Tuesday, 4 December 2012

Aww, yeah

L'universo è contro di me.
37 e mezzo il giorno prima di partire, sciopero dei mezzi il giorno stesso, freddo assurdo, biglietti che non arrivano mai, derby.
E nonostante questo è andato tutto alla grande.

E' il terzo concerto, quest'anno, a cui vado quasi più per il gruppo spalla che per il gruppo "principale". Questi gruppi spalla... prima o poi saranno la mia morte.

Il gruppo spalla in questione sono i Maccabees.
Ho cominciato seriamente ad ascoltarli quest'anno, e non avrei mai pensato che sarebbero diventati così importanti per me. Ma non è così per tutte le nostre band preferite?
Bè, il mio amore per Given To The Wild è incommensurabile. Quell'album è perfetto.
E loro sono perfetti.
Orlando che, timidamente, ci dice "Hello", Felix che non si calma un attimo e ci assicura che "we're gonna have a good time", Hugo che è un pazzo e basta...
A Leeds quest'estate mi avevano ipnotizzata e mi avevano fatta piangere, mentre a Torino oltre a ricordarmi quanto sono bravi hanno suonato la mia canzone preferita: Young Lions.
Questo mi ha resa veramente felice. Amo i Maccabees e già non vedo l'ora di rivederli, e non vedo l'ora che diventino una grande band riconosciuta da tutti, perché questo è quello che meritano.

I Black Keys, bè, loro una grande band già lo sono, e questo titolo se lo sono sudato. I Black Keys sono, a mio parere, una delle ultime vere rock and roll band, insieme ai Foo Fighters.
Quando ascolti la loro musica ti vengono i brividi, senti il ritmo che ti entra nelle vene e ti fa scatenare.
Io sono cresciuta con i dischi che ascoltava mia madre: soprattutto blues. E ogni volta che ascolto i Black Keys vengo trasportata dentro quei vecchi dischi impolverati.
Ho appena scritto che amo i Maccabees, ed è vero. I Maccabees mi fanno venire i brividi, mi emozionano, mi fanno piangere, ma non potrò mai definirli una band rock, perché semplicemente non lo sono.
Con i Black Keys, è come tornare alle origini: ci sono due persone, una suona la chitarra e una suona la batteria, e c'è quella voce divina di Dan che canta. I Black Keys servono a ricordare cos'è la vera musica, quella senza fronzoli, senza computer, ma che viene dall'anima.
E' questo che fa di loro una grande band.

La setlist è stata perfetta: hanno iniziato con Howlin' For You e già lì ero morta, ma la seconda mi ha dato il colpo di grazia: Next Girl. Come fai a sopravvivere ad un concerto che già inizia così?
Ogni tanto hanno anche fatto delle canzoni vecchie, che Dan ha introdotto dicendo: "This one's an oldie but a goodie." Per esempio Same Old Thing l'ho amata profondamente.
Il secondo gruppo di canzoni l'hanno suonato Dan e Patrick da soli, e infatti anche qui Dan è intervenuto dicendo: "We're gonna play a few songs, just the two of us."
Pat non ha detto una parola, nonostante per ben due volte Dan l'abbia presentato come "Patrick on the drumkit!".
E poi, oddio, gli assoli di chitarra di Dan. Non dico altro.
Una meravigliosa è stata Little Black Submarine, però io sono di parte perché già di norma adoro quella canzone. Ogni volta che la ascolto sto male, e live è pazzesca. Messa lì in mezzo alla setlist, poi...

Le due canzoni che hanno fatto veramente ballare e scatenare TUTTI sono state (ovviamente) Gold On The Ceiling e Lonely Boy. Il palazzetto tremava, letteralmente. Incredibile!

Per l'encore hanno fatto Everlasting Light, con effetti bellissimi creati da una palla da discoteca. L'ultima ultimissima è stata invece quella che veramente mi fa impazzire: I Got Mine. Cioè, ma come ve la spiego I Got Mine?? Sentitevela. E basta. I Got Mine è musica allo stato puro. E' assurda. Basta.

E di nuovo, lo so, lo so, LO SO che scrivo sempre gli stessi aggettivi per tutte le canzoni, ma vi assicuro che i Black Keys sono talmente bravi che con ogni fottuta canzone, anche quelle che non conoscete, sono in grado di coinvolgervi e di farvi venir voglia di strapparvi i capelli.

Concerto dell'anno. 
L'ho detto.

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