Sabato scorso ho realizzato un desiderio che avevo dall'inizio di quest'anno: ho visto i Peace live.
L'anno scorso erano venuti a suonare a Milano al Plastic, ma non ero andata, convinta che non fossero il mio genere (senza averli mai ascoltati!!). Poi, però, sono incappata in una playlist su Spotify fatta dallo staff di NME, e in questa playlist c'era anche una canzone dei Peace, nello specifico: California Daze.
Me ne sono innamorata all'istante. Il fatto è che, ultimamente, quando devo ascoltare nuova musica lo faccio mentre sono al computer e sto facendo altre cose. Di solito continuo a farle tranquillamente ascoltando, ma stavolta non ho potuto: California Daze ti costringe ad ascoltarla con attenzione, a mollare tutto il resto e a concentrarti solo e soltanto sulla musica.
Da lì ho cercato altre cose dei Peace e ho finito per essere ossessionata da loro: ho addirittura preordinato il loro album in modo da riceverlo autografato.
L'album (In Love) è perfetto. E' senza dubbio uno dei migliori album del 2013, e di certo il migliore in assoluto tra gli album di debutto - e quest'anno ne sono usciti parecchi. E' per questo che in tutti questi mesi ho atteso, speranzosamente, che i Peace tornassero in Italia, o almeno ho sperato di riuscire a vederli da qualche parte in Europa.
Ma purtroppo questo è stato anche l'anno in cui ho deciso di saltare Reading/Leeds, risultato: la sottoscritta in lacrime davanti al computer a guardare la straordinaria performance dei Peace all'NME stage.
In autunno ho deciso che non ce la facevo più: dovevo vederli. Così ho trascinato una mia amica a Londra per qualche giorno a questo scopo.
[dovrei aggiungere che non siamo andate solo per i Peace, ma anche per i Palma Violets, che hanno suonato due giorni prima: grandiosi come sempre, Harry Violent ti amo, Telegram e Childhood di supporto bravissimi.]
Avevano in programma ben 2 date all'O2 Shepherd's Bush Empire, ma noi siamo andate solo alla seconda. Avrei preferito la prima, dato che di supporto c'erano i Drenge (altra band che muoio dalla voglia di vedere live) ma era sold out.
I support per la nostra data erano i Troumaca (amici dei Peace, di Birmingham) da cui non mi aspettavo chissà cosa, e invece mi sono piaciuti tantissimo. Sono stati molto bravi e coinvolgenti. Il secondo gruppo, invece, erano gli Is Tropical: il pubblico per loro era in delirio ma a me hanno fatto veramente schifo, non vedevo l'ora che finissero.
Poi è finalmente arrivato il momento dei Peace: sono saliti sul palco senza tante cerimonie e hanno iniziato a suonare. Io ero proprio di fronte a Sam (a quanto pare il mio destino ai concerti è stare davanti al bassista, haha).
Non potevo credere di averli finalmente lì, davanti a me. Inutile dire che ho amato ogni singola canzone, ma le mie preferite sono state le mitiche 3: Drain, Bloodshake e 1998.
Non so perché, ma non mi aspettavo che le avrebbero suonate, specialmente Drain. Quando Harry l'ha annunciata non potevo crederci. E' meravigliosa. E lo stesso vale per le altre due! Non so, forse le ho apprezzate così tanto perché sono canzoni che ho scoperto relativamente tardi rispetto alle altre dei Peace (non sono nell'album), ma sono stata veramente felicissima di ascoltarle live.
Le canzoni su cui TUTTI hanno cantato sono state Lovesick, Wraith e California Daze. E' stato bellissimo sentire le nostre voci che sovrastavano quella di Harry, timidissimo, che non guardava nessuno negli occhi. Il momento più bello, però, è stato Sugarstone. E non me l'aspettavo (di nuovo), perché per quanto ami intensamente tutto l'album dei Peace, non posso dire che questa sia la mia canzone preferita. Beh, ora lo è. Al concerto è stata stupenda.
MA tutte lo sono state!! Davvero, più ci ripenso e più mi convinco che i Peace sono perfetti dal vivo e che, se potessi stasera stessa andrei a Birmingham a vedermi l'ultima data del tour.
Per bilanciare un po' tutta questa positività, passiamo ai lati negativi: hanno suonato una canzone nuova, Money, che non mi ha fatto impazzire; non hanno suonato né White Noise né Last Christmas, che mi sarebbe piaciuto sentire; il pubblico era composto da teenager teste di cazzo che pogavano peggio che dai Palma.
MA NON IMPORTA!
Dopo il concerto Dom è uscito un attimo ed è stato carinissimo, non gli ho chiesto foto né altro perché sarebbe stato super awkward, ma una ragazza gli ha chiesto: "Can you shake my hand?" LOL.
E poi che dire, Doug Castle è BRAVISSIMO. Ma davvero. Mi è dispiaciuto essere così lontana da lui, amo guardare i chitarristi suonare.
Ok, basta, amo i Peace.
FOLLOWWW BABYYYY
Friday, 13 December 2013
If you don't climb atop the Eiffel...
Posted by Alessia at 09:02 0 comments
Labels: band, concert, gig, is tropical, live, london, music, peace, shepherd's bush empire, troumaca, uk
Thursday, 7 November 2013
YOU'RE GONNA GET IT
#monsterzone
Posted by Alessia at 13:29 0 comments
Labels: concert, gig, live, magazzini generali, milan, miles kane, music
Tuesday, 5 November 2013
I'm an animal just like you
Ciao amici!
Vi sono mancata, eh?
Vengo subito al dunque e vi parlo del penultimo concerto a cui sono stata - e che ha avuto luogo il 24 ottobre... scusate se ci ho messo tanto a fare un resoconto, che tra l'altro probabilmente sarà molto breve, ma sono stata troppo occupata ad avere una vita.
Il concerto in questione è quello dei Foals.
Ho scoperto i Foals all'epoca del loro primo album, grazie a quella che allora era la mia unica fonte di informazione e arricchimento musicale, ovvero Rolling Stone Italia.
Ricordo di aver scaricato qualcosa come 3 canzoni sul mio iPod, per poi gettare questa povera band nel dimenticatoio. Per carità, ho continuato ad ascoltarli saltuariamente, ma non posso certo reputarmi la loro fan n°1. Avrei anche voluto andarli a sentire quando hanno aperto per i Red Hot Chili Peppers (non ricordo se 1 o 2 anni fa) ma era sold out, e soprattutto, un po' troppo costoso.
Poi però è successo qualcosa: i cari Foals l'anno scorso hanno pubblicato una certa canzoncina, una canzoncina che inizia con un riff molto carino per poi esplodere con violenza. Questa canzone si chiama Inhaler ed è il primo singolo estratto dall'ultimo album dei Foals, Holy Fire.
Holy Fire è senza alcun dubbio uno degli album migliori del 2013. E' uno di quegli album assolutamente perfetti, del quale non puoi saltare neanche una canzone perché significherebbe perdere qualcosa. Questo album mi ha fatto capire che avrei dovuto per forza vedere i Foals live quest'anno, ed ero pronta anche ad andare all'estero pur di farlo.
Non è stato necessario, perché hanno finalmente annunciato una data italiana (ho poi scoperto che non venivano qui dal 2008) e, inutile dirlo, ho comprato un biglietto all'istante.
La cosa curiosa è che quando ho comprato il biglietto con tanta fretta una mia amica mi ha preso in giro, dicendomi che li conoscevo solo io e che al concerto sarei stata sola con la band; arrivato il giorno del concerto, devo ammettere che non si era sbagliata di molto.
Tanto per cominciare, non hanno fatto sold out, e l'Alcatraz non è un posto grande; io mi aspettavo addirittura che i biglietti sarebbero andati proprio a ruba nel giro di pochi giorni.
Inoltre, l'Alcatraz stesso è stato "riorganizzato" in modo da essere più piccolo, come era successo per i Blue (parlare dei Blue in un posto sui Foals è proprio strano).
La cosa mi ha sconvolta e mi è dispiaciuto sinceramente per loro, ma al tempo stesso questo ha significato che ho potuto vederli da molto vicino senza sforzo.
Ad aprire c'erano i No Ceremony: la cantante ha una bellissima voce, ma devo ammettere che non mi hanno fatto impazzire. Meglio di niente, comunque.
Hanno iniziato con Prelude e quindi ci vediamo subito il mio adorato Jimmy che con tutta la sua awkwardness arriva sul palco per primo e inizia a suonare. Piano piano sono arrivati tutti gli altri, e l'arrivo di Yannis in particolare ha fatto esplodere un boato assurdo.
Lo stesso Yannis si è buttato sulla folla diverse volte durante il concerto, scatenando un pogo pazzesco. In effetti, se non sono uscita da questo concerto totalmente soddisfatta, è stato soprattutto per la violenza della gente. Non dico che si debba stare tutti zitti e buoni, ma non capisco come ci si possa godere un concerto se si è troppo impegnati a lottare per la vita.
Comunque, inutile dirlo, le canzoni che ho apprezzato di più sono state quelle tratte da Holy Fire - Late Night in particolare -, insieme a quelle famose canzoncine scoperte su Rolling Stone anni fa (grande assente: Cassius!). Ma anche Spanish Sahara è stata da brividi, come mi aspettavo.
Su My Number la folla è impazzita e io per poco non crepo per colpa delle gomitate e testate varie.
Poi alla fine del concerto, non si sa come, mi sono ritrovata praticamente davanti (???). E prima che me ne accorgessi loro se ne andavano e le luci si riaccendevano.
Insomma.
Questo concerto mi ha lasciata dolorante, con il trucco colato e la maglietta inzuppata di sudore altrui, ma è stato bello e ne è valsa la pena. Certo, non penso che riandrò a vedere i Foals live perché, diciamolo, suonare soltanto 12 canzoni quando hai 3 album all'attivo non è neanche lontanamente accettabile, però sono contenta di averlo fatto.
Bye.
Posted by Alessia at 09:00 0 comments
Labels: alcatraz, concert, foals, gig, live, milan, music, no ceremony
Friday, 23 August 2013
Bounce!
Esattamente una settimana fa sono partita alla volta della mia adorata Inghilterra per andare al V Festival. Ho scelto questo in particolare soprattutto per gli headliner, e poi perché mi piace provare un festival diverso ogni anno (se potessi permettermene più di uno, lo farei).
Il tempo è stato tutto sommato bello, infatti col senno di poi avremmo (io e mia sorella, che era con me) potuto anche fare a meno degli wellies, però è anche vero che probabilmente tra sabato e domenica abbiamo calpestato di tutto e di più, quindi va bene così.
Purtroppo la prima giornata del festival è iniziata con una delusione, nel senso che avevo programmato di vedere i Fratellis, ma siamo arrivate a Chelmsford troppo tardi e quindi non siamo riuscite a beccarli. Non che io sia una loro grandissima fan, però visto che suonavano e che alla stessa ora non c'era nessuno di interessante, sarei stata curiosa di vederli. In fondo i festival sono fatti anche per questo, no? Vabbè. Alla fine ci siamo beccate Conor Maynard.
Ora, lui non è esattamente il mio genere, lo so e non c'è bisogno che me lo diciate (che poi chi lo legge questo blog? mah), però il suo set non è stato male. La mia parte preferita probabilmente è stata il mash-up di Don't You Worry Child dei Swedish House Mafia e Get Lucky dei Daft Punk: tutti ballavano ed è stato divertente!
Dopo il caro Conor siamo corse all'Arena Stage (tenda strapiena!), dove siamo riuscite a beccare le ultime 3-4 canzoni del set della bravissima Gabrielle Aplin. Di lei avevo sentito un po' parlare e avevo ascoltato qualche canzone, ma dal vivo è davvero spettacolare. E' vero, l'abbiamo vista da lontanissimo, ma la sua voce bellissima ci è arrivata forte e chiara e mi ha fatto venire i brividi. Non riesco a smettere di ascoltarla neanche adesso, è proprio brava. La consiglio a chiunque e spero di rivederla un giorno.
La cara Gab ci ha fatto venire fame, così siamo andate a mangiare e poi tornate nella stessa tenda a sentire Katy B. Questa volta eravamo più vicine, anche se probabilmente non ce n'era poi tanto bisogno dato che sembrava un po' di stare in discoteca. Anzi, addirittura alcuni ragazzi pogavano! Mi sono piaciute molto le sue canzoni che conoscevo (ma di cui non ricordo i nomi, oops), penso anche che ne abbia suonata una nuova. Soprattutto mi è piaciuta On a Mission, che conosco grazie alla cover - pazzesca e singhiozzante - che ne hanno fatto gli Arctic Monkeys. E poi, sorpresona! Katy ad un certo punto ha chiamato sul palco la mia adoratissima Jessie Ware per cantare insieme una canzone (che ho poi scoperto essere Aaliyah). Amo profondamente Jessie Ware, è bravissima e super classy, infatti mi sarebbe piaciuto vedere anche lei, ma purtroppo suonava alla stessa ora dei TDCC, quindi non ho potuto. Spero di averne la possibilità di vederla in futuro.
Dopo Katy B ci siamo dirette verso il Virgin Media Stage, ovvero il palco principale, dove abbiamo potuto ascoltare le ultime canzoni del set di Paloma Faith. Anche di lei avevo ascoltato qualcosa, e mi è piaciuta molto. E' davvero brava live, mi ricorda un po' un incrocio tra Amy Winehouse e Duffy (in senso buono), ha uno stile molto particolare e mi ha colpito soprattutto l'ultima canzone che ha cantato, Picking Up The Pieces.
Sono riuscita ad avanzare un po' per vedere il primo dei gruppi che aspettavo con più trepidazione per questo festival, ovvero i miei amatissimi Two Door Cinema Club.
Li avevo già visti (solo per qualche canzone, dato che prima avevo visto un po' di OFWGKTA) a Reading nel 2011, poi li ho persi a Leeds l'anno scorso perché se non ricordo male suonavano alla stessa ora dei Black Keys (e, insomma) e li ho finalmente visti ad un loro concerto vero e proprio questo febbraio (ne ho parlato qui).
Tra l'altro il giorno prima della loro esibizione al festival hanno fatto uscire un nuovo singolo, Changing of the Seasons, che anticipa un EP, quindi ero particolarmente esaltata.
Già solo a vedere i loro tecnici (che ormai hanno facce conosciute) sul palco mi sono emozionata, poi sono arrivati loro, come al solito elegantissimi. Per chi non lo sapesse, infatti, l'etichetta indipendente con cui sono i TDCC è anche una casa di moda francese strafiga, quindi hanno un guardaroba invidiabile.
Le mie canzoni preferite sono state, ovviamente, l'ultimo singolo (suonato live per la PRIMA volta! yay!), Sun e l'ultima, che è credo la canzone più ascoltata nel mio iPod, ovvero What You Know. A dir la verità il loro set mi è sembrato un po' cortino, però non mi lamento: hanno fatto le canzoni che volevo sentire (e quelle più adatte ad un festival, in fondo), non hanno fatto altro che ringraziarci, sottolineando il fatto che era la seconda volta che suonavano al festival e che la prima volta c'erano tipo 4 persone a sentirli. Sono stati molto carini a dire che per loro, quindi, era come suonare per la prima volta lì.
I TDCC hanno annunciato da poco che quest'inverno suoneranno alla O2 Arena di Londra, che è un posto enorme: sarà il concerto più grande della loro carriera e nel guardarli, sabato scorso, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto meritino di suonarci. Sono una delle band più talentuose in circolazione e gli auguro una carriera meravigliosa.
Dopo essermi fatta scaldare il cuore dai TDCC sono comunque rimasta in zona dato che ero curiosa di vedere Jessie J. Anche lei, come Conor Maynard, non è proprio il mio genere, ma trovo che abbia una bella voce. Dal vivo non mi ha deluso: è molto energica e canta molto bene. Tra l'altro ho scoperto che è proprio di Chelmsford, quindi era molto esaltata all'idea di cantare lì (anche se quel look alla Miley Cyrus deve sparire). Mi è piaciuta un sacco Do It Like a Dude, ma vabbè, è la mia preferita tra le sue canzoni... Ha anche cantato l'inizio di Don't Wanna Miss A Thing degli Aerosmith prima di Who You Are, e delle sue canzoni nuove mi è piaciuta molto Excuse My Rude.
Alla fine del suo set mi sarebbe piaciuto spostarmi per andare a vedere i Courteeners, ma faceva troppo freddo per farmi tutta quella strada fino al loro palco, così ho dovuto sorbirmi gli Script.
Che dire? In realtà non sono stati male come pensavo, ho anche cantato le canzoni più famose, solo che loro erano visibilmente ubriachi, tant'è che ad un certo punto (vabbè, penso che fosse una cosa programmata) hanno detto a tutti di cercare in rubrica il numero del proprio ex e che loro ci avrebbero parlato al telefono. Hanno preso il cellulare di una ragazza in prima fila e hanno chiamato il tipo, cantandogli una canzone che parlava del lasciarsi, dell'andare avanti dopo la fine di una storia, etc. e POI alla fine, dato che il tipo era ancora in linea, ci hanno fatto urlare tutti insieme: "Goodbye asshole!". Inutile dire che la ragazza in questione era a dir poco imbarazzata, però è stato divertente.
Dopodiché è arrivato il momento più atteso di tutta la giornata: lei, la regina, la diva, Beyoncé.
Come ho scritto all'inizio, è principalmente per lei (e, ovviamente per i Kings) che ho scelto di andare al V quest'anno, dato che ho rosicato tantissimo quando non ho trovato i biglietti per il suo concerto a Milano, e poi chissà quando mi ricapiterà di rivederla, soprattutto ad un festival!
Mrs Carter era in ritardo, cosa che me l'ha fatta odiare, soprattutto perché eravamo sotto la pioggia, quella pioggerella che ti costringe a mettere il cappuccio anche se è leggera. Che odio.
Comunque: finalmente è arrivata, iniziando con Run The World (Girls), PAZZESCA e soprattutto mostrandoci il suo nuovo taglio! Stava da Dio, tant'è che una ragazza vicino a me ha urlato: "she's SO fit!". E' veramente bellissima, soprattutto dal vivo, e canta e balla divinamente. Lo so che sto dicendo cose scontatissime e che già pensavo, ma vi giuro: dal vivo è ancora meglio! Si è proprio fatta perdonare <3
Ha cambiato costumi un sacco di volte, cosa che mi è molto piaciuta: pensavo che, essendo ad un festival, la sua esibizione sarebbe stata un po' ridotta (e lo è stata, dal punto di vista della durata), invece ci sono stati vari intermezzi - durante i quali ovviamente si cambiava - , ballerini, scenografia bella... insomma, wow.
I miei pezzi preferiti sono stati Get Me Bodied (che non conoscevo!!), Baby Boy (che non mi aspettavo!!) e Why Don't You Love Me (che è forse la mia canzone preferita di Beyoncé).
Ho ballato, cantato a squarciagola "to the left, to the left", sono rimasta a bocca aperta quando Bey cantava le canzoni più lente e commoventi... Insomma, è stata un'esibizione perfetta da qualsiasi punto di vista.
Il mio amore per Gaga non si spegnerà mai, ma Beyoncé, ripeto è stata impeccabile. Forse mi ha fatto questo effetto perché sono abituata a vedere gruppi composti da uomini, ma assistere a uno show del genere, uno show da headliner, che abbia come protagonista una donna mi ha fatto sentire fiera. GIRLS! WE RUN THIS MOTHER - yeah!
Ma passiamo a parlare della domenica, secondo giorno del festival.
Abbiamo iniziato, come sabato, dal 4Music Stage, dove abbiamo visto (dalla prima fila!) gli Heavy. Pazzeschi. Li avevo scoperti grazie alla loro esibizione al Late Show di David Letterman - sono l'unico gruppo a cui Dave abbia mai chiesto di fare il bis - e, anche se non c'era molta gente a vederli, hanno più volte ripetuto: "you may not have heard about The Heavy, but we're here to introduce ourselves and by the end of this, you'll know". E ci sono riusciti alla grande. Le loro coriste, poi, sono fenomenali!
Dopo di loro c'era un TBC: insomma, non si sapeva chi avrebbe suonato. Ho deciso di restare perché, ripeto, ero in prima fila e mi sembrava un'occasione da non perdere, visto che dopo il gruppo sconosciuto avrebbe suonato il mio amato Tom Odell.
Il gruppo in questione si è rivelato essere i Reverend and the Makers, ma questo l'ho scoperto solo dopo. All'inizio non mi piacevano affatto, il cantante sembrava uno stronzo pieno di sé, ma poi sono riusciti a coinvolgermi: ad esempio, dato che era nuvoloso, hanno detto: "We have to bring the sun out, let's try: yesterday we played this song and the sun came out... let's see if it works again." La canzone era Shine A Light e hanno fatto davvero venir fuori il sole! Ah, ah, ah. E' stato troppo divertente! Un'altra canzone che mi è piaciuta molto è stata Out of The Shadows. Insomma, questo gruppo è stata una vera e propria sorpresa: divertenti e coinvolgenti. Bravi.
Dopo di loro è finalmente arrivato il momento di Tom Odell, e con lui le immancabili fangirl. Una tizia vicino a me aveva addirittura un cartone della birra con scritto "I <3 TOM ODELL" e l'ha tenuto su per tutta l'esibizione. Grazie tizia.
Lui per fortuna non ha cagato queste personacce, ma si è concentrato sull'esibizione ("a lot of eyes are on me...") ed è stato molto bravo. La cosa bella è che, essendo un pianista, è stato seduto tutto il tempo, o almeno avrebbe dovuto farlo; invece era scatenatissimo e sembrava che stesse per smontarlo, quel piano. Alla fine di tutto ha anche buttato giù il microfono e lo sgabello su cui era seduto. Eroe.
Le mie canzoni preferite sono state, ovviamente, Can't Pretend e Another Love, ma un altro momento molto bello (e se non è stato il momento più bello del festival, ci si è avvicinato molto) è stato quando Tom ha chiamato sul palco un certo suo "amico", Seasick Steve, che poi ho scoperto essere un supermega chitarrista, per suonare nientepopodimenoché Get Back dei Beatles! E' stato un momento spettacolare. Peccato che su YouTube ci sia soltanto un misero video a bassissima risoluzione e lontanissimo :(
In ogni caso, sono contenta di averlo vissuto; e dire che a quanto pare l'avevano provata solo qualche minuto prima in camerino! Fantastici!
Non mi sono fermata a sentire anche il set di Seasick Steve semplicemente perché ero stufa di stare lì in prima fila ed essere osservata dai bodyguard (uno dei quali somigliava a Ricky Wilson dei Kaiser Chiefs, tra l'altro), così ho raggiunto mia sorella e abbiamo cominciato a dirigerci verso il palco principale, dove stava suonando Olly Murs. Non ci siamo concentrate su di lui, ma abbiamo fatto un giro: io ho preso una Pimm's e poi ci siamo avvicinate al palco, più che altro perché dopo Olly Murs ci sarebbero stati i Vaccines.
La cosa sconvolgente è che, alla fine del set, praticamente TUTTI se ne sono andati. Non sto scherzando, sono riuscita ad arrivare in quinta fila senza sforzi e la cosa mi ha resa molto felice. I Vaccines sono saliti sul palco sulle note di una canzone di Kanye (LOL) e, inutile dirlo, erano bellissimi (come ho già detto qui). La scaletta è stata abbastanza prevedibile, forse l'unica canzone che non mi aspettavo è stata Ghost Town. Le mie due preferite, ovvero Wetsuit e All In White, sono state perfette come al solito; mi è piaciuta molto Wolf Pack così come l'ultimo singolo, Melody Calling. Sembrava che la maggior parte delle persone la conoscesse, quindi è stato bello. Mi ha fatto ridere Justin quando, presentando Post Break-Up Sex, ha detto: "we've been told for the last three years that this song is pretty... simple".
Questa volta mi sono concentrata molto di più su Freddie e Arni, non so perché. Anche i Vaccines, come i TDCC, hanno ringraziato più volte il pubblico, dato che questa era la loro prima volta al festival. Insomma, come al solito questi quattro scemi mi hanno fatto divertire, e dal 2011 li ho sempre visti almeno una volta all'anno, quindi direi: ci vediamo l'anno prossimo, cari.
La mia intenzione iniziale era di andare, dopo i Vaccines, a vedere qualche altro gruppo. Il problema è che, come ho già scritto, per loro ero arrivata in quinta fila e non potevo crederci! Così, per i miei amati KoL, ho fatto quello che ho fatto il giorno prima per Tom Odell, ovvero sono rimasta dov'ero per mantenere la posizione.
Ma se il giorno prima ero stata fortunata con i Reverend and the Makers, la domenica non lo sono stata: ho dovuto sorbirmi Emeli Sandé.
Ora, io non dico che abbia una brutta voce, anzi; però mi sta proprio antipatica e non posso farci niente. Non mi piace.
Dopo di lei ci sono stati gli Stereophonics, che mi hanno piacevolmente sorpreso: conoscevo solo poche canzoni e non sapevo cosa aspettarmi, e invece sono stati molto bravi e il pubblico era molto presente. Mi sono piaciute soprattutto Indian Summer, Maybe Tomorrow e Superman. Mi ha colpito il fatto che il cantante parlasse molto poco e, quando lo faceva, si limitasse a dire il titolo della canzone che stava per suonare. Comunque, ripeto, assai bravi. Un'altra band da spuntare dalla mia lista.
Prima dei Kings of Leon sono riuscita ad arrivare alla seconda fila e, quindi, ad avere una visuale pressoché perfetta del palco. Non potevo crederci, penso che non mi ricapiterà mai più una cosa del genere al main stage di un festival.
Sono stata felicissima di vedere il caro vecchio Nacho accordare la chitarra di Matt (sì, nel caso in cui non l'aveste capito, mi esalto per i tecnici).
Finalmente sono arrivati i giornalisti, il che significava soltanto una cosa: i Kings stavano per arrivare. Si sono abbassate le luci, loro sono saliti sul palco e via: Supersoaker. Era ovvio che l'avrebbero suonata, ma non pensavo che sarebbe stata la prima canzone. Una bella sorpresa e grande risposta da parte del pubblico.
Sono stata così felice di vederli... così belli, così sorridenti e soddisfatti di essere lì. Era dal 3 dicembre 2010 che non li vedevo, cavolo! Mi sono mancati tantissimo e ci sono stati più momenti, durante il concerto, in cui sono stata vicina alle lacrime. Per le canzoni in sé, certo, ma soprattutto perché finalmente stavo rivedendo uno dei miei gruppi preferiti, nel mio paese preferito, e da vicinissimo. E' stata un'emozione assurda per me.
L'unica cosa che ho da criticare sono le loro fottutissime luci: bellissime, ok, e anche accecantissime (stavo per rimettermi gli occhiali da sole) ma cavolo, rendono impossibile fare foto decenti! La più bella che sono riuscita a scattare è, forse, una a Jared: penso che se ne sia accorto, perché proprio mentre scattavo ha fatto una faccia da idiota nella mia direzione. Ahahah. Ripeto: mi erano mancati. Mi era mancato Nathan, il mio preferito; mi era mancato Matt con le sue fossette, Caleb con i suo rari sorrisi.
Ad un certo punto Nate doveva sistemare la batteria, così intanto Caleb si è messo a perdere tempo: "There's something I wanna tell you about... I don't know what to tell you. ... You guys hot? ... That's all I got". Ahah.
Le mie preferite sono state... TUTTE! Per un motivo o per un altro, le ho amate tutte. Forse mi è piaciuta un po' meno Knocked Up, così come Be Somebody (che però non avevo mai sentito, quindi la salvo). Ma per il resto, mi sono piaciute veramente tutte... forse perché, ripeto, era così tanto che non li vedevo che avrebbero anche potuto suonarmi la sigla di Raven e sarei stata felice.
Notion mi ha emozionata, idem On Call. Sono quasi morta quando mi hanno fatto Closer e Crawl una dopo l'altra: con la prima avevo seriamente le lacrime agli occhi e al tempo stesso cercavo di concentrarmi sia sul basso di Jared che sulla maniera "particolare" di Matt di suonare la chitarra in quella canzone; con la seconda ero in estasi. A Bologna tre anni fa avevano aperto con quella.
Fans è stata speciale perché ho sempre sognato di ascoltarla in Inghilterra, per poter urlare a squarciagola quel "ALL OF LONDON SING!" ed è stato bellissimo sentire Caleb che, alla fine, ha detto: "That was for you, by the way. The next song is for us." E hanno iniziato Back Down South, anche questa con un significato particolare, dato che per loro il V era l'ultima data del tour. Dopodiché c'è stata la meravigliosa triade delle oldies: Holy Roller Novocaine, che non mi aspettavo AFFATTO, Four Kicks e la spaccaculi Molly's Chambers. Mi sono scatenata come non mai.
Poi è arrivata la sorpresona, quella che davvero non mi sarei MAI e poi MAI aspettata, quella che Matt considera "emo", quella che è la canzone meno da festival che si possa immaginare: Cold Desert. Ora, voi dovete capire che io amo profondamente Cold Desert. Cold Desert mi aiuta ad addormentarmi quando non ci riesco, Cold Desert mi fa compagnia quando sono in viaggio, Cold Desert mi consola quando sono triste e mi fa sfogare ancora di più quando sto proprio piangendo. Cold Desert è la morte fisica e cerebrale. I'm too young to feel this old. Potrei scrivere un libro su quanto e cosa significa quella canzone per me, ma non è questo il momento né il luogo adatto. Posso solo dire che non importa se la gente intorno a me non la cantava, non importa se ero distratta dalle ragazze che venivano trascinate via dalla folla perché si sentivano male: è stato un momento magico e non lo scorderò mai. Grazie KoL.
La triade finale mi ha ucciso definitivamente: Use Somebody, più bella che a Bologna, Black Thumbnail, che è la MIA canzone e lo sarà per sempre, con quel suo finale assurdo, e infine Sex On Fire. Quasi non riuscivo a sentire la voce di Caleb, con tutta quella gente che cantava.
Alla fine i ragazzi hanno tirato plettri e bacchette verso di noi (molto malamente, devo dire) e se ne sono andati, lasciandomi con la voglia di rivederli al più presto.
Insomma, sono stanca.
Questo festival è stato molto bello, quasi rilassante direi, e sono felice di esserci stata. Ho visto chi volevo vedere, mi sono divertita, mi sono emozionata... e non vedo l'ora che arrivi l'estate prossima.
Posted by Alessia at 12:42 0 comments
Labels: beyoncé, chelmsford, essex, festival, gabrielle aplin, hylands park, kings of leon, music, music festival, the heavy, the vaccines, tom odell, two door cinema club, v festival
Saturday, 13 July 2013
Behold as the crook in the hammock plays
L'altro ieri sono andata a vedere la mitica accoppiata Miles Kane + Arctic Monkeys per la seconda volta, a Ferrara.
In realtà inizialmente non era prevista la presenza di Miles, ma ricordo che quando l'hanno annunciato ho urlato dalla contentezza. Lo adoro.
Io e le mie amiche siamo arrivate a Ferrara verso l'ora di pranzo, ci siamo rilassate un po' in hotel e poi siamo andate in Piazza Castello, che era aperta. Così abbiamo potuto vedere un po' il palco (con annesse luci AM e batteria di Helders con lo 0114 di Sheffield) e la band di Miles che faceva il soundcheck. Tra l'altro, mi sono innamorata di George, il chitarrista. :D
Ad un certo punto hanno chiuso la piazza, per cui siamo uscite a fare la fila. Una volta (ri)entrate, ci siamo ritrovate in una posizione più o meno intermedia, centrale. Peccato che fossimo circondate da ragazzi altissimi, quindi non abbiamo quasi visto Miles.
Ma parliamo di lui. Miles Kane. L'ho rivisto per la terza volta e come al solito è stato fantastico. Certo, la scaletta avrebbe potuto essere migliore (come ha potuto non suonare Tonight??) ma a parte ciò mi ha mostrato di nuovo il motivo per cui mi piace così tanto, e cioè innanzitutto perché è un chitarrista fenomenale, e poi perché dà veramente il massimo sul palco. Si vede benissimo che si diverte a suonare e a fare il suo lavoro, e vi assicuro che non è una cosa banale. Peccato che il pubblico non fosse affatto interessato a lui. La cosa è stata abbastanza imbarazzante, in effetti. Va bene, non dico che tutti dovessero conoscerlo o venerarlo come me, ma almeno fare un tentativo e ascoltarlo! Nella mia "area" ero praticamente l'unica a cantare e a muoversi (cosa che mi ha ricordato quando gli Spector hanno supportato Florence a Milano) e mi è dispiaciuto tantissimo per Miles. E' per questo che ho intenzione di rivederlo al più presto e sto seriamente prendendo in considerazione la possibilità di andare al suo concerto a Milano il prossimo novembre, nonostante io detesti i Magazzini Generali. Mi piacerebbe andarci anche solo per beccare la prima fila e mostrare a Miles che ha davvero dei fan italiani che lo amano. Ah, e comunque ho rivalutato tantissimo la sua band: finora non li avevo mai presi in considerazione più di tanto, e invece sono bravissimi, soprattutto il batterista (figlio del batterista dei Beady Eye, tra l'altro).
Dopo una pausa arriva finalmente il momento degli Arctics. Le luci si abbassano e una musica vagamente inquietante inizia a suonare. Dopo un po' sale sul palco Helders, e poi tutti gli altri. Un Alex con gli occhiali da sole (R U Blind?) comincia a cantare: "Have you got colour in your cheeks?". E' Do I Wanna Know? e il pubblico la sa già a memoria. Devo ammettere che appena uscita non mi piaceva molto, e invece ora la adoro. E poi, come ha detto Blake di AMUS, è una canzone che ti fa venir voglia di fumarti una sigaretta e comprarti un giubbotto di pelle! Haha. Insomma, pazzesca.
Forse per la relativa "calma" della canzone, forse per lo shock di avere la band di fronte, il pubblico è rimasto abbastanza calmo. Peccato che poi così, senza preavviso, senza pause, inizia subito Brianstorm ed è il caos. Pogo allucinante e io per poco non ho perso una scarpa. Il bello è che non finisce lì: fanno subito Dancing Shoes, Don't Sit Down Cause I've Moved Your Chair e Teddy Picker, per cui perdo le mie amiche ma fortunatamente mi ritrovo più avanti di prima, di fronte a Nick (come a Parigi, insomma).
Dopodiché c'è Crying Lightning, che mi spiazza ogni volta. Quella canzone è meravigliosa, decisamente una delle migliori degli Arctics. Alex poi prende la parola e ci presenta "Matthew J. Helders the 3rd on the drumkit", il che può significare solo una cosa: Brick By Brick. E dopo di questa Helders ci mostra ancora la magia con Evil Twin, che avevo amato (ma non riconosciuto, lol) a Parigi e durante la quale suona la batteria in piedi e bevendo. E poi quel THA KNOWS!
Una che mi è piaciuta tantissimo e che aspettavo con ansia è stata Pretty Visitors, come forse avrete capito dal titolo di questo post. Alex l'ha introdotta dicendo: "This is full moon music... Humbug music." E' stata grandiosa e molto spesso Alex è venuto dalla nostra parte, era davvero vicinissimo! E poi boh, mi piace un sacco e basta (la canzone, dico).
Alex ha parlato parecchio durante il concerto, sia dicendo "Good evening Ferrara, we're the Arctic Monkeys, by the way" e cose tipo "Have you enjoyed this, Ferrara? Should we go on all night? I said should we go on all night Ferrara??" e tra l'altro ha un modo stranissimo di pronunciare Ferrara, lo dice tipo "Ferarer" e mi ha fatto spaccare. Ha anche ricordato che loro erano già venuti, con frasi tipo "It's good to be back. Can we say the Arctic Monkeys are back?" e si divertiva molto a incitare il pubblico anche a gesti (per non parlare delle mossette durante le canzoni, ad esempio durante Don't Sit Down, o quando si pettinava - no comment). La canzone successiva è stata introdotta dalla frase: "We love this place, beautiful venue, beautiful people... and this next song is for the beautiful italian LADIEEEEEEES!": I Bet You Look Good On The Dancefloor.
Poi c'è stata Do Me a Favour, che mi fa quasi piangere ogni volta che la ascolto. Quella canzone è struggente a dir poco e risentirla live mi ha fatto star male. Meravigliosa. Suck It And See è stata altrettanto bella... "you've got that face that just says 'Baby I was made to break your heart'". La finta ultima è stata introdotta dalla domanda di Alex: "The question is... R U mine, Ferrara?". La morte. Adoro R U Mine? e spero che il loro nuovo album sia fatto tutto di canzoni come questa. Grandiosa e posizionata perfettamente in setlist.
Durante la "pausa" una ragazza vicino a me mi ha guardata un po' e poi mi ha chiesto se per caso ero al concerto dei Palma. Non potevo crederci. Alla fine è uscito fuori che negli ultimi mesi siamo state praticamente agli stessi concerti, haha. Questo mi ha riportato con la mente ai miei amati Palma (Saaaaam) ma solo per poco, perché gli Arctics sono tornati per farci Cornerstone e Mardy Bum in acustico. La prima bella, la seconda irrilevante. Non capisco perché piaccia così tanto (e fu così che venne linciata a morte). Le ultime due sono state fantastiche: When The Sun Goes Down e 505, per la quale gli Arctics hanno chiamato an old friend, ovvero mr Miles Kane. In pigiama. O meglio, con un completo già visto nel backstage di Glasto e che, appunto, pare un pigiama. Ma lo si perdona perché suona la chitarra divinamente e perché FIVEOHFIVE PORCATROIA. Spettacolare.
Finita questa, i ragazzi salutano, baciano e se ne vanno. Ma Alex cosa fa? Torna indietro. Perché? Per riprendersi gli occhiali da sole, che aveva posato. Idiota.
Insomma.
Concerto da paura, bellissimo, conclusosi con l'acquisizione non della setlist degli Arctics, sfortunatamente, ma con quella di Miles (grazie tecnico degli Arctics, tvb) e con una capatina al McDo di Ferrara.
W il bugo de Sheffield.
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Labels: arctic monkeys, concert, ferrara, gig, live, miles kane, music, piazza castello
Sunday, 9 June 2013
1-2-3-4-BLUE
Mi sento stranissima a scrivere questo post.
Il concerto di cui sto per parlarvi è diversissimo da quello di cui vi ho appena parlato (Palma Violets) e, soprattutto, al momento sono più in post-gig depression per i Palma che per il concerto di ieri.
Sono andata a vedere i Blue.
Avete presente, quelli di One Love e tutte quelle altre canzoncine cheesy che ascoltavo quando facevo le elementari-medie. Ebbene, dopo tipo 10 anni, il richiamo del cash si è fatto sentire anche per loro e sono tornati. Con un nuovo album, Roulette. Inutile dire che io e la mia amica (Pamela) con cui ero andata a vederli il 23 giugno 2004 a Roma non potevamo farceli sfuggire, così abbiamo comprato i biglietti per il loro concerto all'istante e abbiamo atteso con ansia la fatidica data.
Ieri c'è stata anche una signing session dei suddetti Blue alla Mondadori di Piazza Duomo a Milano, a cui abbiamo partecipato.
Il bello è che siamo arrivate in Duomo per prendere il cd (necessario per partecipare alla session) verso le 9.30, e abbiamo visto che qualche ragazza era già in fila, ma non potevamo crederci, e soprattutto non abbiamo dato peso alla cosa. Dopo aver comprato il cd, con annesso "pass" per la signing session del pomeriggio, siamo andate a farci un giro e a pranzo.
Dopo pranzo siamo tornate lì a dare un'occhiata: le persone erano aumentate, sì, ma ancora non eravamo preoccupate. Siamo tornate a casa a renderci presentabili e, quando siamo tornate, c'erano ormai CENTINAIA di persone in fila davanti alla Mondadori.
Non potevamo crederci.
Vi risparmio la descrizione della gente che c'era (fan di Bieber, Conor Maynard, Demi Lovato et similia): dico soltanto che mi faceva letteralmente schifo stare lì in mezzo... persone maleducate e volgari, prime fra tutte quelle di "Blue Italia" e le mamme delle fan (sì, le mamme).
Dopo circa due ore di attesa in fila in piedi con annesse sbirciatine a twitter in cerca di news, i Blue si affacciano a un balcone di Piazza Duomo. Urla varie, poi spariscono.
Finalmente la fila inizia a scorrere: si inizia.
Arriva il nostro turno, entriamo e il tour manager (con cui ho anche scambiato qualche parola) ci fa avanzare una alla volta: non possiamo fare foto con loro ma solo a loro (che cazzata).
Il primo al tavolo è Simon: gli chiedo cosa voglia dire "pakah", una cosa che scrive sempre su twitter. Lui, gentile, mi risponde. Lo ringrazio, saluto e proseguo. Ma Antony, che era vicino a lui, aveva già preso il libretto del mio cd per firmarlo e lo aveva passato a Duncan. Così vado da lui, che se non altro si degna di guardarmi e salutarmi. Ma mentre lo fa Lee sta già firmando, e appena ha finito un tizio gli strappa il libretto dalle mani e me lo passa, dicendomi di andarmene. Insomma, nessun contatto con Lee, che poi era l'unico di cui mi importava.
Esperienza deludente.
Per fortuna, però, Lee più tardi si è affacciato di nuovo al balcone di prima e soprattutto li abbiamo rivisti quando sono usciti dalla Mondadori.
Ma passiamo al concerto.
Hanno rivoluzionato l'Alcatraz (praticamente dimezzandolo) e quindi eravamo abbastanza in fondo, anche perché siamo arrivate a cancelli già aperti.
Fortunatamente, però, durante il concerto siamo riuscite a passare un po' più in avanti.
Anzi, a dire il vero sono riuscita ad avere proprio una buona visuale, pur non essendo esattamente in prima fila.
Il concerto ha seguito un ordine abbastanza "programmato", nel senso che per prime hanno fatto le canzoni lente e strappalacrime, come Sorry Seems to be the Hardest Word e A Chi Mi Dice (bellissima). Poi U Make Me Wanna (anch'essa bellissima, non saprei neanche spiegare il perché), Break My Heart (una nuova) e poi si sono seduti per fare 3 acustiche con l'aiuto di un chitarrista (Ben, se non sbaglio): Best in Me, Don't Treat Me Like a Fool e Long Time. E' stato un bel momento, non mi aspettavo che suonassero queste 3.
Poi è stata la volta di I Can, introdotta da un discorso su come non bisogna farsi scoraggiare da chi ci dice che non possiamo fare qualcosa e blabla.
Infatti, dimenticavo che ogni tanto uno di loro prendeva la parola tra una canzone e l'altra per ringraziarci di tutto, di averli aspettati (sì certo, non ho fatto altro in 10 anni), di avergli dato la possibilità di tornare... ok.
Dopo questa parte del concerto c'è stato un intermezzo in cui la band suonava e i ragazzi sono andati a cambiarsi: infatti all'inizio erano tutti eleganti (giacca e camicia, per intenderci), mentre quando sono tornati erano più sportivi, con jeans e maglietta.
A questo punto c'è stata un'altra triade di canzoni, stavolta tutte da All Rise, seguite dalla preferita di Pamela, l'immancabile Bubblin'.
Durante una canzone (non ricordo quale) hanno anche fatto un pezzetto di Mirrors di Justin Timberlake, molto carino secondo me.
Più tardi hanno anche fatto Sex on Fire, molto blasfema invece. Da fan dei Kings of Leon non ho potuto sopportare né il fatto che la maggior parte della gente non la conoscesse, né che i Blue l'abbiano trasformata in canzoncina da coretto con balletto annesso.
Ma vabbè.
Le ultime tre prima dell'encore sono state molto belle: If You Come Back, Hurt Lovers e Curtain Falls (che io trovo, da sempre, una canzone stupenda; è la canzone con cui i Blue se ne sono andati spezzando i nostri cuori di teenager).
Dopo la pausa sono tornati con We Got Tonight e One Love.
Avrebbero potuto finire in bellezza con One Love, la loro canzone più bella, e sarebbe stato un finale perfetto e azzeccato, una chiusura del cerchio.
Invece no.
Hanno scelto di chiudere con una canzone che, stando alla scaletta, si chiama Sing for Me, e che non è neanche nel nuovo album. Truzzissima e orribile.
A parte questo finale deludente, però, è stato un bel concerto. Pensavo sarebbe stato più corto, e invece ci hanno fatto ben 20 canzoni, senza contare il fatto che la scaletta, almeno a mio parere, era abbastanza equilibrata tra i vari album.
E poi ci sono stati svariati momenti folli e divertenti: dai balletti (identici a 10 anni fa) di Simon, al "Silenzio!" di Antony che ci ha fatte scoppiare a ridere, alle smorfie e finti tuffi tra il pubblico di Lee ("I almost lost my hand!"), ai sorrisi di Duncan.
Sono proprio gli stessi Blue di sempre, e se questo da una parte mi ha fatto piacere, ho anche capito quanto io, al contrario, sia cambiata rispetto a quando li ascoltavo.
Nonostante questo, sono stata più che felice di rivederli, e in particolare di rivedere Lee: in fondo era lui quello che sognavo di sposare, quello che per me era il più bello e il più perfetto (e il motivo principale per cui ascoltavo i Blue). Sono tornata una sciocca tredicenne, anche se solo per una sera.
Che dire?
Ci rivediamo tra altri 10 anni.
Posted by Alessia at 12:13 0 comments
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Friday, 7 June 2013
I wanna be your friend
Lo so, lo so.
I miei post sono molto monotoni.
Non solo perché parlo soltanto di musica (anzi, solo di concerti), ma anche perché ne parlo sempre alla stessa maniera.
Il problema è che questa è l'unica maniera che conosco, dunque... se non vi va andatevi a leggere qualche bellissimo e interessantissimo fescionblog.
Veniamo a noi.
PALMA.
VIOLETS.
I Palma Violets sono un dolce quartetto di Lambeth, Londra, che insieme ai Peace e agli Swim Deep costituisce un trio di "nuove" band che mi piacciono da morire ultimamente.
Ebbene, neanche due settimane fa, in un momento di cazzeggio estremo, sono andata sul sito dei Palma per vedere se per caso c'erano delle upcoming dates: in fondo, da ottobre sarò più o meno libera (aka "solo" impegnata a scrivere la tesi) quindi potrei anche farmi qualche viaggetto in giro per l'Europa a vedere concerti, soldi permettendo.
Ebbene (x2), noto una data anomala: 4 giugno, Roma.
Inutile dire che ho avuto un infarto, cioè whaddafok.
Mi informo meglio e scopro non soltanto che, ebbene (x3) sì, i Palma avrebbero suonato a Roma, ma che due giorni dopo avrebbero suonato anche a Milano. AGGRATISE.
Non vi dico la mia reazione. Doppio, triplo infarto.
Lo annuncio subito alla mia amica Valu, a cui li avevo fatti conoscere tempo fa, e lei mi risponde con un semplice, rassicurante, delizioso "Andiamo.".
Arriva il 4 giugno.
I Palma sono a Roma, ma non viene detto nulla al riguardo, né da parte loro né da parte di promoter vari (le due date italiane sono "sponsorizzate" da Ray-Ban).
A questo proposito, tra l'altro, mi limito a farvi presente il comportamento di Vivo Concerti, che non ha minimamente pubblicizzato un evento riguardante dei SUOI artisti. Lasciamo stare.
Arriva il 5 giugno.
Mi aspetto che i Palma siano a Roma, o che siano già a Milano, o comunque somewhere in between. No. Il loro twitter e il loro facebook annunciano che sono a Londra, e che co-presenteranno una trasmissione della BBC Radio 1.
Dato che non avevo nulla da fare, ho deciso di ascoltare la trasmissione.
A parlare erano soltanto Chilli e Sam in realtà, e devo dire che anche quando parlano quei due hanno delle voci molto... bè, non so che altro aggettivo usare: sexy. Eh già.
La dj gli ha chiesto le classiche cose, e loro hanno detto che erano appena arrivati dall'Italia e che sarebbero tornati il giorno dopo. LOGIC
Hanno scelto qualche canzone da trasmettere, poi ho notato che la dj ha letto qualche tweet indirizzato ai Palma in diretta e ha invitato gli ascoltatori a scrivergli qualcosa, così ho deciso di scrivergli che non vedevo l'ora di vederli a Milano, dato che avevano citato la cosa.
LA TIZIA HA LETTO IL MIO TWEET.
La risposta di Chilli: "Well done Sheena (mio nome di twitter), tell all your friends! Oh, look at that!"
Inutile dire che la cosa mi ha resa ancora più excited per il concerto.
Arriva il 6 giugno.
I Palma scrivono (in italiano??!?!!11) che suoneranno all'OCA, e che ci aspettano lì e blabla.
Vado lì verso le 20 ma non c'è traccia della band (si scoprirà poi che erano in terrazza Martini a un evento organizzato da Elita). Io e Valu cazzeggiamo un po' lì intorno, io rubo un volantino del concerto, poi decidiamo finalmente di entrare.
I due gruppi spalla hanno fatto letteralmente cagare, addirittura i primi mi era già toccato vederli supportare i Kasabian all'Alcatraz due anni fa.
Durante il secondo, però, sono arrivati i Palma.
Il bello è che Vale, tranquilla, mi fa: "Toh, ci sono i Palma Violets". Io mi giro, e me li ritrovo che mi passano di fianco. Ho reagito nell'unico modo possibile: urlando, ma loro non se ne sono neanche accorti. Meglio.
Pete e Will sono stati per un bel pezzo a guardarsi il secondo gruppo spalla dal backstage, e sembravano anche apprezzare, mentre Chilli e Sam si sono affacciati giusto un paio di volte per dare un'occhiata, soprattutto quando hanno messo della musica giusto prima che salissero sul palco loro (ad esempio, hanno messo gli Stone Roses e ovviamente gli inglesi -e wannabe- presenti erano sconvolti). Hanno anche messo L.S.F. aaaaaahhhhh (dimenticavo che "conduceva" la serata il mitico, l'unico, l'inimitabile... Carlo Pastore).
Finalmente Harry (un amico/merchandiser/pogatore) dei Palma sale sul palco e li presenta, scusandosi per il suo italiano "terribili" e chiamandoli "Palma Violètz".
Arrivano loro, e da subito Chilli si distingue per la sua pazzia.
No, davvero.
E' veramente un pazzo. Non so neanche dove la trova, tutta quell'energia.
Sam era più calmo ma soprattutto bellissimo, però è stato soprannominato da Vale "Aladin", a causa del suo abbigliamento (camicia floreale e pantaloni blu larghi). E poi non guardava mai il pubblico, guardava sempre dritto davanti a sé. Che palle.
Will si è rivelato bravissimo, in particolare l'ho notato durante la prima canzone (Johnny Bagga' Donuts). Wow.
Pete invece era il più amorfo; tesoro, ho capito che suoni la tastiera, però abbi un po' di vitalità! Si è svegliato solo quando ad un certo punto tutti quanti loro si sono messi a cantare una canzone (non ricordo quale) e l'unico a non cantare, separato dagli altri, era Will.
Chilli non faceva altro che avvicinarsi a noi (il palco era piccolo e io ero in prima fila, ma c'era molta distanza tra la transenna e il palco, sigh), ad un certo punto ci ha tirato addosso la sua bottiglietta d'acqua e poi sembrava quasi che stesse per buttarsi, mentre invece ha solo abbracciato dei ragazzi. Ma anche quando restava sul palco, era talmente preso che faceva cadere in continuazione il suo microfono. Haha.
Poi, prima di Last of the Summer Wine, ci ha detto di mettere in alto le braccia, è venuto verso di noi e ha iniziato a dire: "Higher! Higher!" e nel farlo mi ha anche guardato indicandomi! Sono morta. In realtà mi ha guardato più di una volta, al contrario degli altri.
Comunque, le highlight per me sono state, ovviamente, le canzoni che conoscevo, ovvero Best of Friends, Step Up for the Cool Cats e We Found Love.
Ma loro sono talmente bravi che mi sono scatenata anche durante le altre.
Verso la fine del concerto, Chilli cosa fa? Torna verso di noi e ci invita con lui sul palco.
Esatto. Dopo vani tentativi di scavalcare la transenna (e dopo aver visto una stangona che per poco non si ammazzava nel farlo) decido di passare di lato, e sulle scale che c'erano tra la transenna e il palco mi ritrovo Chilli, che mi sorride. Io lo abbraccio (???) e salgo.
Non mi ricordo neanche che canzone stessero suonando, so solo che il pogo era violentissimo e avevo paura di cadere dal palco/farmi seriamente male. Ma ne è valsa la pena. Tra l'altro quasi per tutto il tempo mi sono ritrovata vicina al tastierista, pensate quanto era amorfo.
Ad un certo punto, però, la security ci caccia (e stava cacciando anche Pete, HAHAHA), così i Palma terminano la canzone da soli sul palco.
Insomma, un finale spettacolare.
Dopo il concerto per me e Vale c'è un altro momento di cazzeggio, durante il quale un tizio le offre una lattina di Peroni (???). Vado al banchetto del merchandising dove Harry sta vendendo le magliette e gli chiedo se per caso ha anche dei dischi. Risposta: "No, we forgot them, but you can find it on the Internet". WHAAAT
Will compare ma sta parlando con i tizi inglesi che erano al concerto, e continua a parlarci per un bel pezzo, finché non arriva quello che penso sia il tour manager che sembra dirgli che devono andarsene.
Io e Vale decidiamo di seguire il tour manager verso il backstage, ma siamo accecate dalle luci del palco, cosa che provoca:
a) Vale che per poco non va a sbattere contro Pete
b) me che, troppo tardi mi accorgo di Sam che sta venendo nella direzione opposta.
Qual è stata la mia reazione? Ma come avete fatto ad indovinare? Gli ho urlato in faccia.
Questa volta, però, mi ha sentita, ma si è limitato a sorridermi senza fermarsi.
Ma perchéééééééééééééééééééééééé?
Vabbè. Mi sono rassegnata al fatto che Sam non accetterà mai il mio amore.
Decidiamo di uscire di nuovo, verso il tour bus. Will è fuori, così come Harry (che si sta limonando una????? girl, look at your life, look at your choices). Dopo un po' arriva Chilli, e sono tentata di farmi una foto con entrambi, ma non carpo il diem.
Chilli se ne va, Will pure, però poi il primo torna e finalmente lo carpo, sto diem.
Gli chiedo se possiamo farci una foto, e lui: "OK, quickly. Our driver is very angry!". Quindi è stato tutto molto veloce, non ho neanche fatto in tempo a dirgli la cosa della radio, però lui è stato comunque gentilissimo e ci ha ringraziate per essere venute. Caro.
Vabè basta, la smetto.
I Palma sono strafighi e Chilli è da amare.
Ah, e ora della triade mi mancano solo i Peace. Confido nell'autunno.
Posted by Alessia at 09:42 0 comments
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Saturday, 1 June 2013
I have to praise you like I should
Non penso di aver mai parlato di quanto sono legata ai Kasabian.
Non su questo blog, almeno.
Direi che è arrivato il momento di farlo.
Ieri sera li ho visti per la quinta volta e, come al solito, sono stati meravigliosi.
Aspettavo questo momento dall'ultima volta che li avevo visti, ovvero agosto scorso, e mi ero quasi rassegnata all'idea di non vederli affatto quest'anno.
Fortunatamente, non è stato così: concerto gratis in Duomo. Perfetto, se non fosse che io il giorno dopo ho avuto un esame. Vi lascio immaginare in che stato fossi ieri mattina.
Ma torniamo alle cose importanti. Concerto.
Un concerto che, grazie a Bacardi, mi sono goduta dall'area VIP (e quindi davanti) senza dover fare la fila.
Tutto è iniziato nella norma: musica d'apertura di Morricone, i ragazzi entrano, Days are Forgotten. Ma, verso la fine della canzone, notiamo che la faccia di Tom è strana: indica qualcosa davanti a sé. Finita la canzone, ci dice di fare un passo indietro e se ne va. Sergio ci dice: "Cinque minuti.".
Non vi dico le nostre facce. Cos'è successo? Alla fine scopriamo che la transenna davanti si è rotta nel mezzo e devono ripararla, altrimenti non si può continuare.
Mi sono sentita morire, già immaginavo che i Kasabian non sarebbero più tornati sul palco.
E invece, per fortuna, dopo qualche minuto tutto si è risolto e sono tornati.
Mi chiedevo come avrebbero fatto a riprendere il concerto: in fondo Days are Forgotten è la prima canzone anche perché è movimentata, perché serve a "svegliare" il pubblico e a farlo entrare nel mood giusto per il resto del concerto, ma se dopo il concerto si interrompe, come si recupera quell'atmosfera?
I Kasabian decidono di procedere semplicemente con la scaletta: arriva Shoot the Runner, e riescono perfettamente a coinvolgere di nuovo tutti.
La suddetta scaletta è stata piuttosto prevedibile (non che mi stia lamentando, eh: avrebbero anche potuto suonare solo Underdog per 18 volte e sarei stata comunque felice), le uniche canzoni che non mi aspettavo di sentire sono state Man of Simple Pleasures, I.D. e Empire.
La prima di queste, in particolare, più la ascolto e più mi sembra essere una perfetta definizione di cosa e chi sono i Kasabian:
You won't take me for a ride, I'm far too fast for you to keep up with me. You won't take me for a ride, never catch the man that need no money. I'm not gonna be standing in the line, waiting for you just to pick me out.Club Foot è stata il delirio come al solito, anche se non lo sarà mai più (credo) come lo è stata a Leeds l'anno scorso.
Goodbye Kiss l'hanno un po' cambiata all'inizio, o meglio, questa volta Tim, o come mi piace chiamarlo, il "nuovo Jay", ha fatto un intro quasi un po' country, che non saprei descrivere, ma che mi è molto piaciuta. Anzi, proprio a proposito di Tim vorrei dire che è davvero bravissimo e che sì, ovviamente mi è mancato Jay, ma non così tanto da rimpiangerlo. Sono certa che Tim farà un ottimo lavoro con i ragazzi.
Una cosa che mi è particolarmente piaciuta di questo concerto è stata il "contatto" con i membri della band. Diciamo che nel lato dove mi trovavo io eravamo tutte fan dei Kasabian, e loro se ne sono accorti, dato che ci scatenavamo anche quando il resto della folla non reagiva più di tanto. Ad esempio, durante una canzone (credo fosse MOSP ma non ne sono sicura) io ero l'unica nella mia zona a muovermi, muovendo un braccio. Sergio si è girato un attimo, mi ha vista, si è avvicinato nella mia direzione e ha iniziato anche lui a fare quello stesso gesto, al mio stesso ritmo. So che ai concerti si ha sempre l'impressione che gli artisti ci stiano guardando, ma in questo caso ne sono assolutamente certa e mi ha fatto piacere.
Una cosa simile è successa con Tom, ma stavolta è stata una cosa più generale, nel senso che anche lui ci ha "individuate" come fan e quindi per un po' era rivolto verso di noi. E' stata una cosa molto carina, secondo me.
Lo stesso è successo durante Fire: ad un certo punto, ai concerti dei Kasabian, c'è questa "tradizione" per cui ci si mette giù e poi ad un certo punto si salta tutti insieme. Appena è arrivato il momento, Sergio ci ha fatto cenno, ma senza dire niente, quasi per intendere che comunque sapevamo già cosa fare. <3
Altri highlight? Bè, Praise You prima di L.S.F. e Sergio che si "ferma" con noi a fare LAAALALAAALALALALALALALAAA (ah, e Tom che fa "She loves you")
Finito il concerto, il mio pass VIP prevedeva che sarei dovuta andare ad un certo "aftershow". Io e un'altra ragazza, Fabrizia, decidiamo di provare ad andare, giusto per vedere se ci sarebbero stati i Kasabian. In caso contrario, saremmo tornate a cercarli vicino ai camerini. Detto, fatto: nessuna ombra dei Kasabian all'aftershow. Così torniamo indietro e, dopo un po', esce Sergio. Si fa mille foto (due con me, dato che la prima era venuta male - e in realtà pure la seconda, ma vabbè) e anzi, prima di uscire, aveva pure cercato di scavalcare la rete che ci divideva - per poi rendersi conto che se l'avesse fatto si sarebbe ammazzato.
Insomma, un pasticcino come sempre. Torna dentro il gazebo, così noi lo "seguiamo" da fuori della famosa rete. A questo punto riusciamo a vedere anche gli altri, che se la ridono, mangiano e bevono. Dopo qualche minuto, Tom ci vede, così viene da noi, e subito dopo Sergio esce di nuovo dal gazebo con, nientepopodimenoché, la sua chitarra acustica.
Prima che chiunque abbia il tempo di reagire in qualunque modo, Tom attacca: "Doomed from the start..." e tutti lo seguiamo in coro.
Ebbene sì. I Kasabian ci hanno fatto Goodbye Kiss acustica così, dal nulla. Ero letteralmente di fronte a loro: a neanche un metro di distanza, ci separavano soltanto la benedetta rete e, beh, i poliziotti (AHAHAHAHA). Dopo questo momento bellissimo, la polizia ci fa allontanare (ma non prima che io sia riuscita a dire a Ian: "You should have played something too!" "Yeah, the railings... nah, I did my bit for tonight.") ed arriva una macchina che si porta via Tom.
Sta per salire, io urlo: "Tommy!" Lui si ferma, ci guarda tutti, e fa: "She loves you yeah, yeah, yeah!" e se ne va. Cucciolo.
La rete si apre, il resto dei Kasabian esce. Dove vanno? All'aftershow. WHAT
Ci tocca tornare dentro, solo per vedere Sergio che chiede che venga abbassata la musica (ebbene sì), un tizio che sente il bisogno di condividere con me la sua disapprovazione verso i capelli del suddetto Sergio, e il suddetto Sergio assalito da tutti gli aftershowisti che vogliono una foto con lui.
Al che il caro Pizzorno ha la brillante idea di correre (per quanto lui possa correre) con un paio di suoi amici verso la pista da ballo, vicino al dj. Noi corriamo con lui, e lo vediamo ballare (per quanto lui possa ballare). Inizialmente siamo un po' sconvolte, così come tutti, dato che assolutamente NESSUNO stava ballando. Ma poi lo joiniamo e facciamo le cretine con lui.
Ebbene sì. Ho ballato con Sergio Pizzorno. E mi ha anche schizzato il suo cuba libre addosso, perché non capisce che se salti con un drink in mano e sei alto due metri è normale che si versi ovunque.
Dopo qualche minuto di questa follia, Sergio ha un'altra brillante idea: salta in groppa al suo amico e corre via veloce come il vento fuori dalla sala. Di nuovo lo seguiamo e, povero, sarebbe anche riuscito a liberarsi degli aftershowisti se non si fosse fermato ad aspettare i suoi fellow bandmates (ah, tra l'altro mi sono dimenticata di dire che Gary non si ricorda di me, sigh). Così lo riassalgono i giornalisti, i fotografi, eccetera, e noi ce ne andiamo, perché sinceramente di vederlo soffrire così non ci va.
Vabbè insomma, di questa esperienza mi è rimasto il mal di collo e di polpacci e la consapevolezza che voglio bene ai Kasabian. Che i Kasabian sono delle belle persone, sì certo, un po' pazze, un po' tanto nel caso di Pizzorno, ma belle. E se sorrido (o meglio, sono ancora incredula) ripensando a tutto quello che è successo in una sera da cui non mi aspettavo quasi niente, mi viene anche una tristezza infinita al pensiero che non ho idea di quando li rivedrò.
Ma sono certa che succederà molto presto.
Keep myself riding on this train.
Sunday, 12 May 2013
Yayo!
Ieri sono andata a Torino a vedere gli Swim Deep e i 1975.
Tutto è cominciato perché avrei voluto (e potuto) vedere i primi a gennaio quando sono venuti a Milano al Plastic: avevo anche vinto un biglietto, ma dato che ero sola alla fine avevo rinunciato.
Una cosa simile mi è successa per i 1975, visto che erano venuti a Milano a febbraio con i Two Door Cinema Club e io me ne ero fottuta altamente, arrivando troppo in ritardo al concerto per poterli sentire.
Così, quando ho scoperto che entrambi avrebbero suonato a Torino, ho pensato che non potevo assolutamente perdermeli. Ho trascinato Roberta all'Astoria ed è stato fantastico.
Appena arrivate a Torino siamo andate all'Astoria a prendere i biglietti, dato che avevo paura che sarebbero finiti. Mentre camminavamo ho detto a Roby: "Adesso ci ritroveremo gli Swim Deep lì a fare il soundcheck." Bè, non proprio, dato che erano lì fuori seduti a dei tavolini! Assurdo. E' stato stranissimo comprare i biglietti per il loro concerto praticamente davanti a loro, i 1975 e i tecnici vari.
Ce ne siamo andate a fare un giro per Torino e dopo un po', dando un'occhiata a Twitter, leggo che Austin, il cantante degli Swim Deep, ha scritto che lo show è sold out. Phew!
Comunque.
Dopo cena ci siamo preparate e poi siamo tornate all'Astoria, trovando (di nuovo!) gli Swim Deep tranquillamente seduti ai tavoli, in mezzo alla gente. Un po' confuse, siamo entrate e dei ragazzi inglesi ci hanno indicato che il concerto era al piano di sotto, letteralmente in un buco. Vabbè.
Il palco era piccolissimo e i 1975 erano già intenti a provare microfoni e cose varie.
Poco dopo hanno iniziato a suonare e devo dire che mi sono piaciuti tantissimo. Il cantante ha proprio una bella voce, anche dal vivo, e poi eravamo vicinissime quindi è stato ancora più bello. Considerando, in più, il fatto che avevo sentito solo poche delle loro canzoni e neanche sapevo i testi, sono stati comunque capaci di coinvolgermi. E poi hanno fatto un casino assurdo! Ad un certo punto, suonando, si sono messi tutti a fare headbanging a ritmo. Fighissimo. Ah e poi ho anche scoperto che sono di Manchester, quindi gli voglio bene a prescindere. Cari. Sono anche rimasti poi a vedere gli Swim Deep per un po'.
Passiamo, appunto, agli Swim Deep, ovvero il motivo principale per cui sono andata a questo concerto. Li ho scoperti grazie agli Spector (tra l'altro, chi mi ritrovo sul palco a fare il tecnico del suono agli Swim Deep, se non proprio il tecnico degli Spector a cui avevo chiesto la setlist a novembre? E' un moooondo piiiiiccoooolo! Ok.), che sono andati in tour con loro in UK e che li adorano. E li hanno fatti adorare anche a me. E poi, cioè, sono anche amici degli Splashh e dei Peace... insomma, sono da amare e basta.
Zach sale sul palco a montarsi la batteria da solo (caro!) e si nota subito che è timidissimo dato che non guarda mai verso il pubblico e cerca di coprirsi la faccia con i capelli. Tra l'altro sembra che abbia addosso il pigiama, come commenta subito Roberta, e che sia troppo gracile per fare il batterista, come commenta subito un fotografo vicino a me. Ma povero!
Sul palco sale anche Mikey, il loro amico/tecnico, e c'è un super awkward moment quando qualche ragazza gli urla "Mikey! We love you!" e lui, confuso, risponde "... thanks.". AHAHAHAHAHA
Comunque. Già Cav era passato un paio di volte mentre suonavano i 1975, anche se nessuno lo aveva notato, ma finalmente, dopo una musichetta introduttiva, salgono tutti sul palco: anche Higgy (di cui mi sono innamorata ieri sera) e un tastierista di cui non conosco il nome.
Iniziano con una canzone di cui non conosco il nome, ma whatever. Austin ha dei pantaloni a fiori e Higgy ha una Fender Mustang strafiga.
Devo dire che durante il loro concerto, in particolare durante certe canzoni tipo Honey, c'è stato un pogo assurdo, cosa che Austin ha notato dicendo "I like this... energy." Poi ha ringraziato per il sold out, che per loro significa molto, ha detto che Torino è bellissima, insomma le solite cose.
Poi c'era qualcuno che continuava a gridare una cosa tipo "Yayo", allora lui ha chiesto cosa vuol dire, ma nessuno ha risposto. Il che mi è dispiaciuto perché deve aver pensato che fosse tipo un insulto, infatti ha chiesto "Does it mean what I think it means? ... Well, enough. This next song is called YAYO!" e gli altri della band sono scoppiati a ridere.
Higgy è un altro supertimido stile Zach, ci dava quasi sempre le spalle (quindi stava rivolto verso la batteria) e non ci guardava quasi mai.
Ma tutti loro sinceramente sembravano abbastanza timidi, penso di aver avuto qualche eye contact giusto una volta con ognuno di loro. Cuccioli.
The Sea è stata, ovviamente, fighissima, e l'hanno cantata quasi tutti.
Poi Austin (che durante il concerto si è tipo versato una bottiglietta d'acqua in testa - sì, faceva alquanto caldo) ha detto che era stato bello ma che restavano due canzoni. In seguito al nostro grido di protesta, si gira verso gli altri che hanno delle facce alquanto WTF, parlano per un po' e poi si rivolge di nuovo a noi dicendo che no no cioè hanno TRE canzoni. Della serie, una ce la inventeremo.
Due delle ultime tre sono state, bè She Changes The Weather con la parte di piano suonata alla chitarra da Austin (insomma quel tastierista ha faticato un sacco), che è sempre e comunque stupenda, e poi per il gran finale: King City, conclusasi con Austin che suonava seduto/caduto/accasciato per terra.
Insomma figatissima, insomma top marks, insomma amo i concerti piccoli e sudici e belli e questi gruppetti piccoli sudici e belli.
Ma non è finita qui!
Infatti dopo il concerto, dopo essermi inculata la bottiglietta d'acqua inutilizzata dell'inutile tastierista, dopo aver chiesto al mitico Mikey se c'era per puro caso una qualche setlist ed essermi sentita rispondere che no, sorry, la setlist non ce l'hanno, dopo aver inculato un poster del concerto al locale... sono andata al banchetto del merchandising.
Nonostante le mie scarse finanze, non volevo andarmene senza un ricordo, così ho chiesto al tipo se per caso aveva il vinile di She Changes The Weather. Quel simpaticone inglese mi fa: "No, però l'album esce tra poco, e comunque se ti interessa mi sono rimasti questi due vinili di The Sea e cioè non voglio fare il salesman ma ti dico che sono gli ultimi due rimasti al mondo cioè tipo ce n'erano 500 in tutto e questi sono gli ultimi due, quindi poi quando uscirà l'album tu potrai rivenderli a millemila euro!!!1111" insomma, ho fatto finta di pensarci e alla fine gli ho dato 5€ per sto cazzo di vinile.
Ci siamo messi a chiacchierare del concerto e NEL FRATTEMPO arriva l'amico tecnico degli Spector a scroccargli una sigaretta e anche a lui il tipo fa il discorso "the last 2 cigarettes in the world..." al che SpectorTech fa "every time..." e se ne va, lasciandomi senza la possibilità di fare due chiacchiere anche con lui. Pazienza.
Ma non è ancora finita qui!
Infatti mentre me ne sto lì col vinile in mano penso che voglio farmelo autografare, e mi passano vicino Zach e Austin. Chiedo una penna a Roberta e riesco a raggiungere Zach che è superintimidito (da me???? wtf) ma mi firma gentilmente il vinile e se ne va. O meglio, rimane lì nei paraggi a parlare con il merch guy e ogni tanto ci guarda.
Intanto Cav è al bar, così decido di aspettarlo e chiedere anche a lui di firmarmi il vinile. Lui è molto più tranquillo di Zach, mi risponde "Sure", posa la birra da una parte e firma, per poi ringraziarci di essere venute. Volevo trovare anche gli altri due ma sembravano scomparsi, così io e Roby abbiamo deciso di andare fuori, dove c'era Zach con non so chi, e di nuovo ci dà un'occhiata. Ma degli altri neanche l'ombra, così abbiamo provato a tornare di sotto ma il dj set faceva schifo, quindi abbiamo deciso di andarcene.
Per concludere, non so cosa darei per passare così ogni sabato sera. Stupendo.
Friday, 10 May 2013
#scrivoperché
Posted by Alessia at 01:50 0 comments
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