Sunday, 20 April 2014

Stay in, stay out

Il concerto dei Jaws del 20 marzo era al Garage, e quella sera pioveva. Per cui, ho dovuto vagare per un po' cercando il posto in questione, rifiutandomi di tirare fuori il mio ombrello sfigato, e per giunta ho dovuto sorbirmi il buttafuori che mi ha fatto un sacco di domande prima di lasciarmi entrare.

C'erano molti ragazzini (non capisco davvero il perché, ma a quanto pare ho i gusti musicali di una diciassettenne inglese), cosa che mi ha infastidita e non poco.

A parte ciò, ero davanti e quindi sono stata contenta. Ma d'altronde il posto era un buco, quindi non è stato troppo difficile. Il concerto è stato breve e mi ha ricordato molto quello dei Superfood: entrambe le band sono di Birmingham, entrambe non hanno ancora nessun album pubblicato ed entrambe non è che le conosca poi così bene.

Ma è stato comunque divertente, forse per via della poca (o forse dovrei dire ASSENTE) distanza tra pubblico e palco: più di una volta dei ragazzi sono saliti sul palco a ballare, di fianco a dei membri della band che erano a dir poco indifferenti.

Il pogo era allucinante, soprattutto durante le canzoni più famose, come Gold: non me l'aspettavo affatto, dato che i Jaws sono una band proprio sciallissima. Proprio a causa del pogo, molto spesso le ragazze in prima cadevano ai piedi del cantante, ahahah. È stato bello, però, vedere che tutti (a parte me, probabilmente) conoscevano a memoria le canzoni e le cantavano a squarciagola. Hanno anche suonato qualche canzone nuova, che non mi è dispiaciuta affatto.

Come ho già detto per altre band, come i Superfood e gli Strypes (ma, perché no, anche i Drenge) spero davvero di rivederli in futuro, magari a qualche festival. Il loro sound mi piace molto e questo concerto non mi ha affatto delusa.

Saturday, 19 April 2014

Love you like XO

Il 4 marzo sono stata per la prima volta all'O2 Arena a vedere l'unica, l'inimitabile Beyoncé.

L'avevo già vista l'estate scorsa al V Festival, ma ci tenevo a vedere un suo show vero e proprio, senza contare il fatto che nel frattempo la cara Bey ha pensato bene di pubblicare, a sorpresa, un album, quindi questa volta avrebbe anche cantato pezzi nuovi.

La cosa strana dell'O2 Arena è che da fuori sembra davvero gigante, molto di più di qualsiasi altro palazzetto in cui io sia mai stata, ma in realtà è solo perché dentro ci sono anche un sacco di ristoranti e cose simili. L'arena vera e propria non è poi così grande.

La fila, però, è stata davvero lunga: sono arrivata all'ora di apertura dei cancelli e pensavo che non avrei trovato gente in fila, o che al massimo ci sarebbe stata una fila molto corta e scorrevole. In realtà ci ho messo un'ora ad entrare, e questo perché ad ognuno di noi veniva messo un braccialetto al polso in cambio del biglietto. Mah.

Il pubblico di Beyoncé è molto variegato: c'erano ragazzine, donne adulte, coppie, famiglie... di tutto e di più. Come supporto c'era un certo Monsieur Adi, un dj che non mi è piaciuto affatto: si limitava a mettere canzoni di Rihanna o di Beyoncé stessa e si aspettava che noi ci scatenassimo. Ehm, no.

Ma finalmente è arrivato il momento del concerto vero e proprio: l'intro era uguale a quella del V, cosa che mi ha fatto capire che il concerto stesso sarebbe stato quasi uguale. Ma ho amato le nuove canzoni: Flawless, che aveva dei visuals pazzeschi, ma anche Yoncé (I SNEEZED ON THE BEAT AND THE BEAT GOT SICKA).

Blow è stata ugualmente bellissima, e per Partition B ha praticamente ricreato il video sul palco... wow. Dopo Haunted è arrivata la sorpresa, nel senso che per Drunk In Love è salito sul palco nientepopodimenoché Jay-Z. La folla è letteralmente impazzita, tutti hanno alzato i cellulari per far foto, tant'è che riuscivo a malapena a vederlo, nonostante fossi abbastanza vicina al palco. Alla fine della canzone, lui e Bey si sono abbracciati. <3

Prima di Irreplaceable Bey ha fatto una sorta di discorso introduttivo:
"Have you ever been lied to? Cheated on? Taken for granted? Well, this song is for that person who forgot that they can be replaced any minute." O qualcosa del genere. So solo che mentre lo diceva, una delle chitarriste faceva delle facce tipo thaaaat's right sistah!

Delle altre canzoni, mi è piaciuta DA MORIRE XO. La cantavano tutti, ed è stata proprio emozionante. Tornando a casa in metro, e anche tutto il giorno dopo il concerto, non facevo altro che cantarla! Poi Bey è andata verso la "zona vip" del parterre, chiedendo di chi fosse il compleanno. Inutile dire che tutti hanno alzato la mano, al che lei ha semplicemente detto: "Happy birthday, y'all!" dopo aver cantato Happy Birthday To You.

E poi, dopo aver presentato l'intera band e i ballerini, se n'è andata. 

Niente da fare, è perfetta e ancora una volta mi ha lasciata senza fiato. Bravissima.

Wednesday, 16 April 2014

I'd like to thank the Academy

Oggi parlerò di un evento importante: il 26 febbraio, infatti, sono stata per la prima volta a una premiazione. Nello specifico, ho partecipato agli NME Awards alla Brixton Academy a Londra.

Fino all'ultimo ero indecisa se andare, ma poi un'amica mi ha convinta e così ho comprato un biglietto.

Appena arrivata, ho beccato sul red carpet due band di cui non potrebbe importarmi di meno: le Sugababes e le Haim. Così ho deciso di andare a fare la fila per entrare. 

La cosa che mi ha colpito di più è che le persone (e non parlo degli artisti, ma di comuni mortali che, come me, erano alla cerimonia) erano vestite eleganti, come se dovessero andare, chessò, ai Grammy. Io ero praticamente una barbona, senza contare il fatto che ero appena uscita dall'ufficio.

Comunque.

Dopo un'attesa che è sembrata infinita, è salito sul palco un comico di cui non ricordo il nome e che non ha fatto ridere proprio nessuno. È stata una cosa tristissima. Ma dopo un po', probabilmente rendendosi conto del suo fallimento, se n'è andato e gli awards sono potuti iniziare. I primi a esibirsi sono stati i Metronomy: non mi fanno impazzire, e dopo averli visti sono certa che non pagherò mai per andarli a sentire. Hanno suonato con le Sugababes (o MKS) che gli facevano i coretti. Vabbè.

Il primo premio della serata (Best Live Band) è andato agli Arctic Monkeys: è stato surreale vedere Alex e Matt in un'occasione che non fosse un loro concerto. Penso che tutti si aspettassero chissà quale discorso da parte di Alex, dato che la settimana prima aveva fatto scalpore con la sua accettazione di un Brit Award. Ma Turner si è scusato dicendo "I used all my best shit last week". È stato carino che a consegnare il premio sia stato Jarvis Cocker, che è di Sheffield proprio come gli AM. 

(Piccola parentesi: amo profondamente i Monkeys, ma avrei tanto voluto che i Palma Violets  vincessero questo premio al loro posto. Sono pazzeschi live, molto più dei Monkeys, e se lo sarebbero meritato. Pazienza.)

Il premio per Best Solo Artist è andato a Lily Allen. Inutile dire che non sono d'accordo (lei stessa non poteva crederci, e ha ammesso che Jake Bugg o David Bowie lo avrebbero meritato molto di più), ma passiamo oltre.

I Belle and Sebastian hanno vinto un premio di cui non ricordo il nome, uno di quei premi inventati apposta per qualcuno, di solito gente o gruppi molto vecchi a cui viene riconosciuto qualche merito. Sono stati carini, hanno anche suonato (con tanto di gente presa dal pubblico a caso che si è messa a ballare sul palco e a farsi foto).

Il premio per Best Track è andato ai Disclosure, per "White Noise". Che cari.

Il premio per Best Album è stato vinto dagli Arctic Monkeys, che quindi sono tornati sul palco. Stavolta a presentare c'era John Cooper Clarke, che ha scritto "I Wanna Be Yours", ed è stato carino vedere Al e Matt sul palco con lui. Alex in particolare aveva una sorta di timore reverenziale nei suoi confronti, haha. Matt, invece, ha scherzato sull'aver sconfitto l'album di Kanye West, dicendo: "Bigger than Yeezus!".

Damon Albarn (strafigo, AHEM) ha presentato un altro di quei premi speciali, chiamato (se non sbaglio) Songwriters' Songwriter. Inutile dire che a riceverlo è stato Paul McCartney. È stato un momento emozionante, preceduto da un video in cui alcuni artisti (tra cui Sergio!) dicevano la loro su quanto fosse grande e bravo Paul. E poi, finalmente, Paul è salito sul palco, e l'intero teatro si è alzato in piedi per lui. Ha fatto un bel discorso, concluso con quella che io trovo una frase bellissima: "The great thing about song writing is we don't know how we do it, so you can't talk about it. Thank you!".

Dopodiché, Huw Stephens (il presentatore della serata... scusate, ho dimenticato di scriverlo prima) ha introdotto gli Horrors, che hanno suonato la loro ultima canzone, "I See You". Non male. È incredibile che, dopo tutti questi anni, ancora devo vedermi un loro concerto. Ma mi rifarò.

Il premio successivo, quello che aspettavo con più ansia, è stato quello per Best New Band. C'erano molte band valide nominate, ma per fortuna hanno vinto i miei preferiti: i DRENGE! Sono stata felicissima per loro. Rory si è scusato perché Kate Moss non era disponibile per ritirare il loro premio, haha. 

In seguito sono saliti sul palco due tizi conosciuti, che non mi aspettavo di vedere: Pete e Arni dei Vaccines. Cuccioli! Il bello è che Huw li ha presentati come Justin e Freddie AHAHAHAAHAHA anyway. Hanno presentato Best Festival, vinto ovviamente da Glastonbury. Il fondatore del festival si è presentato in calzoncini. Va bene.

Poi mi sono potuta rifare gli occhi di nuovo perché Damon Albarn è tornato sul palco a ritirare un altro di quei premi speciali, introdotto da un video su tutti i suoi progetti (la metà dei quali non conoscevo...). Subito dopo, i Drenge sono saliti sul palco per suonare "Bloodsports". È stato bellissimo, perché ho avuto l'impressione che questo sia stato l'unico momento davvero, puramente musicale (e intendo di VERA musica) di tutta la serata. Niente smancerie, niente cose inutili, solo tanto casino. Grandi.

Jerry Hall (stupenda) ha poi presentato Best International Band, premio vinto dalle Haim. Se questa non è una prova del fatto che questi premi siano già decisi da NME, non so cosa possa esserlo. Sono rimasta veramente molto delusa.

Johnny Marr, il mio vecchio amico visto pochi giorni prima all'Albert Hall con Buggo, ha presentato il premio per Best British Band. Inutile dire che hanno vinto (di nuovo) gli Arctic Monkeys. Le parole di Johnny mi sono piaciute molto: "Every so often, a great band come along and they reflect and shape the times." Matt e Alex hanno detto le solite stronzate che mi hanno fatto ridere a voce alta.

Per concludere, Lily Allen (BLEAH) ha presentato i Blondie, i Godlike Geniuses dell'anno. Sono contenta di averli visti, ma non voglio rivederli mai più. Sinceramente, sono proprio uno di quei gruppi vecchi che, secondo me, per quanto possano essere stati bravi in passato, ormai non hanno proprio più nulla da offrire.

Uscendo dall'Academy ho incrociato Chloe Howl (AHAHAHAHA), il bassista dei TDCC (wtf), e in metro ero con i Circa Waves. Che strano.

Tuesday, 15 April 2014

Say To Me

Il 25 febbraio sono stata all'Old Blue Last a vedere le PINS.

Come avrete già intuito, dato che scrivo ogni volta la stessa cosa, era da tanto che volevo andare ad un loro concerto, e finalmente ne ho avuto la possibilità, per di più aggratis.

Ho trascinato una mia amica con me e, nonostante non abbia beccato la prima fila, il gruppo spalla facesse schifo e non sia riuscita a fare neanche una foto decente, il concerto è stato bello. Breve, sì, ma intenso. Le ragazze hanno una carica pazzesca e sono bravissime live. Se non ricordo male (è passato più di un mese) hanno anche fatto una canzone nuova, House of Love

E, soprattutto, hanno suonato una canzone che non mi aspettavo affatto: Say To Me. Questa è la prima cosa che ho sentito di loro, un giorno, per caso, su una qualche playlist di Spotify. Appena ho ascoltato questa canzone ho capito che le PINS erano grandiose e mi sono innamorata della loro musica. E poi sono di Manchestah <3

Vado a tanti concerti e mi piacciono più o meno tutti, per un motivo o per un altro. Ma quello delle PINS mi ha ispirata: forse perché sono super badass, forse perché sono ragazze, forse perché sono ragazze super badass e per di più suonano in una band; so solo che, uscita da quel pub di East London con la mia amica, tutto quello a cui riuscivo a pensare era che avrei tanto voluto formare una girl band, o magari diventare una delle PINS.

GIRLS LIKE US

Tuesday, 8 April 2014

Messed up kids

Jake Bugg.
Un diciottenne, un po' Bob Dylan, un po' Miles Kane.
Pubblico in delirio, assurdo.
Se ne va, e io me ne sono già innamorata.

Questo era quello che scrivevo l'8 ottobre 2012, tre giorni dopo aver visto, per sbaglio, un ragazzo di Nottingham suonare e incantare Firenze. 

Avevo sentito parlare di Buggo nell'agosto di quello stesso anno, al Leeds festival. C'erano suoi poster ovunque, ma io e la mia amica avevamo deciso di ignorarlo. Errore madornale di cui ci siamo rese conto quando ce lo siamo ritrovate di supporto a Noel Gallagher 2 mesi dopo.

Erano quasi 2 anni, quindi, che volevo rivederlo. Volevo rivederlo ad un SUO concerto, con un set lungo e due album alle spalle. Quel ragazzo ormai è cresciuto.

Come potrete immaginare, il concerto era già ampiamente sold out (Jake suonava alla Royal Albert Hall, una delle venue più prestigiose di Londra) ma anche stavolta sono riuscita a trovare un biglietto. Era in balconata, ma meglio di niente.

Il concerto è iniziato molto presto, alle 19 (o forse 19.30). Non c'erano gruppi spalla: ad un certo punto si sono abbassate le luci e Jake è salito sul palco indossando uno smoking e imbracciando la sua chitarra acustica. Era solo sul palco, si è seduto e ha iniziato a suonare. La prima canzone è stata Fire, che è l'ultima del suo primo album. Una scelta interessante. A seguire, una serie di altre canzoni acustiche, l'ultima delle quali è stata A Song About Love. Molto bella. Dopodiché, Jake si è alzato e se n'è andato. A questo punto c'è stato un intervallo. Non avevo mai assistito a una cosa del genere, strano. Strano, ma soprattutto bello, anzi, magico, direi. Nel teatro c'era un'atmosfera elettrica, un silenzio che non mi sarei mai aspettata: eravamo tutti intenti ad ascoltare Jake e le sue bellissime canzoni.

Finalmente è arrivato il momento del concerto con il resto della band (non che la prima parte avesse lasciato a desiderare, anzi!): a questo punto Jake si è messo più comodo, in jeans e maglietta, e soprattutto ha preso in mano la chitarra elettrica.

La prima canzone di questo set è stata There's A Beast And We All Feed It: se devo essere sincera, all'inizio ero scettica sul secondo album di Bugg, ma soprattutto dopo aver sentito le nuove canzoni live devo dire che è davvero un album meraviglioso; non so come faccia, ma questo ragazzo riesce a creare dei veri e propri capolavori, sia a livello musicale che testuale.

Potrei fare un elenco di tutte le canzoni che ha suonato e dire quanto ognuna di esse sia stata eseguita alla perfezione, ma non lo farò. Perché come se non fosse abbastanza, Jake ha deciso di chiamare sul palco con sé altri due musicisti bravi tanto quanto lui: il primo è stato Michael Kiwanuka. Avevo sentito molto parlare di lui ma non mi ero mai presa il tempo di ascoltarlo; errore. Errore gravissimo. La voce di Michael Kiwanuka è una delle più belle che io abbia mai sentito: è una voce calda, morbida, come un abbraccio. Jake e Michael hanno suonato due canzoni (di Michael) insieme: Worry Walks Beside Me e Tell Me A Tale. Sono due canzoni di una bellezza sconvolgente, soprattutto la prima. Giuro che stavo per mettermi a piangere, mi hanno incantata.
Dopo questa parentesi con Kiwanuka, Jake è tornato alle sue canzoni, alcune nuove e altre vecchie, per poi chiamare sul palco un altro grandissimo artista: Johnny Marr. Con Johnny ha fatto altre due canzoni, stavolta scelte tra le sue: Kingpin e Slumville Sunrise. Johnny si è limitato a suonare la chitarra (Michael aveva anche cantato). Questa è stata la "finta" fine del concerto, dopo la quale Jake è tornato sul palco un'ultima volta.

Le ultime due canzoni sono state Broken (accompagnata da un coro di voci angeliche) e Lighting Bolt, una delle prime canzoni di Jake: durante quest'ultima ogni singola persona del pubblico si è alzata in piedi, cantando e ballando. E' stato un bellissimo momento.

Ma in realtà tutto il concerto è stato un grande, grandissimo momento di condivisione e di buona musica. So che tutto questo suona estremamente cheesy, ma è così. Era da tempo che non vedevo un musicista così preso dall'esibizione, così perso nella musica. Ed è sempre bello vedere musicisti diversi collaborare per creare un momento indimenticabile. 

Grazie, Jake. Alla prossima.