Sunday, 17 March 2013

"I tuoi occhi brillano come la luna, ma le tue mani sono troppo pelose"

Avevo già visto i Mumford & Sons l'estate scorsa ad Ancona, e li avevo amati.
Ero rimasta delusa perché non li avevo "incontrati" per bene dopo il concerto, ma mi ero comunque emozionata tantissimo.
E' per questo che appena hanno annunciato le date italiane di marzo, sebbene fossi un po' delusa dalla scelta dell'Alcatraz come venue, ho deciso di rivederli e rivivere quelle emozioni.
Ho fatto benissimo.

Andiamo con ordine: c'erano due gruppi spalla, Jesse Quin e le Deap Vally.
Il primo mi è piaciuto molto, è un amico dei Mumford e si vede, dato che fa musica molto simile a loro. E non si è limitato a questo: ad un certo punto, dopo un paio di canzoni, ha detto: "For the next song a friend of mine is going to play with me, is that okay for you? He's called Marcus Mumford." Ed ecco che Marcus sale sul palco e prende una chitarra. Assurdo.
Hanno fatto una canzone, dopodiché sono saliti sul palco anche Ted, Winston (bellissimo) e il loro violinista di cui non conosco il nome.
E' stato stupendo! 
Già ad Ancona i Mumford erano stati di fianco al palco durante il gruppo di supporto, cosa che non tutti i gruppi fanno, ma a Milano hanno addirittura suonato con Jesse!
E non è finita qui.
Il secondo gruppo spalla, come ho già scritto, erano le Deap Vally: due ragazze americane poco vestite. A parte gli scherzi, io le ho trovate musicalmente brave: suonano come suonerebbero i Black Keys se il frontman fosse Lady Gaga. L'unica pecca è che, secondo me, c'entravano poco e niente con i Mumford e la loro musica. Sarebbero state più adatte ad aprire per qualche altro gruppo. Per l'ultima canzone, anche loro hanno chiamato un "amico", in questo caso Ted, che ha suonato il contrabbasso (che, ripeto, secondo me non c'entrava niente, però ok).

Ma veniamo ai Mumford.
Hanno cominciato con l'unica canzone con cui potevano cominciare: Babel.
Babel, Babel... meravigliosa e commovente. Decisamente la mia preferita del nuovo album.
"We're Mumford & Sons. It's great to be back, Milan."
La seconda è la mia seconda preferita: I Will Wait. E anche qui ero quasi in lacrime. Esecuzione perfetta, pubblico impazzito.
Penso che la caratteristica principale dei Mumford sia la loro capacità di farti venire i brividi. Non solo attraverso la musica: è ovviamente bellissimo, ad esempio, ascoltarli ad occhi chiusi; ma è ancora più bello averceli davanti che si emozionano insieme a te mentre suonano. Suonano con passione, quasi come se dovessero morire domani (e da questo punto di vista mi ricordano molto gli Arcade Fire).
White Blank Page, un salto nel passato e soprattutto, credo, una delle prime canzoni dei Mumford che ho sentito (grazie a Grey's Anatomy, as usual). Arrabbiata, triste, intensa.

But I'll still believe though there's cracks you'll see, when I'm on my knees I'll still believe. And when I've hit the ground, neither lost nor found, if you'll believe in me I'll still believe.
Ben ha espresso il suo stupore di fronte alla tantissima gente al concerto, dato che era solo la seconda volta che venivano a Milano.
Amo Ben. E' il più pazzo sul palco: si muove/salta/balla tantissimo mentre suona, e a volte smette proprio di suonare pur di farlo. Sorride sempre ed è una cosa che adoro. Si vede che ama ciò che fa, ed è giusto così.
Marcus ha poi introdotto Timshel dicendo "questa è una canzone molto piana" e mi ha fatto ridere, perché ad Ancona aveva chiesto come tradurre "quiet", e così aveva detto "piana" anche lì per indicare, credo, sempre Timshel. Adorabile.
Poi vabbè, Little Lion Man, che ovviamente tutti conoscevano a memoria.
Ecco, una cosa bella dei concerti dei Mumford sono le persone che cantano. E' vero che, in generale, il pubblico italiano si fa sempre riconoscere per quanto canta, ma dai Mumford sembra proprio di essere a qualche rito assurdo in cui tutti i presenti devono cantare insieme. Fa molto "chiesa", è vero, però è una cosa molto bella, e lo si nota anche dalle facce dei Mumford.
Anche Lover of the Light potentissima, con Marcus alla batteria. Idem Hopeless Wanderer.
E poi Awake My Soul, riconosciuta immediatamente.

Immancabile Winston: "Vogliamo ballare con voi". Cucciolo. E balla. E Marcus: "Are you tired? are you a little bit tired? Okay."
Dust Bowl Dance è stata l'ultima prima dell'encore e hanno fatto un casino assurdo. Di solito quella canzone non mi piace, e invece è proprio perfetta come "finta ultima". Marcus ha anche buttato per aria un po' di cose sul palco.
Durante la pausa ho tirato fuori il cellulare per vedere che ora era e dopo un po' sento gente urlare. Mi giro verso destra e vedo i Mumford passare a pochi metri da me, andando verso una specie di balconcino che c'è all'Alcatraz alla destra del palco.
Infarti, un po' come quando prima i Mumford avevano suonato con le band di supporto. Amo queste cose inaspettate ai concerti!
La gente è letteralmente impazzita, e Marcus chiede: "Una questione. Can you hear us at the back?" Risposta affermativa. Ma la gente continuava ad urlare, così tutti e quattro hanno cominciato a farci il gesto del fare silenzio. Carinissimi. Una volta ottenuto il silenzio, Marcus aveva una chitarra, così hanno attaccato a cantare Sister. Assurda. Mi hanno lasciata a bocca aperta e con le lacrime agli occhi.
Tornano sul palco, Marcus: "Va bene?". 
Winter Winds.
"You're one of the best crowds we've ever played to. We fucking love your country."
Poi ha attaccato a parlare di Jesse Quin, un suo caro amico, chiamandolo ASSHOLE, chiedendoci come si dice in italiano e poi ripetendo: "STRONZO!" haha. Ha ringraziato anche le Deap Vally, e poi è partita l'ultima mancante: The Cave, cantata da tutti i presenti.
Devo ammettere che mi è dispiaciuto non avere Sigh No More e Lover's Eyes, ma a parte ciò questo è stato davvero uno dei concerti migliori a cui io sia mai stata. Emozionante e bellissimo.
Non vedo mai la gente così felice come la vedo felice dai Mumford & Sons, e con "gente" intendo anche la band. Si vede che amano l'Italia, si vede che amano noi, si vede che amano il loro lavoro. Ed è una cosa meravigliosa.

PS: Luci by Ed Warren, che non ha potuto darmi la setlist ma è stato comunque molto gentile. Ottimo lavoro come sempre, bravo.

 


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