Sunday, 9 June 2013

1-2-3-4-BLUE

Mi sento stranissima a scrivere questo post.
Il concerto di cui sto per parlarvi è diversissimo da quello di cui vi ho appena parlato (Palma Violets) e, soprattutto, al momento sono più in post-gig depression per i Palma che per il concerto di ieri.
Sono andata a vedere i Blue.
Avete presente, quelli di One Love e tutte quelle altre canzoncine cheesy che ascoltavo quando facevo le elementari-medie. Ebbene, dopo tipo 10 anni, il richiamo del cash si è fatto sentire anche per loro e sono tornati. Con un nuovo album, Roulette. Inutile dire che io e la mia amica (Pamela) con cui ero andata a vederli il 23 giugno 2004 a Roma non potevamo farceli sfuggire, così abbiamo comprato i biglietti per il loro concerto all'istante e abbiamo atteso con ansia la fatidica data.

Ieri c'è stata anche una signing session dei suddetti Blue alla Mondadori di Piazza Duomo a Milano, a cui abbiamo partecipato.
Il bello è che siamo arrivate in Duomo per prendere il cd (necessario per partecipare alla session) verso le 9.30, e abbiamo visto che qualche ragazza era già in fila, ma non potevamo crederci, e soprattutto non abbiamo dato peso alla cosa. Dopo aver comprato il cd, con annesso "pass" per la signing session del pomeriggio, siamo andate a farci un giro e a pranzo.
Dopo pranzo siamo tornate lì a dare un'occhiata: le persone erano aumentate, sì, ma ancora non eravamo preoccupate. Siamo tornate a casa a renderci presentabili e, quando siamo tornate, c'erano ormai CENTINAIA di persone in fila davanti alla Mondadori. 
Non potevamo crederci.
Vi risparmio la descrizione della gente che c'era (fan di Bieber, Conor Maynard, Demi Lovato et similia): dico soltanto che mi faceva letteralmente schifo stare lì in mezzo... persone maleducate e volgari, prime fra tutte quelle di "Blue Italia" e le mamme delle fan (sì, le mamme).

Dopo circa due ore di attesa in fila in piedi con annesse sbirciatine a twitter in cerca di news, i Blue si affacciano a un balcone di Piazza Duomo. Urla varie, poi spariscono.
Finalmente la fila inizia a scorrere: si inizia.
Arriva il nostro turno, entriamo e il tour manager (con cui ho anche scambiato qualche parola) ci fa avanzare una alla volta: non possiamo fare foto con loro ma solo a loro (che cazzata).
Il primo al tavolo è Simon: gli chiedo cosa voglia dire "pakah", una cosa che scrive sempre su twitter. Lui, gentile, mi risponde. Lo ringrazio, saluto e proseguo. Ma Antony, che era vicino a lui, aveva già preso il libretto del mio cd per firmarlo e lo aveva passato a Duncan. Così vado da lui, che se non altro si degna di guardarmi e salutarmi. Ma mentre lo fa Lee sta già firmando, e appena ha finito un tizio gli strappa il libretto dalle mani e me lo passa, dicendomi di andarmene. Insomma, nessun contatto con Lee, che poi era l'unico di cui mi importava.
Esperienza deludente.
Per fortuna, però, Lee più tardi si è affacciato di nuovo al balcone di prima e soprattutto li abbiamo rivisti quando sono usciti dalla Mondadori.

Ma passiamo al concerto.
Hanno rivoluzionato l'Alcatraz (praticamente dimezzandolo) e quindi eravamo abbastanza in fondo, anche perché siamo arrivate a cancelli già aperti.
Fortunatamente, però, durante il concerto siamo riuscite a passare un po' più in avanti.
Anzi, a dire il vero sono riuscita ad avere proprio una buona visuale, pur non essendo esattamente in prima fila.
Il concerto ha seguito un ordine abbastanza "programmato", nel senso che per prime hanno fatto le canzoni lente e strappalacrime, come Sorry Seems to be the Hardest Word e A Chi Mi Dice (bellissima). Poi U Make Me Wanna (anch'essa bellissima, non saprei neanche spiegare il perché), Break My Heart (una nuova) e poi si sono seduti per fare 3 acustiche con l'aiuto di un chitarrista (Ben, se non sbaglio): Best in Me, Don't Treat Me Like a Fool e Long Time. E' stato un bel momento, non mi aspettavo che suonassero queste 3.
Poi è stata la volta di I Can, introdotta da un discorso su come non bisogna farsi scoraggiare da chi ci dice che non possiamo fare qualcosa e blabla.
Infatti, dimenticavo che ogni tanto uno di loro prendeva la parola tra una canzone e l'altra per ringraziarci di tutto, di averli aspettati (sì certo, non ho fatto altro in 10 anni), di avergli dato la possibilità di tornare... ok.
Dopo questa parte del concerto c'è stato un intermezzo in cui la band suonava e i ragazzi sono andati a cambiarsi: infatti all'inizio erano tutti eleganti (giacca e camicia, per intenderci), mentre quando sono tornati erano più sportivi, con jeans e maglietta.
A questo punto c'è stata un'altra triade di canzoni, stavolta tutte da All Rise, seguite dalla preferita di Pamela, l'immancabile Bubblin'. 
Durante una canzone (non ricordo quale) hanno anche fatto un pezzetto di Mirrors di Justin Timberlake, molto carino secondo me.
Più tardi hanno anche fatto Sex on Fire, molto blasfema invece. Da fan dei Kings of Leon non ho potuto sopportare né il fatto che la maggior parte della gente non la conoscesse, né che i Blue l'abbiano trasformata in canzoncina da coretto con balletto annesso.
Ma vabbè.
Le ultime tre prima dell'encore sono state molto belle: If You Come Back, Hurt Lovers e Curtain Falls (che io trovo, da sempre, una canzone stupenda; è la canzone con cui i Blue se ne sono andati spezzando i nostri cuori di teenager).
Dopo la pausa sono tornati con We Got Tonight e One Love. 
Avrebbero potuto finire in bellezza con One Love, la loro canzone più bella, e sarebbe stato un finale perfetto e azzeccato, una chiusura del cerchio.
Invece no.
Hanno scelto di chiudere con una canzone che, stando alla scaletta, si chiama Sing for Me, e che non è neanche nel nuovo album. Truzzissima e orribile.

A parte questo finale deludente, però, è stato un bel concerto. Pensavo sarebbe stato più corto, e invece ci hanno fatto ben 20 canzoni, senza contare il fatto che la scaletta, almeno a mio parere, era abbastanza equilibrata tra i vari album.
E poi ci sono stati svariati momenti folli e divertenti: dai balletti (identici a 10 anni fa) di Simon, al "Silenzio!" di Antony che ci ha fatte scoppiare a ridere, alle smorfie e finti tuffi tra il pubblico di Lee ("I almost lost my hand!"), ai sorrisi di Duncan.
Sono proprio gli stessi Blue di sempre, e se questo da una parte mi ha fatto piacere, ho anche capito quanto io, al contrario, sia cambiata rispetto a quando li ascoltavo.
Nonostante questo, sono stata più che felice di rivederli, e in particolare di rivedere Lee: in fondo era lui quello che sognavo di sposare, quello che per me era il più bello e il più perfetto (e il motivo principale per cui ascoltavo i Blue). Sono tornata una sciocca tredicenne, anche se solo per una sera.
Che dire?
Ci rivediamo tra altri 10 anni.

Friday, 7 June 2013

I wanna be your friend

Lo so, lo so.
I miei post sono molto monotoni.
Non solo perché parlo soltanto di musica (anzi, solo di concerti), ma anche perché ne parlo sempre alla stessa maniera.
Il problema è che questa è l'unica maniera che conosco, dunque... se non vi va andatevi a leggere qualche bellissimo e interessantissimo fescionblog.

Veniamo a noi.

PALMA.
VIOLETS.

I Palma Violets sono un dolce quartetto di Lambeth, Londra, che insieme ai Peace e agli Swim Deep costituisce un trio di "nuove" band che mi piacciono da morire ultimamente.
Ebbene, neanche due settimane fa, in un momento di cazzeggio estremo, sono andata sul sito dei Palma per vedere se per caso c'erano delle upcoming dates: in fondo, da ottobre sarò più o meno libera (aka "solo" impegnata a scrivere la tesi) quindi potrei anche farmi qualche viaggetto in giro per l'Europa a vedere concerti, soldi permettendo.
Ebbene (x2), noto una data anomala: 4 giugno, Roma.
Inutile dire che ho avuto un infarto, cioè whaddafok.
Mi informo meglio e scopro non soltanto che, ebbene (x3) sì, i Palma avrebbero suonato a Roma, ma che due giorni dopo avrebbero suonato anche a Milano. AGGRATISE.
Non vi dico la mia reazione. Doppio, triplo infarto.
Lo annuncio subito alla mia amica Valu, a cui li avevo fatti conoscere tempo fa, e lei mi risponde con un semplice, rassicurante, delizioso "Andiamo.".

Arriva il 4 giugno.
I Palma sono a Roma, ma non viene detto nulla al riguardo, né da parte loro né da parte di promoter vari (le due date italiane sono "sponsorizzate" da Ray-Ban).
A questo proposito, tra l'altro, mi limito a farvi presente il comportamento di Vivo Concerti, che non ha minimamente pubblicizzato un evento riguardante dei SUOI artisti. Lasciamo stare.
Arriva il 5 giugno.
Mi aspetto che i Palma siano a Roma, o che siano già a Milano, o comunque somewhere in between. No. Il loro twitter e il loro facebook annunciano che sono a Londra, e che co-presenteranno una trasmissione della BBC Radio 1.
Dato che non avevo nulla da fare, ho deciso di ascoltare la trasmissione.
A parlare erano soltanto Chilli e Sam in realtà, e devo dire che anche quando parlano quei due hanno delle voci molto... bè, non so che altro aggettivo usare: sexy. Eh già.
La dj gli ha chiesto le classiche cose, e loro hanno detto che erano appena arrivati dall'Italia e che sarebbero tornati il giorno dopo. LOGIC
Hanno scelto qualche canzone da trasmettere, poi ho notato che la dj ha letto qualche tweet indirizzato ai Palma in diretta e ha invitato gli ascoltatori a scrivergli qualcosa, così ho deciso di scrivergli che non vedevo l'ora di vederli a Milano, dato che avevano citato la cosa.
LA TIZIA HA LETTO IL MIO TWEET.
La risposta di Chilli: "Well done Sheena (mio nome di twitter), tell all your friends! Oh, look at that!"
Inutile dire che la cosa mi ha resa ancora più excited per il concerto.
Arriva il 6 giugno.
I Palma scrivono (in italiano??!?!!11) che suoneranno all'OCA, e che ci aspettano lì e blabla.
Vado lì verso le 20 ma non c'è traccia della band (si scoprirà poi che erano in terrazza Martini a un evento organizzato da Elita). Io e Valu cazzeggiamo un po' lì intorno, io rubo un volantino del concerto, poi decidiamo finalmente di entrare.
I due gruppi spalla hanno fatto letteralmente cagare, addirittura i primi mi era già toccato vederli supportare i Kasabian all'Alcatraz due anni fa. 
Durante il secondo, però, sono arrivati i Palma.
Il bello è che Vale, tranquilla, mi fa: "Toh, ci sono i Palma Violets". Io mi giro, e me li ritrovo che mi passano di fianco. Ho reagito nell'unico modo possibile: urlando, ma loro non se ne sono neanche accorti. Meglio.
Pete e Will sono stati per un bel pezzo a guardarsi il secondo gruppo spalla dal backstage, e sembravano anche apprezzare, mentre Chilli e Sam si sono affacciati giusto un paio di volte per dare un'occhiata, soprattutto quando hanno messo della musica giusto prima che salissero sul palco loro (ad esempio, hanno messo gli Stone Roses e ovviamente gli inglesi -e wannabe- presenti erano sconvolti). Hanno anche messo L.S.F. aaaaaahhhhh (dimenticavo che "conduceva" la serata il mitico, l'unico, l'inimitabile... Carlo Pastore).
Finalmente Harry (un amico/merchandiser/pogatore) dei Palma sale sul palco e li presenta, scusandosi per il suo italiano "terribili" e chiamandoli "Palma Violètz". 
Arrivano loro, e da subito Chilli si distingue per la sua pazzia.
No, davvero.
E' veramente un pazzo. Non so neanche dove la trova, tutta quell'energia.
Sam era più calmo ma soprattutto bellissimo, però è stato soprannominato da Vale "Aladin", a causa del suo abbigliamento (camicia floreale e pantaloni blu larghi). E poi non guardava mai il pubblico, guardava sempre dritto davanti a sé. Che palle.
Will si è rivelato bravissimo, in particolare l'ho notato durante la prima canzone (Johnny Bagga' Donuts). Wow.
Pete invece era il più amorfo; tesoro, ho capito che suoni la tastiera, però abbi un po' di vitalità! Si è svegliato solo quando ad un certo punto tutti quanti loro si sono messi a cantare una canzone (non ricordo quale) e l'unico a non cantare, separato dagli altri, era Will.
Chilli non faceva altro che avvicinarsi a noi (il palco era piccolo e io ero in prima fila, ma c'era molta distanza tra la transenna e il palco, sigh), ad un certo punto ci ha tirato addosso la sua bottiglietta d'acqua e poi sembrava quasi che stesse per buttarsi, mentre invece ha solo abbracciato dei ragazzi. Ma anche quando restava sul palco, era talmente preso che faceva cadere in continuazione il suo microfono. Haha.
Poi, prima di Last of the Summer Wine, ci ha detto di mettere in alto le braccia, è venuto verso di noi e ha iniziato a dire: "Higher! Higher!" e nel farlo mi ha anche guardato indicandomi! Sono morta. In realtà mi ha guardato più di una volta, al contrario degli altri.
Comunque, le highlight per me sono state, ovviamente, le canzoni che conoscevo, ovvero Best of Friends, Step Up for the Cool Cats e We Found Love.
Ma loro sono talmente bravi che mi sono scatenata anche durante le altre.
Verso la fine del concerto, Chilli cosa fa? Torna verso di noi e ci invita con lui sul palco.
Esatto. Dopo vani tentativi di scavalcare la transenna (e dopo aver visto una stangona che per poco non si ammazzava nel farlo) decido di passare di lato, e sulle scale che c'erano tra la transenna e il palco mi ritrovo Chilli, che mi sorride. Io lo abbraccio (???) e salgo.
Non mi ricordo neanche che canzone stessero suonando, so solo che il pogo era violentissimo e avevo paura di cadere dal palco/farmi seriamente male. Ma ne è valsa la pena. Tra l'altro quasi per tutto il tempo mi sono ritrovata vicina al tastierista, pensate quanto era amorfo.
Ad un certo punto, però, la security ci caccia (e stava cacciando anche Pete, HAHAHA), così i Palma terminano la canzone da soli sul palco.
Insomma, un finale spettacolare.
Dopo il concerto per me e Vale c'è un altro momento di cazzeggio, durante il quale un tizio le offre una lattina di Peroni (???). Vado al banchetto del merchandising dove Harry sta vendendo le magliette e gli chiedo se per caso ha anche dei dischi. Risposta: "No, we forgot them, but you can find it on the Internet". WHAAAT
Will compare ma sta parlando con i tizi inglesi che erano al concerto, e continua a parlarci per un bel pezzo, finché non arriva quello che penso sia il tour manager che sembra dirgli che devono andarsene. 
Io e Vale decidiamo di seguire il tour manager verso il backstage, ma siamo accecate dalle luci del palco, cosa che provoca:
a) Vale che per poco non va a sbattere contro Pete
b) me che, troppo tardi mi accorgo di Sam che sta venendo nella direzione opposta.
Qual è stata la mia reazione? Ma come avete fatto ad indovinare? Gli ho urlato in faccia.
Questa volta, però, mi ha sentita, ma si è limitato a sorridermi senza fermarsi.
Ma perchéééééééééééééééééééééééé?
Vabbè. Mi sono rassegnata al fatto che Sam non accetterà mai il mio amore.
Decidiamo di uscire di nuovo, verso il tour bus. Will è fuori, così come Harry (che si sta limonando una????? girl, look at your life, look at your choices). Dopo un po' arriva Chilli, e sono tentata di farmi una foto con entrambi, ma non carpo il diem.
Chilli se ne va, Will pure, però poi il primo torna e finalmente lo carpo, sto diem.
Gli chiedo se possiamo farci una foto, e lui: "OK, quickly. Our driver is very angry!". Quindi è stato tutto molto veloce, non ho neanche fatto in tempo a dirgli la cosa della radio, però lui è stato comunque gentilissimo e ci ha ringraziate per essere venute. Caro.

Vabè basta, la smetto.
I Palma sono strafighi e Chilli è da amare.

Ah, e ora della triade mi mancano solo i Peace. Confido nell'autunno.


Saturday, 1 June 2013

I have to praise you like I should

Non penso di aver mai parlato di quanto sono legata ai Kasabian.
Non su questo blog, almeno.
Direi che è arrivato il momento di farlo.

Ieri sera li ho visti per la quinta volta e, come al solito, sono stati meravigliosi.
Aspettavo questo momento dall'ultima volta che li avevo visti, ovvero agosto scorso, e mi ero quasi rassegnata all'idea di non vederli affatto quest'anno.
Fortunatamente, non è stato così: concerto gratis in Duomo. Perfetto, se non fosse che io il giorno dopo ho avuto un esame. Vi lascio immaginare in che stato fossi ieri mattina.

Ma torniamo alle cose importanti. Concerto.
Un concerto che, grazie a Bacardi, mi sono goduta dall'area VIP (e quindi davanti) senza dover fare la fila.
Tutto è iniziato nella norma: musica d'apertura di Morricone, i ragazzi entrano, Days are Forgotten. Ma, verso la fine della canzone, notiamo che la faccia di Tom è strana: indica qualcosa davanti a sé. Finita la canzone, ci dice di fare un passo indietro e se ne va. Sergio ci dice: "Cinque minuti.". 
Non vi dico le nostre facce. Cos'è successo? Alla fine scopriamo che la transenna davanti si è rotta nel mezzo e devono ripararla, altrimenti non si può continuare.
Mi sono sentita morire, già immaginavo che i Kasabian non sarebbero più tornati sul palco.
E invece, per fortuna, dopo qualche minuto tutto si è risolto e sono tornati.
Mi chiedevo come avrebbero fatto a riprendere il concerto: in fondo Days are Forgotten è la prima canzone anche perché è movimentata, perché serve a "svegliare" il pubblico e a farlo entrare nel mood giusto per il resto del concerto, ma se dopo il concerto si interrompe, come si recupera quell'atmosfera?
I Kasabian decidono di procedere semplicemente con la scaletta: arriva Shoot the Runner, e riescono perfettamente a coinvolgere di nuovo tutti.
La suddetta scaletta è stata piuttosto prevedibile (non che mi stia lamentando, eh: avrebbero anche potuto suonare solo Underdog per 18 volte e sarei stata comunque felice), le uniche canzoni che non mi aspettavo di sentire sono state Man of Simple Pleasures, I.D. e Empire.
La prima di queste, in particolare, più la ascolto e più mi sembra essere una perfetta definizione di cosa e chi sono i Kasabian:

You won't take me for a ride, I'm far too fast for you to keep up with me. You won't take me for a ride, never catch the man that need no money. I'm not gonna be standing in the line, waiting for you just to pick me out. 
Club Foot è stata il delirio come al solito, anche se non lo sarà mai più (credo) come lo è stata a Leeds l'anno scorso.
Goodbye Kiss l'hanno un po' cambiata all'inizio, o meglio, questa volta Tim, o come mi piace chiamarlo, il "nuovo Jay", ha fatto un intro quasi un po' country, che non saprei descrivere, ma che mi è molto piaciuta. Anzi, proprio a proposito di Tim vorrei dire che è davvero bravissimo e che sì, ovviamente mi è mancato Jay, ma non così tanto da rimpiangerlo. Sono certa che Tim farà un ottimo lavoro con i ragazzi.

Una cosa che mi è particolarmente piaciuta di questo concerto è stata il "contatto" con i membri della band. Diciamo che nel lato dove mi trovavo io eravamo tutte fan dei Kasabian, e loro se ne sono accorti, dato che ci scatenavamo anche quando il resto della folla non reagiva più di tanto. Ad esempio, durante una canzone (credo fosse MOSP ma non ne sono sicura) io ero l'unica nella mia zona a muovermi, muovendo un braccio. Sergio si è girato un attimo, mi ha vista, si è avvicinato nella mia direzione e ha iniziato anche lui a fare quello stesso gesto, al mio stesso ritmo. So che ai concerti si ha sempre l'impressione che gli artisti ci stiano guardando, ma in questo caso ne sono assolutamente certa e mi ha fatto piacere.
Una cosa simile è successa con Tom, ma stavolta è stata una cosa più generale, nel senso che anche lui ci ha "individuate" come fan e quindi per un po' era rivolto verso di noi. E' stata una cosa molto carina, secondo me.
Lo stesso è successo durante Fire: ad un certo punto, ai concerti dei Kasabian, c'è questa "tradizione" per cui ci si mette giù e poi ad un certo punto si salta tutti insieme. Appena è arrivato il momento, Sergio ci ha fatto cenno, ma senza dire niente, quasi per intendere che comunque sapevamo già cosa fare. <3

Altri highlight? Bè, Praise You prima di L.S.F. e Sergio che si "ferma" con noi a fare LAAALALAAALALALALALALALAAA (ah, e Tom che fa "She loves you")

Finito il concerto, il mio pass VIP prevedeva che sarei dovuta andare ad un certo "aftershow". Io e un'altra ragazza, Fabrizia, decidiamo di provare ad andare, giusto per vedere se ci sarebbero stati i Kasabian. In caso contrario, saremmo tornate a cercarli vicino ai camerini. Detto, fatto: nessuna ombra dei Kasabian all'aftershow. Così torniamo indietro e, dopo un po', esce Sergio. Si fa mille foto (due con me, dato che la prima era venuta male - e in realtà pure la seconda, ma vabbè) e anzi, prima di uscire, aveva pure cercato di scavalcare la rete che ci divideva - per poi rendersi conto che se l'avesse fatto si sarebbe ammazzato.
Insomma, un pasticcino come sempre. Torna dentro il gazebo, così noi lo "seguiamo" da fuori della famosa rete. A questo punto riusciamo a vedere anche gli altri, che se la ridono, mangiano e bevono. Dopo qualche minuto, Tom ci vede, così viene da noi, e subito dopo Sergio esce di nuovo dal gazebo con, nientepopodimenoché, la sua chitarra acustica. 
Prima che chiunque abbia il tempo di reagire in qualunque modo, Tom attacca: "Doomed from the start..." e tutti lo seguiamo in coro.
Ebbene sì. I Kasabian ci hanno fatto Goodbye Kiss acustica così, dal nulla. Ero letteralmente di fronte a loro: a neanche un metro di distanza, ci separavano soltanto la benedetta rete e, beh, i poliziotti (AHAHAHAHA). Dopo questo momento bellissimo, la polizia ci fa allontanare (ma non prima che io sia riuscita a dire a Ian: "You should have played something too!" "Yeah, the railings... nah, I did my bit for tonight.") ed arriva una macchina che si porta via Tom.
Sta per salire, io urlo: "Tommy!" Lui si ferma, ci guarda tutti, e fa: "She loves you yeah, yeah, yeah!" e se ne va. Cucciolo.
La rete si apre, il resto dei Kasabian esce. Dove vanno? All'aftershow. WHAT
Ci tocca tornare dentro, solo per vedere Sergio che chiede che venga abbassata la musica (ebbene sì), un tizio che sente il bisogno di condividere con me la sua disapprovazione verso i capelli del suddetto Sergio, e il suddetto Sergio assalito da tutti gli aftershowisti che vogliono una foto con lui.
Al che il caro Pizzorno ha la brillante idea di correre (per quanto lui possa correre) con un paio di suoi amici verso la pista da ballo, vicino al dj. Noi corriamo con lui, e lo vediamo ballare (per quanto lui possa ballare). Inizialmente siamo un po' sconvolte, così come tutti, dato che assolutamente NESSUNO stava ballando. Ma poi lo joiniamo e facciamo le cretine con lui.
Ebbene sì. Ho ballato con Sergio Pizzorno. E mi ha anche schizzato il suo cuba libre addosso, perché non capisce che se salti con un drink in mano e sei alto due metri è normale che si versi ovunque.
Dopo qualche minuto di questa follia, Sergio ha un'altra brillante idea: salta in groppa al suo amico e corre via veloce come il vento fuori dalla sala. Di nuovo lo seguiamo e, povero, sarebbe anche riuscito a liberarsi degli aftershowisti se non si fosse fermato ad aspettare i suoi fellow bandmates (ah, tra l'altro mi sono dimenticata di dire che Gary non si ricorda di me, sigh). Così lo riassalgono i giornalisti, i fotografi, eccetera, e noi ce ne andiamo, perché sinceramente di vederlo soffrire così non ci va.

Vabbè insomma, di questa esperienza mi è rimasto il mal di collo e di polpacci e la consapevolezza che voglio bene ai Kasabian. Che i Kasabian sono delle belle persone, sì certo, un po' pazze, un po' tanto nel caso di Pizzorno, ma belle. E se sorrido (o meglio, sono ancora incredula) ripensando a tutto quello che è successo in una sera da cui non mi aspettavo quasi niente, mi viene anche una tristezza infinita al pensiero che non ho idea di quando li rivedrò.
Ma sono certa che succederà molto presto.

Keep myself riding on this train.