Sunday, 9 June 2013

1-2-3-4-BLUE

Mi sento stranissima a scrivere questo post.
Il concerto di cui sto per parlarvi è diversissimo da quello di cui vi ho appena parlato (Palma Violets) e, soprattutto, al momento sono più in post-gig depression per i Palma che per il concerto di ieri.
Sono andata a vedere i Blue.
Avete presente, quelli di One Love e tutte quelle altre canzoncine cheesy che ascoltavo quando facevo le elementari-medie. Ebbene, dopo tipo 10 anni, il richiamo del cash si è fatto sentire anche per loro e sono tornati. Con un nuovo album, Roulette. Inutile dire che io e la mia amica (Pamela) con cui ero andata a vederli il 23 giugno 2004 a Roma non potevamo farceli sfuggire, così abbiamo comprato i biglietti per il loro concerto all'istante e abbiamo atteso con ansia la fatidica data.

Ieri c'è stata anche una signing session dei suddetti Blue alla Mondadori di Piazza Duomo a Milano, a cui abbiamo partecipato.
Il bello è che siamo arrivate in Duomo per prendere il cd (necessario per partecipare alla session) verso le 9.30, e abbiamo visto che qualche ragazza era già in fila, ma non potevamo crederci, e soprattutto non abbiamo dato peso alla cosa. Dopo aver comprato il cd, con annesso "pass" per la signing session del pomeriggio, siamo andate a farci un giro e a pranzo.
Dopo pranzo siamo tornate lì a dare un'occhiata: le persone erano aumentate, sì, ma ancora non eravamo preoccupate. Siamo tornate a casa a renderci presentabili e, quando siamo tornate, c'erano ormai CENTINAIA di persone in fila davanti alla Mondadori. 
Non potevamo crederci.
Vi risparmio la descrizione della gente che c'era (fan di Bieber, Conor Maynard, Demi Lovato et similia): dico soltanto che mi faceva letteralmente schifo stare lì in mezzo... persone maleducate e volgari, prime fra tutte quelle di "Blue Italia" e le mamme delle fan (sì, le mamme).

Dopo circa due ore di attesa in fila in piedi con annesse sbirciatine a twitter in cerca di news, i Blue si affacciano a un balcone di Piazza Duomo. Urla varie, poi spariscono.
Finalmente la fila inizia a scorrere: si inizia.
Arriva il nostro turno, entriamo e il tour manager (con cui ho anche scambiato qualche parola) ci fa avanzare una alla volta: non possiamo fare foto con loro ma solo a loro (che cazzata).
Il primo al tavolo è Simon: gli chiedo cosa voglia dire "pakah", una cosa che scrive sempre su twitter. Lui, gentile, mi risponde. Lo ringrazio, saluto e proseguo. Ma Antony, che era vicino a lui, aveva già preso il libretto del mio cd per firmarlo e lo aveva passato a Duncan. Così vado da lui, che se non altro si degna di guardarmi e salutarmi. Ma mentre lo fa Lee sta già firmando, e appena ha finito un tizio gli strappa il libretto dalle mani e me lo passa, dicendomi di andarmene. Insomma, nessun contatto con Lee, che poi era l'unico di cui mi importava.
Esperienza deludente.
Per fortuna, però, Lee più tardi si è affacciato di nuovo al balcone di prima e soprattutto li abbiamo rivisti quando sono usciti dalla Mondadori.

Ma passiamo al concerto.
Hanno rivoluzionato l'Alcatraz (praticamente dimezzandolo) e quindi eravamo abbastanza in fondo, anche perché siamo arrivate a cancelli già aperti.
Fortunatamente, però, durante il concerto siamo riuscite a passare un po' più in avanti.
Anzi, a dire il vero sono riuscita ad avere proprio una buona visuale, pur non essendo esattamente in prima fila.
Il concerto ha seguito un ordine abbastanza "programmato", nel senso che per prime hanno fatto le canzoni lente e strappalacrime, come Sorry Seems to be the Hardest Word e A Chi Mi Dice (bellissima). Poi U Make Me Wanna (anch'essa bellissima, non saprei neanche spiegare il perché), Break My Heart (una nuova) e poi si sono seduti per fare 3 acustiche con l'aiuto di un chitarrista (Ben, se non sbaglio): Best in Me, Don't Treat Me Like a Fool e Long Time. E' stato un bel momento, non mi aspettavo che suonassero queste 3.
Poi è stata la volta di I Can, introdotta da un discorso su come non bisogna farsi scoraggiare da chi ci dice che non possiamo fare qualcosa e blabla.
Infatti, dimenticavo che ogni tanto uno di loro prendeva la parola tra una canzone e l'altra per ringraziarci di tutto, di averli aspettati (sì certo, non ho fatto altro in 10 anni), di avergli dato la possibilità di tornare... ok.
Dopo questa parte del concerto c'è stato un intermezzo in cui la band suonava e i ragazzi sono andati a cambiarsi: infatti all'inizio erano tutti eleganti (giacca e camicia, per intenderci), mentre quando sono tornati erano più sportivi, con jeans e maglietta.
A questo punto c'è stata un'altra triade di canzoni, stavolta tutte da All Rise, seguite dalla preferita di Pamela, l'immancabile Bubblin'. 
Durante una canzone (non ricordo quale) hanno anche fatto un pezzetto di Mirrors di Justin Timberlake, molto carino secondo me.
Più tardi hanno anche fatto Sex on Fire, molto blasfema invece. Da fan dei Kings of Leon non ho potuto sopportare né il fatto che la maggior parte della gente non la conoscesse, né che i Blue l'abbiano trasformata in canzoncina da coretto con balletto annesso.
Ma vabbè.
Le ultime tre prima dell'encore sono state molto belle: If You Come Back, Hurt Lovers e Curtain Falls (che io trovo, da sempre, una canzone stupenda; è la canzone con cui i Blue se ne sono andati spezzando i nostri cuori di teenager).
Dopo la pausa sono tornati con We Got Tonight e One Love. 
Avrebbero potuto finire in bellezza con One Love, la loro canzone più bella, e sarebbe stato un finale perfetto e azzeccato, una chiusura del cerchio.
Invece no.
Hanno scelto di chiudere con una canzone che, stando alla scaletta, si chiama Sing for Me, e che non è neanche nel nuovo album. Truzzissima e orribile.

A parte questo finale deludente, però, è stato un bel concerto. Pensavo sarebbe stato più corto, e invece ci hanno fatto ben 20 canzoni, senza contare il fatto che la scaletta, almeno a mio parere, era abbastanza equilibrata tra i vari album.
E poi ci sono stati svariati momenti folli e divertenti: dai balletti (identici a 10 anni fa) di Simon, al "Silenzio!" di Antony che ci ha fatte scoppiare a ridere, alle smorfie e finti tuffi tra il pubblico di Lee ("I almost lost my hand!"), ai sorrisi di Duncan.
Sono proprio gli stessi Blue di sempre, e se questo da una parte mi ha fatto piacere, ho anche capito quanto io, al contrario, sia cambiata rispetto a quando li ascoltavo.
Nonostante questo, sono stata più che felice di rivederli, e in particolare di rivedere Lee: in fondo era lui quello che sognavo di sposare, quello che per me era il più bello e il più perfetto (e il motivo principale per cui ascoltavo i Blue). Sono tornata una sciocca tredicenne, anche se solo per una sera.
Che dire?
Ci rivediamo tra altri 10 anni.

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