Monday, 31 March 2014

People in love make me feel yuck

Sono le 00:56 del primo aprile, non riesco a dormire e quindi quale occasione migliore per narrarvi del concerto dei mitici, fantastici, inimitabili Drenge?

Come vi ho già raccontato nel post precedente, era da dicembre scorso (tour dei Peace) che morivo dalla voglia di vedere sia i Superfood che i suddetti Drengyboys, e se il 19 febbraio ho visto i primi, il giorno dopo ho avuto la fortuna di vedere i secondi. E non uso una parola a caso parlando di fortuna, dato che il concerto era sold out. Potete immaginare la mia disperazione, ma grazie a Facebook sono riuscita a trovare una ragazza che, non potendo più andare, mi ha venduto il suo biglietto.

E così, la sera del 20 febbraio, sono salita (o scesa?) in metro alla volta di King's Cross per vedere i fratelli Loveless allo/a Scala. Ma perché il posto si chiama proprio Scala, vi chiederete voi? Ebbene, ecco la risposta: perché prima di arrivare al piano dove fanno i concerti dovete farvi qualcosa come quattro rampe di scale, ecco perché. Contenti?

Comunque. Ad aprire il concerto c'erano i Traams, un gruppo demmè, dopo i quali ho cercato di avanzare il più possibile verso il palco. Il secondo gruppo spalla erano invece i Wytches, tanto cari e tanto bravi. Non li conoscevo, se non di nome, e mi sono piaciuti moltissimo. Spero tanto di rivederli in futuro. Erano violentissimi e carichissimi. Per non parlare del fatto che durante la loro esibizione la gente pogava in maniera assurda, tanto da far tremare il pavimento. Giuro che pensavo che saremmo crollati tutti, noi e la fottuta Scala.

Dopo aver raggiunto un'ottima posizione in seconda fila sulla sinistra, ecco arrivare sul palco i Drenge. Niente presentazioni, solo tanto casino. Che dire? Sono bravissimi. Come i Black Keys e le Deap Vally, pur essendo un duo riescono a far rumore quanto una band di 10 persone. Il pubblico era in delirio, tra gente che pogava, che limonava... vabbè. Hanno anche fatto una (o due? non ricordo) canzone nuova, non male. Il concerto si è concluso con Eoin che ha versato qualcosa addosso a Rory, e Rory che se ne è andato per primo, senza neanche salutare. Non che mi sia dispiaciuto: questo è lo stile dei Drenge, si concentrano sulla musica e non sulle smancerie o sull'immagine.

E' stato bello (ma anche inaspettato) vedere Danny, il manager di Miles, fargli da tecnico. WTF??

Insomma sì, non vedo l'ora di rivedere i Drenge live perché sono stati a dir poco grandiosi. Volevo vederli da tantissimo e finalmente ce l'ho fatta. Sono felicissima.

[questo post potrebbe non avere molto senso data l'ora tarda e soprattutto la mia mancanza di ore di sonno negli ultimi 3 giorni. xo]

Sunday, 30 March 2014

I can never sleep

Forse non ve ne ricordate, ma lo scorso dicembre, quando ancora non vivevo a Londra, sono venuta qui apposta per due concerti, uno dei quali era quello dei Peace. Nonostante fossi felice di essere riuscita a vederli finalmente, ero un po' delusa dal fatto che i Superfood (e i Drenge) li supportassero in TUTTE le date, a parte quella in cui sono andata io. Ma per fortuna ho avuto la possibilità di rifarmi il mese scorso, quando i cari brummies hanno suonato all'Oslo a Hackney. Forse dovrei aggiungere che fino al giorno stesso ero molto indecisa su cosa fare, dato che quella sera i Childhood suonavano da un'altra parte (congrats, NME) e la tentazione di incontrare i Palma (che sarebbero stati sicuramente presenti) era forte. Ma alla fine ho optato per la band che non avevo ancora visto live.

Ero molto esaltata all'idea di andare, perché il mio desiderio iniziale, quando mi sono trasferita, era quello di vivere a East London, e visto che ancora non ero mai uscita di sera da quelle parti, è stato bello. Il posto era (ovviamente) strapieno di hipster, e addirittura non c'era un biglietto di ingresso, ma mi hanno semplicemente timbrato la mano. Il concerto era al piano superiore dell'Oslo, e quando sono arrivata non c'era ancora praticamente nessuno, ma la seconda band di supporto stava già suonando (orrendi).

Dopo un po' sono finalmente arrivati i Superfood. Mi sono piaciuti un sacco, ovviamente non posso dire di essere la loro più grande fan, ma ho apprezzato sia le canzoni che già conoscevo che quelle nuove (i ragazzi hanno appena finito di registrare il loro primo album). L'unica pecca è stata la durata del concerto: l'ho trovato davvero corto! Ok, l'album deve ancora uscire, ok, siete una band nuova... Però non so, mi è sembrato davvero che il tempo sia volato, e non in senso buono.

A parte ciò, ripeto, devo dire che il concerto mi è piaciuto (se non si considera il tizio folle che potava DA SOLO vicino a me) e non vedo l'ora che esca l'album. Come per gli Strypes, sarebbe bello vedere come questa band se la cava ad un festival.


Wednesday, 26 March 2014

Oh what a shame

Il 13 febbraio sono tornata all'O2 Shepherd's Bush Empire (dopo esserci già stata a dicembre per i Peace) a vedere gli Strypes. Me li ero persi non andando al concerto degli Arctic Monkeys a Milano, dove facevano da supporto, per cui non volevo fare di nuovo lo stesso errore.

Purtroppo mi sono dovuta accontentare di un posto sul balcony e non in platea, ma questo non mi ha impedito di godermi il concerto: i ragazzi mi hanno molto sorpresa. 

Ma andiamo con ordine: avevano 2 band di supporto, non ricordo il nome della prima, ma non mi sono piaciuti; la seconda, invece, i Southern, mi è piaciuta molto. Ottima scelta.

Gli Strypes sono saliti sul palco accolti da un boato sia di teenager (c'è stato un pogo assurdo, che proprio non mi aspettavo, per tutto il concerto) sia di signori di mezza età fan di Costello. Hanno iniziato con la canzone che dà il titolo a questo post, senza nessuna presentazione... hanno semplicemente iniziato a suonare. E le prime canzoni (alcune loro, alcune cover) si sono succedute praticamente senza pause, una dopo l'altra.

Questi ragazzi hanno un'energia assurda, e questo concerto mi ha persino fatto apprezzare, finalmente, il chitarrista, che fino ad allora non sopportavo: pensavo avesse un atteggiamento strafottente, e invece tanto per cominciare suona da dio, e poi è bravissimo a coinvolgere il pubblico, con i suoi "Are you alright, yeah?" e venendo in continuazione in avanti per toccare chi era in prima fila. Complimenti.

La mia canzone preferita è stata forse Angel Eyes, un pezzo blues che non conoscevo prima. Ma mi è piaciuta tantissimo anche Hometown Girls, che poi è la prima canzone che io abbia mai ascoltato degli Strypes.

Ho apprezzato il fatto che la band sia riuscita a fare un buon concerto nonostante più volte ci siano stati problemi tecnici, soprattutto con l'armonica suonata perlopiù dal cantante e poi, soltanto per una canzone, dal bassista. Senza contare il fatto che è stato un concerto lunghissimo per una band che ha soltanto un album all'attivo.

Il suddetto concerto si è concluso con Josh, il chitarrista, che ha gettato la sua chitarra in pasto alla folla, e il tecnico che ha dovuto lottare duramente per riprendersela.

Insomma, è stata una bella serata: come ho già scritto, gli Strypes mi hanno molto sorpreso, non tanto per il loro talento, di cui ero già a conoscenza per aver ascoltato la loro musica, ma soprattutto per la loro presenza scenica. Vedendo il cantante, Ross, che indossa sempre quegli occhiali da sole, non ci si aspetterebbe da parte sua una grande partecipazione durante i live, e invece si è scatenato esattamente come gli altri membri della band. Davvero, sono uno più pazzo dell'altro e non mi dispiacerebbe affatto vederli di nuovo, magari a qualche festival.

Sunday, 23 March 2014

Mesmerise

La giornata del 10 febbraio è iniziata all'alba, o forse anche prima.
Questo perché dovevo trovarmi da Rough Trade East all'orario di apertura (8 a.m.) e vivo esattamente dall'altra parte della città.

E perché dovevo andare da Rough Trade, vi starete chiedendo? Eh. Perché il 10 febbraio è uscito l'album di debutto dei Temples, Sun Structures, e i cari hanno deciso di celebrare questo avvenimento suonando gratis da Rough Trade, appunto. Gratis per modo di dire, perché per avere la possibilità di assistere al concerto bisognava comprare l'album al negozio il giorno stesso.

Così, dopo essermi fiondata a Brick Lane di prima mattina, dopo aver fatto due colazioni per sopperire alla mancanza di ore di sonno e dopo un'intera giornata di lavoro, ho finalmente visto i Temples.

E' stata un'esperienza mistica. Sono formidabili, capaci di creare quel cosiddetto "wall of sound" che non è esattamente da tutti. Sono anche timidini, soprattutto il bassista, ma veramente assurdi dal punto di vista dell'esibizione live. La mia canzone preferita (che ancora non conoscevo) è stata forse A Question Isn't Answered, ma ho amato profondamente anche Mesmerise.

Il concerto è, ovviamente, durato troppo poco; ma d'altronde si trattava soltanto di un in-store per la presentazione dell'album, quindi non potevo certo aspettarmi un vero e proprio show. E comunque non mi hanno assolutamente deluso: come ho già detto, sono stati mind-blowing.

Dopo il set, i ragazzi della band hanno firmato i cd: sono stati carinissimi, gli ho detto che erano stati molto bravi, loro hanno ringraziato e poi ho avuto una sorta di mini conversazione con il cantante, haha. Dopodiché, felice, sono uscita da Rough Trade e me ne sono tornata a casa.

Fin.

Monday, 10 March 2014

Storms

Il concerto di cui parlerò oggi è un altro concerto a cui in teoria non sarei dovuta andare, nel senso che era sold out. Ma, fortunatamente, all'ultimo hanno messo in vendita dei "production tickets" e ho potuto vederlo. Sto parlando di Tom Odell alla Brixton Academy.

Avevo già visto il caro Tom al V Festival l'anno scorso, in prima fila, e l'avevo trovato molto bravo e molto energico. Anche stavolta non mi ha delusa.

Colui che, però, ha davvero catturato la mia attenzione l'8 febbraio è stato un altro ragazzo, che ha aperto per Tom: James Bay. La prima volta che ho ascoltato la voce di James è stato in occasione della sfilata primavera/estate 2014 di Burberry: una sua canzone era nella "colonna sonora" e mi ha subito colpito. La canzone in questione è When We Were On Fire e al concerto ha aperto con questa, non potevo crederci. Ho amato profondamente tutto il suo set, era lui soltanto con la sua chitarra... è stato magico (anche se, purtroppo, io ero sul balcony e non sotto al palco come avrei voluto). Dopo il concerto l'ho anche visto parlare con qualcuno, ma sono stata - come al solito - troppo codarda per andare a parlarci anche io.

Dopo James c'è stato un altro gruppo spalla: Fryars. In realtà non ho ancora ben capito se si tratti di un gruppo o di un cantante, però mi è piaciuto/sono piaciuti. Ad un certo punto il cantante ha anche detto qualcosa del tipo che aveva ordinato una cena indiana ma gli era arrivata troppo tardi e così aveva mangiato subito prima di salire sul palco, per cui stava per sentirsi male. Ahah.

Ma passiamo alla vera star della serata: Tom Odell.

Ancora una volta (come nel caso dei 1975) l'atmosfera è stata rovinata dalle fangirl urlanti: sul serio, vi odio. Tom, però sembrava divertito: leggendo un cartello che diceva "Make me hard, make me come" ha detto: "Naughty, naughty!". Sembra un ragazzo simpatico.

Il concerto è stato abbastanza corto, mi è dispiaciuto che non abbia suonato Storms (una delle mie preferite dal suo album) ma è stato bello che l'encore sia stato costituito perlopiù da cover o comunque da canzoni più "pazze" e movimentate, come See If I Care (che non conoscevo!). Tom ha anche suonato un paio di canzoni nuove, che ha detto di aver scritto mentre era in America per qualche settimana.

Mi ha fatto ridere quando, giusto prima di suonare Another Love, ha imitato coloro che cercavano di zittire le fangirl urlanti, facendo "Shh!".

Insomma, è stato un gran bel concerto, se vogliamo tralasciare l'enorme scritta "TOM ODELL" sullo sfondo del palco, con tanto di lucine intermittenti (Tom stesso ha ammesso che era un tantino imbarazzante). Non mi dispiacerebbe rivederlo live, è un pazzo e sono certa che ha una lunghissima carriera davanti a sé.

Sunday, 9 March 2014

If you wanna find love

Il primo concerto di quest'anno ha avuto luogo ormai 2 mesi fa, il 9 gennaio. Si è trattato dei 1975 alla Brixton Academy a Londra.
Ebbene sì, miei cari lettori: mi sono trasferita a Londra. Il fatto che è molto probabile che tra  poco me ne dovrò andare è del tutto irrilevante ai fini della narrazione, comunque... esattamente un giorno dopo essere sbarcata in terra d'Albione, e dopo aver preso l'overground per andare in culonia a prendere il biglietto di un concerto altrimenti sold out, mi sono recata alla volta di South London, in quello spaventoso e sconosciuto luogo noto come Brixton, per vedere i suddetti 1975. Li avevo già visti, come vi ho raccontato l'anno scorso, a Torino. Mi erano piaciuti, ma se avessero suonato solo loro probabilmente non avrei fatto tutte queste pazzie per vedere il concerto. La vera ragione per cui volevo vederlo è che i 1975 erano supportati nietepopodimenoché dagli Swim Deep.
Ora, tralasciando il fatto che quando ho visto entrambi a Torino erano i 1975 a supportare gli Swim Deep e non viceversa, un altro fattore determinante per la mia scelta è stato il fatto che l'altra band di supporto fossero i Wolf Alice.
Non li avevo mai visti prima e ci tenevo molto, perché li ritengo bravissimi.

Purtroppo la data del concerto coincideva anche con il mio primo giorno di stage, quindi sono arrivata al concerto sfinita e, soprattutto, in ritardo: i Wolf Alice avevano già iniziato.
Nonostante questo, sono riuscita a godermi il loro set, in particolare Blush. Sono fantastici e spero di avere la possibilità di rivederli in futuro.

Poi è stata la volta degli Swim Deep: mi è dispiaciuto che il pubblico non fosse molto coinvolto, ma è stato bello rivederli. All'Astoria avevano già suonato alcune canzoni dell'album che ancora doveva uscire, ma stavolta già le conoscevo (l'album è uscito, se non sbaglio, a settembre) quindi sono riuscita ad apprezzarle di più. Sono rimasti gli stessi: Higgy timido, Zack che si nasconde dietro la batteria, Cav abbastanza inutile (sorry), Austin, mi spiace dirlo, stonato. In realtà sembrava che fosse sotto l'effetto di qualche sostanza, ma vabbè. La mia canzone preferita del set è stata senz'altro Stray: soprattutto in questo momento della mia vita, è molto rilevante per me ("I'm not leaving, just finding my way home"). E poi ovviamente The Sea. Insomma, gli Swim Deep si sono confermati tanto cari (e bravi, stonature a parte!).

Per quanto riguarda il main act, paradossalmente quello che mi interessava di meno, mi hanno sorpreso: la produzione era fatta molto bene, con delle luci strafighe (che ovviamente mi hanno impedito di fare foto decenti). L'unico problema era il pubblico: si trattava perlopiù di teenager intente ad urlare e a far foto piuttosto che ad apprezzare la musica. Mi sono molto piaciute Girls e Settle Down, ma in generale tutto il concerto è stato piacevole; nonostante questo, non penso che tornerò a vedere i 1975. Ripeto, non sono male, mi fa piacere ascoltare le loro canzoni alla radio e sono meglio di molte altre band in circolazione, ma non mi hanno fatto esattamente impazzire o comunque non mi hanno lasciata con la voglia di rivederli live, almeno non troppo presto. Chissà.

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere anche i resoconti degli altri concerti che ho visto da quando sono qui a Londra.

G'night.