Wednesday, 26 March 2014

Oh what a shame

Il 13 febbraio sono tornata all'O2 Shepherd's Bush Empire (dopo esserci già stata a dicembre per i Peace) a vedere gli Strypes. Me li ero persi non andando al concerto degli Arctic Monkeys a Milano, dove facevano da supporto, per cui non volevo fare di nuovo lo stesso errore.

Purtroppo mi sono dovuta accontentare di un posto sul balcony e non in platea, ma questo non mi ha impedito di godermi il concerto: i ragazzi mi hanno molto sorpresa. 

Ma andiamo con ordine: avevano 2 band di supporto, non ricordo il nome della prima, ma non mi sono piaciuti; la seconda, invece, i Southern, mi è piaciuta molto. Ottima scelta.

Gli Strypes sono saliti sul palco accolti da un boato sia di teenager (c'è stato un pogo assurdo, che proprio non mi aspettavo, per tutto il concerto) sia di signori di mezza età fan di Costello. Hanno iniziato con la canzone che dà il titolo a questo post, senza nessuna presentazione... hanno semplicemente iniziato a suonare. E le prime canzoni (alcune loro, alcune cover) si sono succedute praticamente senza pause, una dopo l'altra.

Questi ragazzi hanno un'energia assurda, e questo concerto mi ha persino fatto apprezzare, finalmente, il chitarrista, che fino ad allora non sopportavo: pensavo avesse un atteggiamento strafottente, e invece tanto per cominciare suona da dio, e poi è bravissimo a coinvolgere il pubblico, con i suoi "Are you alright, yeah?" e venendo in continuazione in avanti per toccare chi era in prima fila. Complimenti.

La mia canzone preferita è stata forse Angel Eyes, un pezzo blues che non conoscevo prima. Ma mi è piaciuta tantissimo anche Hometown Girls, che poi è la prima canzone che io abbia mai ascoltato degli Strypes.

Ho apprezzato il fatto che la band sia riuscita a fare un buon concerto nonostante più volte ci siano stati problemi tecnici, soprattutto con l'armonica suonata perlopiù dal cantante e poi, soltanto per una canzone, dal bassista. Senza contare il fatto che è stato un concerto lunghissimo per una band che ha soltanto un album all'attivo.

Il suddetto concerto si è concluso con Josh, il chitarrista, che ha gettato la sua chitarra in pasto alla folla, e il tecnico che ha dovuto lottare duramente per riprendersela.

Insomma, è stata una bella serata: come ho già scritto, gli Strypes mi hanno molto sorpreso, non tanto per il loro talento, di cui ero già a conoscenza per aver ascoltato la loro musica, ma soprattutto per la loro presenza scenica. Vedendo il cantante, Ross, che indossa sempre quegli occhiali da sole, non ci si aspetterebbe da parte sua una grande partecipazione durante i live, e invece si è scatenato esattamente come gli altri membri della band. Davvero, sono uno più pazzo dell'altro e non mi dispiacerebbe affatto vederli di nuovo, magari a qualche festival.

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