Non penso di aver mai parlato di quanto sono legata ai Kasabian.
Non su questo blog, almeno.
Direi che è arrivato il momento di farlo.
Ieri sera li ho visti per la quinta volta e, come al solito, sono stati meravigliosi.
Aspettavo questo momento dall'ultima volta che li avevo visti, ovvero agosto scorso, e mi ero quasi rassegnata all'idea di non vederli affatto quest'anno.
Fortunatamente, non è stato così: concerto gratis in Duomo. Perfetto, se non fosse che io il giorno dopo ho avuto un esame. Vi lascio immaginare in che stato fossi ieri mattina.
Ma torniamo alle cose importanti. Concerto.
Un concerto che, grazie a Bacardi, mi sono goduta dall'area VIP (e quindi davanti) senza dover fare la fila.
Tutto è iniziato nella norma: musica d'apertura di Morricone, i ragazzi entrano, Days are Forgotten. Ma, verso la fine della canzone, notiamo che la faccia di Tom è strana: indica qualcosa davanti a sé. Finita la canzone, ci dice di fare un passo indietro e se ne va. Sergio ci dice: "Cinque minuti.".
Non vi dico le nostre facce. Cos'è successo? Alla fine scopriamo che la transenna davanti si è rotta nel mezzo e devono ripararla, altrimenti non si può continuare.
Mi sono sentita morire, già immaginavo che i Kasabian non sarebbero più tornati sul palco.
E invece, per fortuna, dopo qualche minuto tutto si è risolto e sono tornati.
Mi chiedevo come avrebbero fatto a riprendere il concerto: in fondo Days are Forgotten è la prima canzone anche perché è movimentata, perché serve a "svegliare" il pubblico e a farlo entrare nel mood giusto per il resto del concerto, ma se dopo il concerto si interrompe, come si recupera quell'atmosfera?
I Kasabian decidono di procedere semplicemente con la scaletta: arriva Shoot the Runner, e riescono perfettamente a coinvolgere di nuovo tutti.
La suddetta scaletta è stata piuttosto prevedibile (non che mi stia lamentando, eh: avrebbero anche potuto suonare solo Underdog per 18 volte e sarei stata comunque felice), le uniche canzoni che non mi aspettavo di sentire sono state Man of Simple Pleasures, I.D. e Empire.
La prima di queste, in particolare, più la ascolto e più mi sembra essere una perfetta definizione di cosa e chi sono i Kasabian:
You won't take me for a ride, I'm far too fast for you to keep up with me. You won't take me for a ride, never catch the man that need no money. I'm not gonna be standing in the line, waiting for you just to pick me out.Club Foot è stata il delirio come al solito, anche se non lo sarà mai più (credo) come lo è stata a Leeds l'anno scorso.
Goodbye Kiss l'hanno un po' cambiata all'inizio, o meglio, questa volta Tim, o come mi piace chiamarlo, il "nuovo Jay", ha fatto un intro quasi un po' country, che non saprei descrivere, ma che mi è molto piaciuta. Anzi, proprio a proposito di Tim vorrei dire che è davvero bravissimo e che sì, ovviamente mi è mancato Jay, ma non così tanto da rimpiangerlo. Sono certa che Tim farà un ottimo lavoro con i ragazzi.
Una cosa che mi è particolarmente piaciuta di questo concerto è stata il "contatto" con i membri della band. Diciamo che nel lato dove mi trovavo io eravamo tutte fan dei Kasabian, e loro se ne sono accorti, dato che ci scatenavamo anche quando il resto della folla non reagiva più di tanto. Ad esempio, durante una canzone (credo fosse MOSP ma non ne sono sicura) io ero l'unica nella mia zona a muovermi, muovendo un braccio. Sergio si è girato un attimo, mi ha vista, si è avvicinato nella mia direzione e ha iniziato anche lui a fare quello stesso gesto, al mio stesso ritmo. So che ai concerti si ha sempre l'impressione che gli artisti ci stiano guardando, ma in questo caso ne sono assolutamente certa e mi ha fatto piacere.
Una cosa simile è successa con Tom, ma stavolta è stata una cosa più generale, nel senso che anche lui ci ha "individuate" come fan e quindi per un po' era rivolto verso di noi. E' stata una cosa molto carina, secondo me.
Lo stesso è successo durante Fire: ad un certo punto, ai concerti dei Kasabian, c'è questa "tradizione" per cui ci si mette giù e poi ad un certo punto si salta tutti insieme. Appena è arrivato il momento, Sergio ci ha fatto cenno, ma senza dire niente, quasi per intendere che comunque sapevamo già cosa fare. <3
Altri highlight? Bè, Praise You prima di L.S.F. e Sergio che si "ferma" con noi a fare LAAALALAAALALALALALALALAAA (ah, e Tom che fa "She loves you")
Finito il concerto, il mio pass VIP prevedeva che sarei dovuta andare ad un certo "aftershow". Io e un'altra ragazza, Fabrizia, decidiamo di provare ad andare, giusto per vedere se ci sarebbero stati i Kasabian. In caso contrario, saremmo tornate a cercarli vicino ai camerini. Detto, fatto: nessuna ombra dei Kasabian all'aftershow. Così torniamo indietro e, dopo un po', esce Sergio. Si fa mille foto (due con me, dato che la prima era venuta male - e in realtà pure la seconda, ma vabbè) e anzi, prima di uscire, aveva pure cercato di scavalcare la rete che ci divideva - per poi rendersi conto che se l'avesse fatto si sarebbe ammazzato.
Insomma, un pasticcino come sempre. Torna dentro il gazebo, così noi lo "seguiamo" da fuori della famosa rete. A questo punto riusciamo a vedere anche gli altri, che se la ridono, mangiano e bevono. Dopo qualche minuto, Tom ci vede, così viene da noi, e subito dopo Sergio esce di nuovo dal gazebo con, nientepopodimenoché, la sua chitarra acustica.
Prima che chiunque abbia il tempo di reagire in qualunque modo, Tom attacca: "Doomed from the start..." e tutti lo seguiamo in coro.
Ebbene sì. I Kasabian ci hanno fatto Goodbye Kiss acustica così, dal nulla. Ero letteralmente di fronte a loro: a neanche un metro di distanza, ci separavano soltanto la benedetta rete e, beh, i poliziotti (AHAHAHAHA). Dopo questo momento bellissimo, la polizia ci fa allontanare (ma non prima che io sia riuscita a dire a Ian: "You should have played something too!" "Yeah, the railings... nah, I did my bit for tonight.") ed arriva una macchina che si porta via Tom.
Sta per salire, io urlo: "Tommy!" Lui si ferma, ci guarda tutti, e fa: "She loves you yeah, yeah, yeah!" e se ne va. Cucciolo.
La rete si apre, il resto dei Kasabian esce. Dove vanno? All'aftershow. WHAT
Ci tocca tornare dentro, solo per vedere Sergio che chiede che venga abbassata la musica (ebbene sì), un tizio che sente il bisogno di condividere con me la sua disapprovazione verso i capelli del suddetto Sergio, e il suddetto Sergio assalito da tutti gli aftershowisti che vogliono una foto con lui.
Al che il caro Pizzorno ha la brillante idea di correre (per quanto lui possa correre) con un paio di suoi amici verso la pista da ballo, vicino al dj. Noi corriamo con lui, e lo vediamo ballare (per quanto lui possa ballare). Inizialmente siamo un po' sconvolte, così come tutti, dato che assolutamente NESSUNO stava ballando. Ma poi lo joiniamo e facciamo le cretine con lui.
Ebbene sì. Ho ballato con Sergio Pizzorno. E mi ha anche schizzato il suo cuba libre addosso, perché non capisce che se salti con un drink in mano e sei alto due metri è normale che si versi ovunque.
Dopo qualche minuto di questa follia, Sergio ha un'altra brillante idea: salta in groppa al suo amico e corre via veloce come il vento fuori dalla sala. Di nuovo lo seguiamo e, povero, sarebbe anche riuscito a liberarsi degli aftershowisti se non si fosse fermato ad aspettare i suoi fellow bandmates (ah, tra l'altro mi sono dimenticata di dire che Gary non si ricorda di me, sigh). Così lo riassalgono i giornalisti, i fotografi, eccetera, e noi ce ne andiamo, perché sinceramente di vederlo soffrire così non ci va.
Vabbè insomma, di questa esperienza mi è rimasto il mal di collo e di polpacci e la consapevolezza che voglio bene ai Kasabian. Che i Kasabian sono delle belle persone, sì certo, un po' pazze, un po' tanto nel caso di Pizzorno, ma belle. E se sorrido (o meglio, sono ancora incredula) ripensando a tutto quello che è successo in una sera da cui non mi aspettavo quasi niente, mi viene anche una tristezza infinita al pensiero che non ho idea di quando li rivedrò.
Ma sono certa che succederà molto presto.
Keep myself riding on this train.
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