizio, correre veloce verso l'entrata dei Magazzini sulle note di Elephant e cercare il posto più decente in fondo al locale.
Nonostante tutto mi sono goduta il concerto: loro sono davvero bravi ed il finale, con Apocalypse Dreams, è stato pazzesco.
Devo ammettere di essermi un po' annoiata durante le canzoni che non conoscevo, o forse semplicemente ero distratta dalla gente attorno a me, che non faceva altro che parlare o comunque distogliere la mia attenzione dalla musica.
Ho profondamente amato Make Up Your Mind e Desire Be Desire Go.
Alla fine del concerto sono corsa al sound desk e mi sono appropriata della setlist.
Che dire, i tecnici mi amano.

God bless Australia.

Monday, 8 October 2012

Over the sunset / on the horizon

Firenze, 5 ottobre 2012.

Un viaggio estenuante.
Una fila composta, per lo più, da "madferit":
« Ma stai zitto te, che hai cominciato a tifare City quando hai cominciato ad ascoltare gli Oasis!» «E te allora, che tifi United e odi i Beatles? Ma perché esisti?»
Un biglietto giallo strappato.
Si entra.

Jake Bugg.
Un diciottenne, un po' Bob Dylan, un po' Miles Kane.
Pubblico in delirio, assurdo.
Se ne va, e io me ne sono già innamorata.

Si abbassano le luci per la seconda volta, è il turno del Chief.
It's Good To Be Free.
Everybody's On The Run, la mia preferita dell'album, cantata a squarciagola, ad occhi chiusi, perché sì, sono incazzata perché non riesco a vederlo bene, ma voglio godermi questa canzone.
If I Had A Gun, dedicata al tizio/alla tizia che compiva gli anni quel giorno.
I'm waiting for the moment, for my heart to be unbroken by the scene...
Freaky Teeth.
This used to be a new one, now it's not a new one anymore.
E poi la bomba.
Quella che non ti aspetti.
Quella che non ho saputo riconoscere da subito, perché lui la cambia come vuole, la trasforma, la fa sua anche se è già sua.
Supersonic.
Acustica.
Mi piacerebbe riuscire ad esprimere a parole quello che ho provato nel sentirla, ma non penso di riuscirci.
Brividi, sì, ok, ma anche tanto altro: indescrivibile.
(I Wanna Live In A Dream In My) Record Machine.
You can't give me a reason, I don't need one to shine.
You can't give me a feeling, if it's already mine.
What A Life, dedicata al "great Mario Balotelli". (...)
Talk Tonight.
Su questa non dico niente perché non c'è niente da dire, non si può spiegare.
Altre dall'album, perfette.
Let The Lord Shine A Light On Me.
Ciao.
E poi il gran finale.
Quello che un po' ti aspetti, ma che finché non lo senti non ci credi.
Little By Little.
I "mad" davanti a me si abbracciano, piangono, ridono.
Lo faccio anche io (quasi).
Don't Look Back In Anger.
La magia: migliaia di voci cantano la stessa cosa. La sentono, la vivono.
Tutti ad occhi chiusi, tutti con le mani al cielo.
In quel momento, ho capito tante cose delle quali fino ad allora ridevo.
Era un po' che non mi sentivo così.

Grazie Noel.