Tuesday, 8 April 2014

Messed up kids

Jake Bugg.
Un diciottenne, un po' Bob Dylan, un po' Miles Kane.
Pubblico in delirio, assurdo.
Se ne va, e io me ne sono già innamorata.

Questo era quello che scrivevo l'8 ottobre 2012, tre giorni dopo aver visto, per sbaglio, un ragazzo di Nottingham suonare e incantare Firenze. 

Avevo sentito parlare di Buggo nell'agosto di quello stesso anno, al Leeds festival. C'erano suoi poster ovunque, ma io e la mia amica avevamo deciso di ignorarlo. Errore madornale di cui ci siamo rese conto quando ce lo siamo ritrovate di supporto a Noel Gallagher 2 mesi dopo.

Erano quasi 2 anni, quindi, che volevo rivederlo. Volevo rivederlo ad un SUO concerto, con un set lungo e due album alle spalle. Quel ragazzo ormai è cresciuto.

Come potrete immaginare, il concerto era già ampiamente sold out (Jake suonava alla Royal Albert Hall, una delle venue più prestigiose di Londra) ma anche stavolta sono riuscita a trovare un biglietto. Era in balconata, ma meglio di niente.

Il concerto è iniziato molto presto, alle 19 (o forse 19.30). Non c'erano gruppi spalla: ad un certo punto si sono abbassate le luci e Jake è salito sul palco indossando uno smoking e imbracciando la sua chitarra acustica. Era solo sul palco, si è seduto e ha iniziato a suonare. La prima canzone è stata Fire, che è l'ultima del suo primo album. Una scelta interessante. A seguire, una serie di altre canzoni acustiche, l'ultima delle quali è stata A Song About Love. Molto bella. Dopodiché, Jake si è alzato e se n'è andato. A questo punto c'è stato un intervallo. Non avevo mai assistito a una cosa del genere, strano. Strano, ma soprattutto bello, anzi, magico, direi. Nel teatro c'era un'atmosfera elettrica, un silenzio che non mi sarei mai aspettata: eravamo tutti intenti ad ascoltare Jake e le sue bellissime canzoni.

Finalmente è arrivato il momento del concerto con il resto della band (non che la prima parte avesse lasciato a desiderare, anzi!): a questo punto Jake si è messo più comodo, in jeans e maglietta, e soprattutto ha preso in mano la chitarra elettrica.

La prima canzone di questo set è stata There's A Beast And We All Feed It: se devo essere sincera, all'inizio ero scettica sul secondo album di Bugg, ma soprattutto dopo aver sentito le nuove canzoni live devo dire che è davvero un album meraviglioso; non so come faccia, ma questo ragazzo riesce a creare dei veri e propri capolavori, sia a livello musicale che testuale.

Potrei fare un elenco di tutte le canzoni che ha suonato e dire quanto ognuna di esse sia stata eseguita alla perfezione, ma non lo farò. Perché come se non fosse abbastanza, Jake ha deciso di chiamare sul palco con sé altri due musicisti bravi tanto quanto lui: il primo è stato Michael Kiwanuka. Avevo sentito molto parlare di lui ma non mi ero mai presa il tempo di ascoltarlo; errore. Errore gravissimo. La voce di Michael Kiwanuka è una delle più belle che io abbia mai sentito: è una voce calda, morbida, come un abbraccio. Jake e Michael hanno suonato due canzoni (di Michael) insieme: Worry Walks Beside Me e Tell Me A Tale. Sono due canzoni di una bellezza sconvolgente, soprattutto la prima. Giuro che stavo per mettermi a piangere, mi hanno incantata.
Dopo questa parentesi con Kiwanuka, Jake è tornato alle sue canzoni, alcune nuove e altre vecchie, per poi chiamare sul palco un altro grandissimo artista: Johnny Marr. Con Johnny ha fatto altre due canzoni, stavolta scelte tra le sue: Kingpin e Slumville Sunrise. Johnny si è limitato a suonare la chitarra (Michael aveva anche cantato). Questa è stata la "finta" fine del concerto, dopo la quale Jake è tornato sul palco un'ultima volta.

Le ultime due canzoni sono state Broken (accompagnata da un coro di voci angeliche) e Lighting Bolt, una delle prime canzoni di Jake: durante quest'ultima ogni singola persona del pubblico si è alzata in piedi, cantando e ballando. E' stato un bellissimo momento.

Ma in realtà tutto il concerto è stato un grande, grandissimo momento di condivisione e di buona musica. So che tutto questo suona estremamente cheesy, ma è così. Era da tempo che non vedevo un musicista così preso dall'esibizione, così perso nella musica. Ed è sempre bello vedere musicisti diversi collaborare per creare un momento indimenticabile. 

Grazie, Jake. Alla prossima.


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